La difficile vita dei distretti siciliani, quello degli agrumi perde pezzi

La difficile vita dei distretti siciliani, quello degli agrumi perde pezzi

Distretti produttivi, distretti del cibo, biodistretti, Gal. E poi ancora Consorzi di tutela, associazioni di categoria, Op, e tanto altro ancora rappresentano il modo in cui le singole imprese agricole si aggregano per raggiungere gli scopi più diversi. Nel corso del primo incontro con i distretti biologici siciliani, organizzato dal Crea con il supporto della Rete Rurale Nazionale, presso il Dipartimento Agricoltura dell’Assessorato regionale (nella foto in evidenza un momento dell’evento), la presidente del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, Federica Argentati, ha sollevato fondamentali questioni sulla coesistenza e la funzionalità delle varie tipologie di strumenti che operano sugli stessi territori.

L’appello centrale della Argentati è la necessità di stabilire definitivamente i ruoli e di rispettarli, per evitare sovrapposizioni e conflitti. «In questo panorama ampio di strumenti – afferma Argentati – che a mio avviso sono più che positivi perché creano laboriosità territoriale, nonché un esercizio da parte delle comunità nello sperimentare diversi percorsi, tuttavia, è necessaria una seria riflessione sul loro scopo finale: tutte queste dinamiche stimolano davvero l’operosità o rischiano di generare confusione che a volte diventa paralizzante e soprattutto uno spreco di energie per contrastare conflitti spesso strumentali e posizioni individualistiche?».

La verità è che stare insieme non è facile se ai progetti, benché utili a tutti, non viene attribuita la medesima importanza dalle diverse parti in causa. Insomma a volte le priorità non sono le stesse e si traguardano orizzonti diversi. In questi casi, coltivare quel senso di comunità che va oltre il legittimo profitto d’impresa, diventa impresa ardua e i progetti ambiziosi finiscono per essere fortemente ridimensionati o mortificati.

Quanto accaduto all’interno del Distretto Agrumi di Sicilia, dal cui cda tre soggetti hanno presentato in colpo solo le loro dimissioni, ne è un esempio. Una novità che apre di fatto scenari non previsti e fa emergere la fragilità di certi sodalizi. A lasciare il board del distretto Gerardo Diana, presidente del Consorzio di tutela Arancia Rossa di Sicilia Igp, Giuseppe Di Silvestro, presidente della Op Viva di Natura e Placido Manganaro, contitolare della MaDi Fruit e attualmente presidente in Sicilia di Fruitimprese, l’associazione delle imprese commerciali che operano nell’ortofrutta. 

A proposito delle recenti dimissioni del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia Igp dal Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, Federica Argentati ha detto: «Tale decisione è stata accolta con non poco stupore, non capisco infatti come non ci si renda conto del ruolo fondamentale che ha svolto e continua a svolgere il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia per gli agrumi e anche per i consorzi di tutela, considerando il tangibile contributo offerto dal Distretto nel corso di quindici anni di attività. Durante questo periodo, si sono susseguiti vari presidenti dei Consorzi di tutela, con i quali abbiamo portato avanti numerosi progetti di successo a favore della produzione agrumicola siciliana. Si è instaurata una proficua collaborazione con molteplici iniziative che sono state realizzate a sostegno di obiettivi concordati e sottoscritti nel patto di sviluppo approvato dalla Regione. Risultati, questi, legati alla capacità di fare squadra, una squadra che la nuova presidenza del Consorzio Arancia rossa si sta prendendo la responsabilità di interrompere».

Gerardo Diana, presidente del Consorzio di tutela dell’Arancia Rossa di Sicilia Igp, sentito da Sicilia Verde Magazine ha spiegato il senso della scelta: «Il Consorzio ha bisogno di rafforzarsi facendo gli investimenti che può permettersi con le risorse che i soci mettono a disposizione. Abbiamo deciso di fare piccoli passi alla volta per non perdere di vista l’obiettivo principale della tutela del nostro marchio». Allineato a Gerardo Diana, il presidente della Op Viva di Natura, Giuseppe Di Silvestro: «Dobbiamo rafforzare il Consorzio di tutela prima di imbarcarci in attività di ampio respiro che ci impegnano molto dal punto di vista economico». In ballo ci sono progetti impegnativi ma dalle ricadute significative su territori e produzioni. Il problema è sempre il solito: difficile anticipare le spese per l’importo totale dell’intervento (per poi averle restituite chissà quando) e versare la quota a carico dei beneficiari. Per filiere non ricchissime come quelle del fresco, la strada è in salita.

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