Consorzi di bonifica, sospesi in Sicilia i ruoli degli ultimi nove anni

Consorzi di bonifica, sospesi in Sicilia i ruoli degli ultimi nove anni

Il Coronavirus non esenterà gli agricoltori dal pagamento dei ruoli istituzionali ed irrigui dei consorzi di bonifica. Nè li salverà dalla stangata delle cartelle esattoriali. È solo questione di tempo, ma il conto presto verrà presentato e dovrà essere saldato. E allora saranno dolori. Nella manovra economica della Regione votata in Aula ieri, 30 aprile, infatti, nessun colpo di spugna, nessuna cancellazione, ma solo la sospensione. Uno stop che riguarda ben nove anni, dal 2012 al 2019. Per l’anno in corso, poi, è stata sospesa l’emissione dei ruoli.

L’Ars ha infatti dato il via libera a quanto già approvato in Commissione Bilancio, ovvero un emendamento proposto dai parlamentari Pd Michele Catanzaro, Giuseppe Lupo, Baldo Gucciardi e Nello Dipasquale. I deputati regionali del Pd hanno salutato l’approvazione del loro emendamento come un gran risultato: «La norma va incontro alle richieste di migliaia di agricoltori siciliani che altrimenti avrebbero ricevuto le cartelle relative ai canoni arretrati proprio in questo momento di grande difficoltà legato all’emergenza Coronavirus».

E siccome si tratta di arretrati calcolati sulla base di tariffe dell’acqua per uso irriguo già notevolmente aumentate rispetto al passato, i deputati Catanzaro, Lupo, Gucciardi e Di Pasquale adesso promettono: «Chiederemo in futuro di ricalcolare le tariffe e riportarle agli importi iniziali»

Ordini del giorno e atti d’impegno sono stati oggetto di discussione e di approvazione in numerosi consigli comunali. Un po’ in tutta la Sicilia è stato evidenziato come, soprattutto in piena emergenza Coronavirus, per gli agricoltori siano insostenibili le esose cartelle esattoriali che fanno riferimento ai canoni irrigui degli anni passati. Spiega Calogero Licata, consigliere comunale a Naro: «Le cartelle esattoriali che sono in scadenza nei prossimi giorni sono state inviate con data retroattiva e risalgono agli 2013, 2014 e 2015. Contengono anche aumenti spropositati: il costo dell’acqua passa gradualmente da 15 a 23 centesimi a metro cubo e anche il costo del beneficio irriguo passa da 20 a 85 euro ad ettaro»

Una lunga e travagliata storia

Ma, del resto, si tratta di una storia vecchia. La vicenda dei ruoli dei consorzi di bonifica e del costo dell’acqua irrigua ha sempre infiammato le polemiche nei campi. Senza andare troppo lontano, già ad ottobre dello scorso anno gli agricoltori erano furibondi e avevano dichiarato di essere pronti a scendere in piazza. E quelli della Piana di Catania, forse più di altri. Il motivo? La pioggia di avvisi dei ruoli consortili con cifre a molti zeri, mossa con cui il Consorzio della Sicilia orientale cercava di recuperare le somme a conguaglio relative agli anni passati in cui, a causa di calamità naturali, i pagamenti erano stati spesso sospesi.

Commissariati da vent’anni

La macchia nera dei Consorzi di bonifica siciliani è la gestione commissariale che dura da oltre vent’anni. E, parallelamente, la promessa mai mantenuta dalla classe politica siciliana di una radicale riforma del sistema che ormai è vicino all’implosione. I governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni non hanno fatto altro che mettere pezze su una tela completamente lisa. Anche il governatore Musumeci ha predisposto un disegno di legge di riforma degli enti di bonifica dell’Isola ma, come molte proposte del governo, è rimasto fermo al palo, bloccato da un’Aula sempre pronta alla rissa soprattutto su un argomento così spinoso.

«La situazione è critica – dichiara Giosuè Catania, per la Cia-Agricoltori italiani responsabile regionale dei Consorzi di Bonifica  –  e da questa si può uscire solo con un intervento della Regione, sia in termini di programmazione che stanziando risorse economiche per coprire i debiti, i quali non possono pesare sulle spalle degli agricoltori, a cui viene addossata la responsabilità di una cattiva gestione da imputare esclusivamente ai Consorzi. Bisogna uscire da una situazione impantanata, aumentare i servizi per garantire più incassi, ridurre i costi. È necessario che l’Ars approvi il ddl sulla riforma dei Consorzi di bonifica, ma con le opportune modifiche, da noi più volte invocate, e non prima che si sia trovato il meccanismo per “liberare” i nuovi consorzi e le future governaces dal debito pregresso, causato da una cattiva gestione del passato, in modo da poter affidare gli enti ai veri titolari, cioè gli agricoltori, e chiudere definitivamente l’era dei commissari».

«Agli agricoltori – aggiunge Giuseppe Di Silvestro, presidente della Cia Sicilia orientaleinteressa che venga messo ordine nei servizi e nella gestione, garantendo le manutenzioni su reti obsolete, superando vecchi e dispendiosi sistemi di distribuzioni in alcune aree, mettendo in sicurezza e completando gli invasi, definendo una pianta organica di bacino che individui i bisogni dell’ente, provvedendo alla redazione e gestione dei piani di classifica per il riparto dei contributi, individuando i diversi tipi di intervento per l’utenza agricola ed extra-agricola, affinché tutti paghino, si paghi quanto dovuto e in virtù dei benefici ricevuti, seguendo il semplice principio che chi riceve un servizio deve pagare. Un’agricoltura di qualità merita un ente efficiente».

Due maxi-organismi

Con la legge regionale di stabilità del 2014 è stato definito l’ambito territoriale di operatività dei Consorzi di bonifica attraverso la costituzione di due organismi: uno per la Sicilia occidentale, che comprende le strutture di Trapani, Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Gela, e l’altro per la Sicilia orientale, con i consorzi di Enna, Caltagirone, Ragusa, Catania, Siracusa e Messina. «La conseguenza di questa iniziativa – concludono Catania e Di Silvestro – ha portato alla riduzione dei commissari, da 11 a 2, lasciando invariate, però, tutte le criticità del sistema».

Nel frattempo, ha già avvisato Nello Musumeci, per non ridurre la portata per usi idropotabili vista l’emergenza Covid-19, l’acqua per l’irrigazione derivata dagli invasi artificiali, quest’anno subirà una riduzione variabile dal 20 al 35 per cento, a seconda delle zone.

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