Canapa, per la Corte di giustizia Ue il cannabidiolo non è stupefacente

Canapa, per la Corte di giustizia Ue il cannabidiolo non è stupefacente
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La valorizzazione delle infiorescenze di canapa industriale è strategica per le imprese agricole in termini di diversificazione del reddito e di bioeconomia: nei fiori di canapa, infatti, sono presenti elementi non stupefacenti, quali cannabinoidi e terpeni, di notevole rilevanza per i nuovi mercati della bioeconomia, quali le produzioni alimentari, la nutraceutica e la biocosmetica, senza contare le implicazioni legate alle altre filiere della canapa, come la bioedilizia, le bioplastiche e il biotessile. Lo sottolinea il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, esprimendo soddisfazione per la sentenza della Corte di Giustizia della Ue, la quale ha stabilito che uno Stato Membro non può vietare la commercializzazione del cannabidiolo (Cbd), molecola appartenente alla famiglia dei cannabinoidi, nel mercato comunitario.

«La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – commenta Sergio Martines, Ceo Canapar Corp.chiarisce che il cannabidiolo non è uno stupefacente, qualora estratto dalla pianta di canapa nella sua interezza. Questa pronuncia apre la porta all’affermazione del mercato europeo dell’industria del cannabidiolo e mette Canapar, la società più grande in Europa nella trasformazione della canapa, nelle condizioni di dominare il business mondiale del cannabidiolo. Questo vantaggio non apparterrà solo a Canapar ma anche a tutte le aziende agricole che, negli ultimi due anni, hanno creduto in noi e hanno lavorato con noi». 

«Questa decisione – continua il Ceo di Canapar – avvantaggerà tutto il comparto che da tempo è limitato da pregiudizi e da interpretazioni restrittive, non orientate alla crescita economica. Inoltre, l’apertura della Corte consentirà di sviluppare prodotti di sempre maggiore qualità, frutto della ricerca e dello sviluppo che riteniamo parte imprescindibile del progetto e di cui ringraziamo tutti i nostri partner accademici».

Necessario tavolo di filiera interministeriale

Appena qualche settimana fa, il Cbd era stato salvato in extremis dalla iscrizione dal parte del ministero della salute nell’elenco delle sostanze stupefacenti.

Ora, alla luce di questa importante sentenza – secondo Agrinsieme – diventa ancora più urgente convocare e prima ancora istituire il Tavolo di filiera interministeriale, coinvolgendo i ministeri della Salute, dell’Agricoltura, dell’Interno, della Giustizia e dello Sviluppo Economico e tutti gli attori del comparto, così da andare a completare il quadro normativo della canapicoltura, comparto che negli ultimi anni ha fatto registrare un aumento importante delle superfici coltivate e i cui margini di crescita sono molto più ampi.

Sono infatti numerosi i nodi da sciogliere a cominciare dalla revisione della Legge 242/2016 in cui occorrerà esplicitare la valorizzazione di tutte le parti della pianta (e dunque anche delle infiorescenze), inserendo un esplicito riferimento alle coltivazioni in ambienti protetti oltre che in pieno campo, legittimando i produttori agricoli alla prima trasformazione dei prodotti di canapa e dando nuovo impulso alla ricerca. In un’ottica di più ampio respiro, aggiunge Agrinsieme, servirà poi dare maggiori certezze agli operatori della filiera in termini di controlli e di qualità, prevedendo appositi sistemi di tracciabilità”

Cannabis terapeutica, in Sicilia al via la formazione dei medici

Nel frattempo la Sicilia fa un altro passo avanti nell’ambito delle terapia a base di cannabis. Prenderà il via il prossimo 3 dicembre, infatti, il corso online “Uso terapeutico, prescrizione ed erogazione dei preparati a base di cannabinoidi”, promosso dall’assessorato regionale della Salute e realizzato dal Cepfas con l’obiettivo di formare i “prescrittori”, così come stabilito dal tavolo tecnico istituito nel giugno del 2018 con un decreto dell’assessore regionale alla Salute.

Il corso è rivolto a tutto il personale delle Aziende sanitarie siciliane così da sensibilizzare e informare sulle modalità prescrittive dei cannabinoidi e sulle relative proprietà terapeutiche. Va detto, infatti, che l’esperienza clinica non ha del tutto risolto i dubbi sulla natura quali-quantitativa di tali prodotti sulla cui efficacia la comunità scientifica discute ancora, in quanto le evidenze finora disponibili non supportano adeguatamente un favorevole rapporto rischio/beneficio.

Ad oggi l’utilizzo dei derivati della cannabis è autorizzato per il trattamento del dolore cronico (oncologico, neuropatico o associato a spasmi muscolari in patologie neurologiche), per il controllo di nausea e vomito da chemioterapici, per la cachessia e l’anoressia causate da tumori o Hiv. Sono inoltre adoperati  per il controllo dei movimenti muscolari involontari in alcune patologie neurologiche e per la riduzione della pressione endooculare nel glaucoma. Si tratta infatti di  prodotti fitoterapici ad azione sintomatica potenzialmente utili in diversi quadri patologici.

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