Shock-Coronavirus su ortofrutta: Sos dei grossisti ma vola la vendita diretta
L’emergenza Coronavirus e i conseguenti provvedimenti restrittivi imposti dal governo, stanno provocando un’autentica shock economy in tutto il settore agricolo nazionale, e in particolare nel comparto dell’ortofrutta. Un rimbalzo continuo di dati, percentuali e previsioni che ingenerano ancor più confusione tra produttori, consumatori e addetti ai lavori.
Il tonfo del commercio all’ingrosso
Fedagromercati-Confcommercio, la Federazione nazionale degli operatori grossisti dei Centri Agroalimentari italiani, denuncia un crollo dei volumi del 30% per la diminuzione dei clienti italiani ed esteri che si recano nei mercati all’ingrosso per l’acquisto di prodotto fresco (un dato che, tra l’altro, potrebbe peggiorare fino al 50% nei prossimi giorni). Non è da meno Fruitimprese, l’associazione che associa gli esportatori e importatori: “L’emergenza Coronavirus sta impattando in modo sostanziale sulle attività delle imprese del settore ortofrutticolo; le decisioni e le comunicazioni provenienti dalle autorità nazionali e regionali stanno creando un clima di incertezza e timore nel nostro Paese ma anche tra gli operatori degli altri Paesi destinatari del prodotto italiano”.
Nei mercati del contadino vendite in aumento
Di diverso tenore Coldiretti, che sebbene confermi le preoccupazioni per gli effetti economici dell’epidemia, registra un aumento degli acquisti di ortofrutta e verdura pari a circa il 20% nei mercati contadini nella prima settimana di marzo rispetto allo stesso periodo del mese precedente.
Dati in controtendenza, quindi, che per quanto riguarda Coldiretti sono il risultato del monitoraggio sulla spesa nell’ambito dei mercati contadini di “Campagna Amica” e quindi su un campione limitato di consumatori per di più fidelizzavi. “A spingere gli acquisti – osserva una nota dell’organizzazione agricola – è sicuramente il clima di incertezza riguardo la diffusione del contagio, che spinge a fare provviste più abbondanti ma anche la tendenza a consumare cibi ricchi di fibre e vitamine che aiutano il corpo umano a rafforzare le difese immunitarie, come consigliato da molti medici e ricercatori”.
“Per effetto dei cambiamenti climatici con l’inverno più caldo mai registrato in Europa, – continua Coldiretti – l’Italia può contare in questo periodo su un’ampia offerta di verdure e grazie all’anticipo di maturazione delle primizie. Sui banchi si trovano già asparagi, fragole, agretti, zucchine, carciofi e pomodori. I rifornimenti alimentari sono dunque garantiti in tutte le aree del Paese nei mercati e nei supermercati dove – sottolinea Coldiretti – occorre evitare inutili accaparramenti che favoriscono solo le speculazioni”.
Chiarimenti sui trasporti da e verso le zone rosse
E a proposito del trasporto delle merci, proprio ieri il Ministero delle Politiche Agricole ha emesso una circolare con la quale si dà il via libera alla movimentazione dei prodotti agroalimentari anche nelle zone sottoposte a stretta quarantena. Ecco il testo della nota ministeriale: “In attesa delle, auspicabilmente rapide, Linee Guida sulla movimentazione delle merci, in relazione all’articolo 1 del Dpcm 8 marzo 2020 e alle numerose richieste giunte nelle ultime ore dalle Associazioni di categoria del settore agroalimentare al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, il Ministero chiarisce che i prodotti agroalimentari possono entrare e uscire dai territori interessati. L’attività degli operatori addetti al trasporto è un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può entrare ed uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno di essi, limitatamente all’esigenza di consegna o prelievo degli stessi prodotti”.
Nessuna limitazione alla produzione
A questo proposito, Coldiretti ricorda che anche la produzione alimentare può procedere regolarmente nei territori delimitati dal nuovo Decreto che riguardano la Food Valley italiana che garantisce l’approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri con la produzione di circa un terzo del Made in Italy agroalimentare, dal latte alla carne, dai formaggi ai salumi, dal riso alla pasta, all’ortofrutta fino al vino e alle conserve di pomodoro. Un territorio dove, in pratica, si concentra il maggior valore della produzione nazionale alimentare di qualità (Dop/Igp).
Export a rischio anche dopo l’emergenza Coronavirus
Ma i problemi maggiori si registrano sul piano dell’export e del commercio internazionale. Le catene della Gdo europea stanno infatti chiedendo garanzie, soprattutto a livello istituzionale, che i prodotti italiani siano sicuri e controllati, non fidandosi di quanto proviene dai propri interlocutori commerciali. Il pericolo è che si possano rivolgere ad altri Paesi produttori, con il rischio di perdere definitivamente le nostre quote di mercato.
Non è tutto. Il comportamento delle autorità dei Paesi confinanti sta creando grande insicurezza. La morfologia dell’Italia non consente di organizzare spedizioni senza la certezza del via libera all’attraversamento delle frontiere sia per il prodotto che per coloro che lo trasportano. Serve quindi una forte pressione diplomatica affinché l’Italia non rimanga isolata dal resto d’Europa.
Comincia a scarseggiare la manodopera
Infine, il problema della manodopera. In questi giorni, infatti, molti operai agricoli stranieri, soprattutto rumeni, stanno facendo ritorno in patria per il timore che a breve questo non sia più loro consentito dalle autorità sanitarie. Un’autentica fuga, che rischia di lasciare senza forza lavoro numerose aziende del Mezzogiorno operanti nel comparto dell’ortofrutta.
