Regione e sussidiarietà, ai Caa gasolio agevolato e certificazione Iap

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Mentre a livello nazionale infuria la polemica tra Ordine degli agronomi e Collegi professionali di periti agrari e agrotecnici da una parte, e Agea dall’altra sul testo della nuova convenzione con i Caa, in Sicilia un’altra tegola cade sulla testa dei liberi professionisti.

Desta preoccupazione, infatti, la delibera della Giunta siciliana di governo dello scorso 12 novembre con cui si dà il via libera all’affidamento ai Caa di attività finora di competenza degli uffici della Regione. Ma qual è il motivo di tanta fibrillazione? Sebbene la novità siciliana riguardi attività di scarso interesse per loro, agronomi, periti agrari e agrotecnici iscritti ai relativi albi pensano che quanto deciso a Palazzo d’Orléans possa costituire un pericoloso precedente capace di insidiare il campo della loro attività professionale. Ma non solo. Osserva Paola Armato, presidente della Federazione regionale degli Ordini degli Agronomi e Forestali e presidente dell’Ordine di Palermo: «C’è anche un problema di competenza professionale. Finora le attività che saranno delegate ai Caa in via sussidiaria sono state svolte presso gli uffici periferici dell’Assessorato Agricoltura da impiegati in possesso di laurea o diplomi in materie agrarie, nel peggiore dei casi da geometri. E questo rassicura circa la correttezza tecnica dei procedimenti. Non è ancora chiaro se questa stessa competenza sarà richiesta agli operatori dei Caa».

Paola Armato, presidente della Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Sicilia

Non è bastata, insomma, la nuova convenzione voluta dal direttore di Agea Gabriele Papa Pagliardini e firmata dai Caa il 20 novembre scorso, che già aveva sollevato un vespaio di polemiche. A rincarare la dose ci ha pensato adesso il governo regionale guidato da Nello Musumeci. E sono polemiche che non si placheranno in breve tempo.

Le novità in tema di sussidiarietà e sburocratizzazione

Ma quali sono le attività per le quali l’assessorato Agricoltura si affiderà alla sussidiarietà? La Giunta di governo, su proposta dell’assessore Edy Bandiera, ha deciso che ai Caa potranno essere delegate in totale tre attività: la concessione del carburante agricolo agevolato agli utenti di macchine agricole, la certificazione della qualifica di imprenditore agricolo professionale (Iap), e infine l’abilitazione all’esercizio dell’attività agrituristica e fattoria didattica e la relativa iscrizione negli elenchi regionali. 

Fin qui niente di nuovo rispetto a ciò che in altre regioni si fa già da tempo, e che è affidato a quelli che con un’enfasi ai limiti del ridicolo Coldiretti Sicilia ha definito in una sua nota i “super-Caa” dell’agricoltura regionale.

Gli uffici regionali si svuotano

La scelta dell’amministrazione regionale è stata sicuramente dettata dalla necessità di snellire le procedure, soprattutto ora che gli uffici periferici dell’Assessorato si vanno via via svuotando per via dei pensionamenti e del mancato ricambio del personale. C’è anche da considerare la pressione delle organizzazioni professionali, Coldiretti in testa, che da anni ormai spingono per “appropriarsi” di certe attività in sostituzione della pubblica amministrazione, facendo leva sulla sussidiarietà e sulla sburocratizzazione.

Ciò che inquieta, però, i liberi professionisti siciliani è che nell’allegato alla delibera sono state definite più nel dettaglio le azioni che possono svolgere i Caa e alcune di queste sembrano inquadrarsi nelle competenze professionali specifiche e quindi, com’è noto, possono essere svolte solo dai professionisti “agricoli” iscritti all’albo.

«C’è da augurarsi – aggiunge Paola Armato – che il testo della convenzione sia più preciso e faccia chiarezza circa chi può fare cosa senza rimandi generici alla normativa sulla tutela della libera professione il cui rispetto, purtroppo, in assenza di puntuali controlli e verifiche da parte della Regione che vigila sui Caa, non sempre è efficace».

Che cosa ci guadagnano i Caa

Ad oggi, la convenzione tra Assessorato regionale all’Agricoltura e Caa non è stata ancora scritta e quindi non si conoscono i dettagli operativi ma è certo – almeno così assicurano all’assessorato agricoltura – che sarà a titolo gratuito. E visto che la Regione per delegare alcune attività non pagherà i Caa, è facile immaginare che i maggiori costi connessi a queste nuove attività sussidiarie saranno scaricati sugli agricoltori. Ai Caa, infatti, sta già stretto, anzi strettissimo, il compenso che Agea riconosce per la tenuta dei fascicoli aziendali: con i tre euro a fascicolo e un massimo di 350 fascicoli per operatore, è infatti impossibile coprire i costi del personale e quelli connessi all’attività, a partire dalla costosissima polizza assicurativa. Per pareggiare i conti, quindi, è naturale che all’agricoltore venga richiesto un pagamento per la predisposizione delle domande e di tutti gli altri adempimenti necessari ad ottenere premi e contributi. Ed è qui che si manifesta un pericoloso vulnus per i Caa: non può essere lo stesso operatore abilitato a lavorare sul Sian per la gestione del fascicolo e l’inserimento e invio della domanda, a predisporre tutta la documentazione necessaria. È, infatti, chiaramente scritto nella convenzione nazionale con Agea (in quella nuova, ma anche in quelle precedenti) che deve essere assicurata la separazione degli incarichi. Cosa facile a dirsi, decisamente più difficile a farsi e soprattutto da dimostrare e da verificare.

Le inquietudini dei liberi professionisti

La polemica nazionale sulla convenzione Agea-Caa, così come le nuove attività delegate dall’amministrazione regionale ai Centri di Assistenza Agricola, fanno emergere una sempre più diffusa inquietudine tra i liberi professionisti preoccupati da una parte di non potere servire al meglio i propri clienti e dall’altra di doversi mettere al soldo o dipendere in qualche modo dalle associazioni datoriali. Il che, in un sistema tariffario deregolamentato, si può trasformare facilmente in lavoro sottopagato.

Prende posizione su questa vicenda Attiva Sicilia che volendo scongiurare l’esclusione dei liberi professionisti dai centri di assistenza agricola in una mozione rivolge l’invito al governo regionale e in particolare l’assessore all’Agricoltura, di avviare al più presto un’interlocuzione con il Ministero chiedendo la modifica della convenzione tra Agea e i Caa, sospendendo la disposizione che prevede questa espulsione.

Le contraddizioni

Ma volendo essere onesti, quello che agronomi, periti agrari e agrotecnici a livello nazionale rivendicano è esattamente quello che temono possano fare (o già fanno) gli operatori accreditati sul sistema informatico del Sian dalle strutture delle organizzazioni datoriali. Ovvero svolgere il ruolo “terzo” di controllore della correttezza della documentazione presentata dall’agricoltore e predisposta all’interno della medesima struttura spesso a cura dello stessa persona (che diventa il controllato). Il tutto fornendo una parvenza di legalità e rispetto della legge che tutela le professioni grazie alla presenza nello staff del Caa di un agronomo, perito agrario o agrotecnico iscritto all’albo che però, è bene ribadirlo, non può ricoprire due ruoli e svolgere due funzioni che sono in conflitto tra loro.

L’orizzonte siciliano

In Sicilia il panorama è diverso. Dal 2009, in aggiunta alla possibilità di convenzionarsi con un Caa o con una società di servizi a sua volta convenzionata con quest’ultimo, per gli agronomi esiste infatti la possibilità di convenzionarsi con l’Amministrazione Regionale che ha permesso l’accesso al Sian, con riferimento solo alla Sicilia. Un accesso che permette la consultazione del fascicolo aziendale e il caricamento delle domande di contributo del secondo pilastro della Pac. Quindi, tanto per fare un esempio, le domande di tutte le misure previste dal Psr o dall’Ocm vino. «Questo accordo è ormai uno strumento indispensabile per la progettazione e, per smorzare le polemiche, potrebbe essere utile estenderlo a livello nazionale», osserva Armato. Se non ci fosse, impossibile pensare a soddisfare tutti i potenziali beneficiari delle misure del Psr.

La giungla dei compensi

In un quadro istituzionale che li vede messi alle corde, tra i professionisti circola il timore che per loro adesso si possano ridurre le occasioni di lavoro e la redditività della singola prestazione. Per agronomi, periti agrari e agrotecnici, ormai privati dei tariffari professionali prima da Bersani e poi da Monti, il mercato è diventato un’autentica giungla dei compensi. Tant’è che – denuncia qualcuno – non è difficile trovare professionisti disposti a firmare la relazione che correda la domanda di autorizzazione dell’attività agrituristica o di fattoria didattica per appena 30-40 euro. Roba da leccarsi i baffi, insomma.

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