Agricoltori siciliani preparano la protesta, assemblea a Pergusa
Emuli dei colleghi europei anche gli agricoltori italiani organizzano la protesta. In Sicilia sono già presenti da qualche giorno due presidi spontanei: uno al bivio di Bolognetta sulla strada a scorrimento veloce (si fa per dire) Palermo-Agrigento, l’altro a Poggioreale. Ma si tratta solo dell’inizio: sono previsti nuovi presidi in altre zone dell’isola, a detta degli organizzatori della protesta, a partire dal prossimo 22 gennaio, quando la protesta si estenderà a tutta Italia.
Per domani, 17 gennaio alle 18, invece, è stata convocata a Pergusa presso l’Hotel Garden (inizialmente era stato scelto l’Hotel Riviera) l’assemblea regionale del movimento “La Sicilia alza la voce”. Gli organizzatori hanno scelto il motto “noi siamo quelli che stiamo cercando” e da più parti monta la protesta che, a differenza dei colleghi tedeschi che protestano per il taglio dei sussidi nazionali voluti dal cancelliere Scholz, si scagliano contro le decisioni della Ue che, in nome del Green Deal, ha consentito, e in buona sostanza, incoraggiato i lauti guadagni delle multinazionali dell’energia “verde”, grazie alle distese di pannelli fotovoltaici che coprono quello che un tempo erano suoli coltivati.

Le contestazioni mosse alla Ue dagli agricoltori siciliani riguardano soprattutto l’autorizzazione alla commercializzazione di alimenti a base di insetti e la possibilità non esclusa di produrre alimenti sintetici come la carne coltivata, il latte prodotto in “fattorie chimiche” senza le mucche e il miele senza le api. Il tutto in totale disarmonia con la strategia “Farm to Fork” e della biodiversità che sono la colonna portante della Politica Agricola Comune 2023-2027. Di motivi per contestare ce ne sono a iosa, dunque. Anche in considerazione dell’ultimo “tradimento” operato dal governo che, tra le altre cose, non ha prorogato l’esenzione dell’Irpef per i redditi dominicali e agrari concessa, negli ultimi sette anni, ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professional iscritti nella previdenza agricola. E così come è successo in passato, la protesta comincia a montare mentre si avvicinano le consultazioni elettorali europee.
Diversa in molti punti la posizione degli agricoltori del Nord Europa che, invece, contestano proprio il Green Deal e gli obiettivi che in questa strategia devono essere condivisi dai Paesi dell’Unione. Cioè il taglio del 50 per cento delle quantità di prodotti fitosanitari di sintesi entro il 2030 e la conversione in biologico di almeno un quarto della superficie agricola entro lo stesso anno. Non ci stanno, insomma a produrre meno senza ottenere nulla in cambio.
