Biologico, il Decreto Rotazioni fa chiarezza sugli avvicendamenti colturali
Dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni, il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova ha firmato il cosiddetto “Decreto Rotazioni” con riferimento alle coltivazioni biologiche. Il provvedimento molto atteso dalle aziende, punta a fare chiarezza una volta per tutte sugli avvicendamenti colturali che rappresentano uno degli aspetti centrali del metodo biologico. Finora, a parte qualche deroga ammessa nel precedente decreto che risale a luglio 2018, le regole sugli avvicendamenti colturali non tenevano nella giusta considerazione le buone pratiche adottate da secoli dall’agricoltura tradizionale; pratiche che potevano essere tal quali riproposte nell’agricoltura biologica senza tradirne i presupposti.
Maggese e sovescio
Ci si riferisce, in particolare, alla pratica del sovescio, ma soprattutto a quella del maggese che da sempre ha caratterizzato le tecniche di aridocoltura tipiche delle aree del Mezzogiorno d’Italia. Sono queste le due principali novità che sono state, una inserita ex novo e l’altra meglio definita, dal nuovo decreto emanato lo scorso 9 aprile dal Ministero delle Politiche Agricole.
La pratica del maggese tendente a far riposare il terreno e a non disperdere le riserve idriche accumulate durante la stagione piovosa, non è mai stata abbandonata nelle aree interne della Sicilia destinate alla produzione del frumento duro. Così come, un cerealicoltore che si rispetti, non ha mai dimenticato l’importanza della coltura delle leguminose, sia per produrre foraggio per il bestiame che per arricchire il terreno di azoto e sostanza organica.
«Abbiamo accelerato l’emanazione del Decreto – dice il ministro Bellanova – per dare le giuste certezze agli agricoltori che devono pianificare la propria attività. Il provvedimento è stato a lungo discusso con le Regioni e le rappresentanze del settore perchè il tema è davvero complesso». Poi prosegue: «L’Italia, pur nel rispetto delle peculiarità territoriali, si è dotata di norme chiare e trasparenti a livello nazionale in materia di rotazioni in agricoltura biologica, fornendo ulteriori garanzie ai consumatori che fino ad oggi hanno costantemente premiato il biologico italiano. Un settore che negli ultimi anni fatto registrare una costante crescita, come testimonia l’incremento dei terreni destinati a queste coltivazioni, e che rende il nostro Paese leader europeo per numero di operatori biologici. Adesso, e proprio per questo, abbiamo prorogato al 31 maggio i termini di partecipazione ai bandi per le mense biologiche, dobbiamo fare di tutto perché l’emergenza sanitaria in corso non metta a repentaglio i successi raggiunti. E approvare presto la legge sul biologico».
Ma vediamo nel dettaglio quali sono le modifiche sostanziali apportate al decreto precedente – quello del luglio 2018 – nel quale venivano dettate le regole sugli avvicendamenti colturali.
Colture seminative e orticole
Nel decreto del 2018, a proposito delle rotazioni colturali, si affermava che “In caso di colture seminative, orticole non specializzate e specializzate, sia in pieno campo che in ambiente protetto, la medesima specie è coltivata sulla stessa superficie solo dopo l’avvicendarsi di almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa”. Nella nuova versione, dopo l’ultima parola, è stato aggiunto “coltura da sovescio o maggese. Quest’ultimo con una permanenza sul terreno non inferiore a 6 mesi”.
Cereali autunno-vernini e pomodoro
Nel decreto di aprile 2020 si afferma che “i cereali autunno-vernini (ad esempio: frumento tenero e duro, orzo, avena, segale, triticale, farro ecc.) e il pomodoro in ambiente protetto possono succedere a loro stessi per un massimo di due cicli colturali, che devono essere seguiti da almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa, coltura da sovescio o maggese. Quest’ultimo con una permanenza sul terreno non inferiore a 6 mesi”. Nella vecchia versione non c’era alcun riferimento alla coltura da sovescio e al maggese.
Colture da sovescio
Sempre a proposito delle rotazioni colturali, nel nuovo dispositivo si precisa poi che “la coltura da sovescio è considerata coltura principale quando prevede la coltivazione di una leguminosa, in purezza o in miscuglio, che permane sul terreno fino alla fase fenologica di inizio fioritura prima di essere sovesciata, e comunque occorre garantire un periodo minimo di 90 giorni tra la semina della coltura da sovescio e la semina della coltura principale successiva”. In precedenza si imponeva che il ciclo di coltivazione della coltura da sovescio avesse una durata minima di 70 giorni.
Altri ambiti
Nel decreto di recente emanazione sono poi inserite altre disposizioni sulle sostanze corroboranti, sulle modalità di richiesta di deroghe e l’uso di vitamine in zootecnia e sui codici da inserire in etichetta dei prodotti preconfezionati.
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