Se il privato finanzia la ricerca agroalimentare. L’esempio Di Bella Vini

Se il privato finanzia la ricerca agroalimentare. L’esempio Di Bella Vini

Un esempio più che raro, forse unico, in Sicilia. In cui un’azienda agricola sostiene economicamente l’Università in una ricerca mirata da cui potrebbe trarre beneficio anche un intero areale di produzione.

Visione, progetto e lungimiranza animano l’iniziativa che vede protagonista l’azienda di Sebastiano Di Bella che, dopo tanti anni passati da alto burocrate all’Assemblea Regionale Siciliana, ha deciso di dedicarsi alla produzione di vino di qualità nella Valle dello Jato.

Ben consapevole dei tempi lunghi che accompagnano le ricerche universitarie il cui destino è sempre in bilico per via della esiguità del finanziamento pubblico, Di Bella ha puntato sulla firma di una convenzione con l’Università di Palermo e più precisamente con il Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Forestali.

In quello che non a torto può definirsi il primo progetto siciliano sul “Wine Bio-flavouring”, uno studio a 360 gradi sulla complessità sensoriale e longevità del Catarratto con l’uso di specifici ceppi di lieviti indigeni, vengono coinvolti numerosi tirocinanti e studenti del nuovo corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Agroalimentari. Ma ciò che rappresenta una assoluta novità è il fatto che l’azienda di Sebastiano Di Bella sostiene la ricerca coprendo il costo di due borse di studio. 

Di Bella Vini
il docente Nicola Francesca (a destra) e il borsista Rosario Prestianni (a sinistra)

Il progetto è stato avviato nel 2018 attraverso alcune indagini preliminari e durante la vendemmia 2019 ha preso forma e struttura definitiva. L’obiettivo finale della ricerca è identificare le chiavi biotecnologiche per una produzione di vino monovarietale a base di Catarratto ad elevata complessità sensoriale, il Wine Bio-Flavouring che dà appunto il nome alla linea di ricerca.

«Ad oggi il primo aspetto su cui ricercatori stanno lavorando a pieno regime è quello “biotecnologico”, in cui si approfondisce il ruolo dell’espressione aromatica del Catarratto attraverso l’uso di diversi ceppi di lieviti», spiega Nicola Francesca, referente della ricerca in parterniship con l’azienda Di Bella che insegna microbiologia presso il Dipartimento di Scienze Agrarie Alimentari e Forestali.

Tre i livelli di ricerca su cui si sviluppa il progetto: zonazione dei territori vitati della Valle dello Jato con uno specifico riferimento al profilo acidico ed aromatico delle uve catarratto; utilizzo di nuovi ceppi di lieviti indigeni ad elevata complessità aromatica isolati da uve catarratto; studio della longevità dei vini in bottiglia prodotti con ridotto uso di coadiuvanti.

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