Caccia non vietata nelle regioni rosse e arancioni. Ma c’è il rischio multa…

Caccia non vietata nelle regioni rosse e arancioni. Ma c’è il rischio multa…
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Nelle regioni rosse e arancioni – così prevede l’ultimo Dpcm – non ci si può spostare dal proprio comune di residenza ad un altro. Il divieto non dovrebbe applicarsi ai cacciatori siciliani che possono validamente motivare lo spostamento per svolgere l’attività venatoria nei cosiddetti “ambiti territoriali di caccia” indicati nel tesserino. Ma nei fatti gli spostamenti sono vietati a causa di una interpretazione restrittiva che ha condotto all’irrogazione di multe salate.

«Il governo chiarisca se è proibito o meno cacciare. E se è proibito, si attivino allora le procedure per rimborsare ai cacciatori – per intero o proporzionalmente al periodo non svolto – tasse e costi per il tesserino venatorio e l’ammissione agli ambiti territoriali di caccia», dichiara Annalisa Tardino, europarlamentare della Lega, e componente dell’Intergruppo “Biodiversità, Caccia e Ruralità” del Parlamento europeo, intervenendo a sostegno dell’interrogazione presentata al governo dal senatore Francesco Bruzzone, responsabile del dipartimento Attività Venatorie del partito, per chiarire le ragioni che hanno portato, di fatto, alla proibizione della caccia nel Paese. Sul piede di guerra, le associazioni venatorie siciliane, che chiedono di svolgere nel pieno rispetto della normativa vigente, ma con piena libertà e serenità, l’attività venatoria.

«La caccia in Sicilia – dichiara ancora Annalisa Tardino – non è da considerarsi tra le attività sospese dal Dpcm, e invito anche l’assessore Bandiera a fare chiarezza sul punto. Da questo punto di vista, supporto le richieste e le argomentazioni delle associazioni di categoria, che rappresentano gli interessi di centinaia di siciliani: è una pratica che viene svolta esclusivamente all’aria aperta, senza trasgredire le regole anti-contagio e senza creare assembramenti, quindi in totale sicurezza. Inoltre, è un’attività utile all’agricoltura e che fa dei cacciatori delle vere e proprie sentinelle del nostro patrimonio naturalistico. Non si capisce, quindi, perché non possa essere permessa al di fuori del comune di residenza, in caso di mancanza di zone idonee e, a maggior ragione, nelle regioni “arancioni”. Il governo e le prefetture dovrebbero optare per una interpretazione di buonsenso, e considerare la pratica venatoria tra i casi di cui all’art. 1 del Dpcm per i quali, viste ‘le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto’, non è obbligatorio indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie. Dovrebbe essere, quindi, consentita senza le restrizioni attualmente vigenti, che stanno anche danneggiando economicamente i settori produttivi coinvolti».

Analoga la situazione per la ricerca di funghi e tartufi che secondo molti dovrebbe essere considerata alla stregua della cura dei terreni ai fini di autoproduzione (personale e non commerciale) e, di conseguenza, potrebbe essere praticata anche al di fuori del Comune di residenza, abitazione o domicilio.

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