Bio, la pandemia mette le ali ai consumi. La Sicilia prima per superficie

Bio, la pandemia mette le ali ai consumi. La Sicilia prima per superficie
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Consumi di cibi bio più che triplicati in Italia negli ultimi 10 anni. Oggi rappresentano un valore superiore ai 3,3 miliardi di euro e pesano per il 4% sul carrello degli italiani. 

Secondo gli analisti, la pandemia ha impresso un’ulteriore accelerazione alla crescita dei consumi bio. E ciò sarebbe dovuto a due motivi: il generale aumento degli acquisti tra le mura domestiche e la maggiore attenzione alla salute e al benessere che l’emergenza sanitaria ha imposto come priorità nel vissuto del consumatore.

Cresce anche il dato delle importazioni, in particolare di materie prime bio, come cereali e coltivazioni industriali, a dimostrazione di un grande potenziale di crescita, specie dal lato dell’industria di trasformazione e del settore della mangimistica che ancora non trova adeguata soddisfazione dall’offerta nazionale. 

I dati dell’ultimo rapporto Ismea – Sinab relativi al 2019 dimostrano che in Italia il settore del biologico gode di ottima salute. Continuano anche a crescere le superfici in cui si pratica l’agricoltura bio, cosa che posiziona il nostro Paese di gran lunga al di sopra della media comunitaria per incidenza sulla Sau nazionale. Parallelamente aumentano il numero di operatori e la domanda sia nazionale che estera.

In questo contesto la Sicilia detiene il primato della superficie agricola in bio: 375 mila ettari. La segue con grande distacco la Puglia con 194 mila ettari.

Scorrendo i dati contenuti nell’Annuario delle Regioni elaborato da Eurostat che nel capitolo dedicato all’agricoltura ha dedicato una sezione all’agricoltura biologica, si scopre che in Europa sono 35 le regioni in cui l’agricoltura biologica copre almeno il 15% delle aree coltivate e che la regione di Salisburgo in Austria è l’unica in Europa dove le superfici bio superano quelle convenzionali (51,8%). Rimanendo in Italia, la Calabria è terza in classifica con quasi il 30%.

«L’agricoltura biologica nel nostro Paese rappresenta una realtà significativa e dovrà giocare un ruolo da protagonista nel prossimo futuro. Vogliamo che il biologico poggi le sue basi su fondamenta forti e diciamo con chiarezza che se qualcuno in Europa pensa di far aumentare le superfici a biologico abbassando il livello delle regole, in modo da fare diventare tutto biologico, noi non ci stiamo», chiara e diretta Teresa Bellanova, ministro dell’agricoltura durante il suo intervento alla presentazione del Rapporto “Bio in cifre 2020”, appuntamento promosso da Coldiretti, Ismea, Verona Fiere. 

«Siamo ben disposti a lavorare verso una crescita del settore – ha aggiunto il ministro – bisogna però tener conto delle peculiarità di ciascuno Stato membro e della crescita possibile in ogni realtà. Soprattutto non vogliamo che una crescita indistinta avvenga a discapito delle regole sulla qualità delle produzioni, che noi vogliamo siano sempre più rigorose e attente».

Abbassare l’asticella delle regole e ridurre il rigore del controllo sulle produzioni biologiche, può facilmente tradursi, secondo quanto riportato dal ministro, in un favore ai competitor delle aziende italiane e rischia di danneggiare tutto il sistema agroalimentare italiano che si basa sulla distintività e sulla eccellenza della qualità.

Dunque, regole rigorose e grande attenzione in fatto di controlli sulle importazioni. Passaggio che la Bellanova ha voluto ulteriormente sottolineare: «È fondamentale – ha proseguito – mantenere sempre alta l’attenzione sulle garanzie per i consumatori e sul rispetto delle regole da parte degli operatori. Un settore in così rapida crescita è infatti molto esposto a rischio di frodi. Sui controlli ho sempre chiesto di migliorare il lavoro, aumentare le verifiche, tenere un rapporto di collaborazione attivo con le imprese. La qualità e la sicurezza del bio passano anche da un efficiente sistema di controlli. E l’Italia anche su questo è all’avanguardia».   

Secondo il ministro, i mercati dove esportare le eccellenze italiane devono essere aperti, ma con regole chiare e rispettate da tutti. Ed è opportuno dedicare attenzione alle innovazioni tecnologiche (come ad esempio la blockchain) che possono portare efficienza al sistema di controllo per il biologico.

Infine, vista la massiccia crescita delle importazioni di prodotti bio, il ministro ha evidenziato che sulle importazioni si deve essere attenti e vigili. Anche se la modifica della normativa europea, per cui l’Italia negli anni passati si è molto battuta e che introduce il principio di conformità alle regole europee per le produzioni biologiche introdotte da paesi extra Ue, slitta a gennaio 2022.   

Ma se l’Europa ha messo il freno, anche in Italia si accumulano ritardi clamorosi. Tanto da spingere il ministro a fare un appello: «Al Senato chiedo di approvare quanto prima il Testo Unico per il biologico. Si tratta di una legge che può dare ancora più slancio e opportunità al settore».

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