A Santa Cristina Gela la prima Festa del Catarratto tra vino, identità e tradizioni
Valorizzare il Catarratto, il vitigno siciliano più identitario e più coltivato, integrandolo nella cultura e nella tradizione dei territori. Nasce con questo obiettivo la prima edizione della Festa del Catarratto, dal 6 al 7 giugno a Santa Cristina Gela, in provincia di Palermo, e la prima festa dedicata interamente ad un vitigno.
L’evento, ideato e organizzato da Arca – Associazione regionale del Catarratto Autentico e dalle sei aziende fondatrici – Bagliesi, Caruso & Minini, Castellucci Miano, Di Bella, Feudo Disisa e Tenute Lombardo i cui rappresentanti sono ritratti nella foto di apertura – promuove una nuova narrazione del Catarratto restituendo centralità e dignità ad un vitigno storico e resiliente, attraverso un’alleanza tra produttori e territorio fondata su valori comuni: autenticità, sostenibilità, riconoscibilità.
Una due giorni dedicata non solo al vitigno – la cui coltivazione oggi in Sicilia copre circa 28 mila ettari – e alla produzione vinicola delle aziende. Ma anche al territorio e alle sue eccellenze gastronomiche, con una degustazione aperta al pubblico che vedrà la partecipazione di tredici cantine – più della metà delle quali hanno rivendicato la Doc Monreale – e nove aziende produttrici di formaggio, miele e altri prodotti tipici.
Oltre ai banchi di assaggio e degustazione, una masterclass dedicata al Catarratto, condotta da Othmar Kiem, direttore di Falstaff Italia, insieme all’enologo Tonino Guzzo, metterà in primo piano il vitigno e i vini prodotti con il Catarratto, evidenziando le diverse espressioni di questa varietà.
Il progetto vuole anche valorizzare ed essere parte integrante del territorio e della cultura arbëreshë della comunità locale, attraverso degustazioni e momenti culturali. «La prima “Festa del Catarratto” nasce come esperimento di educazione, promozione e valorizzazione del Catarratto, il vitigno più rappresentativo e identitario della Sicilia, coinvolgendo il territorio e la comunità locale, con l’obiettivo di integrare la produzione vinicola in un più ampio contesto culturale e di fare conoscere il Catarratto e le nuove e più autentiche espressioni stilistiche che ne valorizzano le caratteristiche dando vita a vini più freschi, più contemporanei e con grande potenziale di invecchiamento», commenta il produttore Sebastiano Di Bella, presidente di Arca.
Arca non è una semplice associazione di produttori. È un’alleanza agricola e culturale che unisce sei aziende familiari siciliane che in tutto coltivano 80 ettari di Catarratto con un potenziale produttivo di circa 7 mila ettolitri di vino. Diverse per territorio, le aziende di Arca sono profondamente coese in una visione condivisa: riportare al centro il Catarratto, vitigno storico e identitario della Sicilia collinare attraverso la ricerca enologica e una visione lungimirante, capace di restituire nuove e più complesse interpretazioni.
Dalle Madonie alle colline di Naro, dalle valli del Belice ai rilievi nisseni, Arca è la voce di un territorio dove il Catarratto non è standardizzato ma riconoscibile, plurale, inconfondibile. L’Associazione promuove un modello di viticoltura artigianale, biologica, di prossimità dove le aziende adottano rese contenute, tecniche rispettose, conduzioni manuali e non invasive.
L’ Associazione regionale del Catarratto Autentico vuole mettere al centro questo vitigno che sta vivendo un vero e proprio rinascimento grazie alla volontà delle aziende che hanno creduto in questo progetto e che stanno investendo in promozione e valorizzazione sia nella nostra isola che fuori dai confini della Sicilia. La Festa del Catarratto è infatti la tappa finale del Tour del Catarratto, un viaggio che ha toccato negli ultimi dodici mesi dieci città dentro e soprattutto fuori la Sicilia, raccogliendo ovunque sorpresa e ammirazione per le inattese qualità dei vini. «Dal Catarratto possono nascere vini freschi, eleganti, vini di grande personalità e sorprendente verticalità. Il nostro compito è creare valore, restituire al Catarratto il prestigio che merita», aggiunge Sebastiano Di Bella.
Il Catarratto è una delle varietà più antiche e identitarie dell’isola. Già nel Cinquecento fonti letterarie documentano la sua diffusa presenza diffusa. È da sempre apprezzato per la sua generosa capacità produttiva, per l’adattabilità ai microclimi siciliani e per la qualità dei vini che se ne ricavavano. Coltivato quasi esclusivamente in Sicilia, il Catarratto rappresenta oggi la varietà più diffusa, circa un terzo 28 mila ettari dell’intero vigneto isolano. Molto più diffuso fino alla fine del secolo scorso quando la superficie dedicata a questo vitigno era di circa 90 mila ettari.
Per secoli il Catarratto è stato coltivato come varietà da “vino quotidiano”. Negli ultimi anni sta conoscendo una stagione di riscoperta e di valorizzazione rivelando la ricchezza delle sue potenzialità ed espressioni, nelle diverse tipologie di vino: dai bianchi freschi e fragranti, capaci di restituire l’essenza mediterranea, ai vini fermi ai vini spumantizzati.
«Il successo del Catarratto è legato al suo equilibrio raro: è un’uva che resiste alla siccità e alle principali malattie, fattori che ne hanno favorito la diffusione in quasi tutte le province dell’Isola. La sua plasticità agronomica è il motivo fondamentale per cui, nel tempo, il Catarratto è diventato sinonimo di affidabilità e qualità. Un’uva, dunque, – conclude Di Bella – molto moderna per le sue caratteristiche di sostenibilità».
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