Domanda unica e Psr a superficie: ecco, in tre scenari, cosa cambierà
Soluzioni rapide e semplificate per l’erogazione dei premi Pac. Sono quelle che verranno individuate oggi in Conferenza Stato-Regioni e che poi il Mipaf proporrà alla Commissione europea. Sono assolutamente necessarie, si legge nella bozza di documento che verrà discusso oggi, alla luce della crisi di liquidità delle aziende dell’intera filiera agroalimentare che, operando in un comparto altamente strategico, in questo momento di emergenza da Covid-19 sono chiamate a garantire la piena operatività.
La semplificazione dei procedimenti si rende necessaria, si legge nel documento, “perché l’esigenza di massimo contenimento degli spostamenti di persone e merci, limitate ai beni di prima necessità, determina la forte limitazione dell’attività della pubblica amministrazione, con la conseguenza dell’oggettiva impossibilità di esecuzione delle operazioni di controllo che comportano spostamenti sul territorio e contraddittori con le aziende agricole e i loro rappresentanti”. A ciò si aggiunge l’impossibilità per i produttori di raggiungere le sedi degli organismi pagatori, al fine di eseguire gli adempimenti connessi alla gestione degli aiuti Pac.
Rispetto alla fine di febbraio, periodo in cui il Mipaf aveva chiesto e ottenuto la proroga dal 15 maggio al 15 giugno per la presentazione della domanda unica, l’emergenza è purtroppo peggiorata. E siccome non è possibile stimare i tempi per il recupero della normalità in tutti gli Stati dell’Unione europea, il Mipaf chiederà l’adozione di procedure snelle e rapide che consentano per il 2020 l’erogazione in via anticipata delle risorse della Pac.
Uffici chiusi, Regioni in ritardo
Le Regioni hanno i loro uffici chiusi ormai da tempo, e quindi sono in logico ritardo nella lavorazione delle domande dei premi a superficie del Psr. Per questo, il documento che è in discussione nella videoconferenza di oggi, sottolinea “la evidente e indiscutibile necessità di prorogare, almeno di due anni, il termine regolamentare previsto per il pagamento delle domande a superficie dei Psr a partire dal 2019”. Finora, è bene ricordarlo, secondo le regole europee, questi premi devono essere pagati entro il 30 giugno dell’anno successivo in cui è stata presentata la domanda.
Per quanto riguarda la presentazione della domanda unica, sono tre gli scenari individuati da Mipaf e Regioni; scenari diversi in funzione della progressione dell’epidemia e delle connesse misure di emergenza.
Scenario 1 – termine dell’emergenza al 15 aprile
Il primo scenario si fonda sul presupposto, purtroppo molto improbabile, che il periodo di emergenza possa terminare il prossimo 15 aprile, ovvero in tempi comunque ravvicinati a tale data. E che, pertanto, sussistano, con le opportune proroghe e deroghe, i termini e le condizioni per la corretta presentazione delle domande e l’ordinaria erogazione delle risorse dei fondi.
Il rinvio del termine regolamentare al 15 giugno è già stato “incassato”. Ma per permettere la presentazione delle domande da parte di tutti gli agricoltori, servirebbe un’ulteriore proroga, utilizzando la deroga agli articoli 13 e 14 del regolamento Ue n. 640/2014, relativi all’applicazione di riduzioni per presentazioni tardive.
Scenario 2 – perdurare dell’emergenza oltre il 15 aprile
Il secondo scenario si fonda sul presupposto che l’emergenza epidemiologica, come appare al momento più verosimile, possa perdurare tanto da non consentire la presentazione della domanda unica entro il 15 giugno o oltre. Ciò potrebbe realizzarsi anche per l’impossibilità di acquisire nei fascicoli aziendali i documenti necessari per il corretto aggiornamento dei fascicoli stessi, elemento essenziale per la predisposizione del piano di coltivazione e per la presentazione della domanda.
In questo caso – viene suggerito da Mipaf e Regioni – potrebbe essere prevista sin da subito la presentazione di “domande di anticipazione semplificate” il cui valore sarà calcolato sulla base del portafoglio titoli detenuto dai produttori allo stato attuale (70/80 per cento) e di ulteriori informazioni già in possesso degli organismi pagatori, riferite alla conduzione di terreni o al possesso di capi ad una certa data, alla presenza di una domanda unica ammessa agli aiuti per il 2019, alla qualifica di agricoltore attivo, ecc.
Ma sia chiaro – avvertono Mipaf e Regioni -, l’erogazione di tale anticipazione deve essere semplificata e non deve rientrare tra gli aiuti de minimis al fine di non incidere sul plafond aziendale.
Inoltre, per evitare di non pregiudicarne l’efficacia, occorre anche derogare all’applicazione della compensazione ai fini del recupero di eventuali debiti. L’anticipazione, infatti, dovrebbe essere finalizzata a garantire liquidità alle aziende agricole. Si provvederebbe ai recuperi solo quando si tornerà alle ordinarie procedure di pagamento degli aiuti comunitari.
Questa ipotesi consentirebbe di anticipare immediatamente, con risorse nazionali, l’erogazione ai produttori della liquidità necessaria per la continuità aziendale. E permetterebbe inoltre il rinvio della presentazione delle domande ben oltre i termini indicati nello scenario 1 e, comunque, entro il termine del 15 ottobre 2020. Il tutto, prima dell’avvio dell’esercizio finanziario, senza dovere ricorrere a deroghe sul contenuto delle domande o sui tempi del loro completamento.
Scenario 3 – Impossibilità di presentare domande entro il 15 ottobre
Il terzo scenario è quello più inquietante e si fonda sulla forte preoccupazione che la conclusione del periodo dell’emergenza possa avvenire in tempi non compatibili con la presentazione della domanda unica entro il 15 ottobre 2020. In queste condizioni mancherebbe il tempo per le attività di verifica (controlli amministrativi, di ammissibilità e sulla condizionalità), previste dalle regole ordinarie dei fondi, richieste per avviare i pagamenti a partire dal 1° dicembre 2020.
In questo caso, la procedura di anticipazione dovrebbe essere considerata sostitutiva degli adempimenti previsti dalla regolamentazione comunitaria in materia di presentazione della domanda 2020.
Si tratterebbe, in sostanza, di sospendere l’applicazione delle regole del Feaga e del Feasr per l’anno 2020, rimborsando allo Stato membro gli importi degli aiuti calcolati ed erogati con la domanda di anticipazione semplificata, utilizzando le risorse dei due fondi (Feaga e Feasr) del 2020 ovvero altri fondi dell’Ue correlati alla crisi.
Per analogia – si legge ancora nel documento – questo metodo potrebbe essere applicato anche alle misure a superficie del Psr, prendendo come riferimento le informazioni presenti sui sistemi integrati di gestione e controllo e le domande dell’agricoltore per le annualità precedenti al 2020, utilizzando le risorse dell’esercizio finanziario 2020 attualmente a rischio disimpegno e, conseguentemente, superando l’obbligo di raggiungimento dell’obiettivo n+3 previsto al 31 dicembre 2020.
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