Catasto nazionale uva da tavola, al via la raccolta dati

Catasto nazionale uva da tavola, al via la raccolta dati
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Inizia la raccolta dei dati per l’elaborazione del Catasto Produttivo Nazionale Varietale dell’uva da tavola. Lo ha annunciato la Cut, Commissione Uva da Tavola, sottolineando come il catasto sia uno strumento di programmazione fondamentale per produttori e operatori commerciali per conoscere il valore, le quantità, le tipologie e le varietà di uva che vengono prodotte in Italia.

Dopo alcuni anni di crisi severa, con questo primo passo si comincia, dunque, il percorso teso ad organizzare “consapevolmente” il futuro delle produzioni italiane di uva da tavola, partendo da dati attendibili. 

Il catasto produttivo nazionale é importante per i produttori perché consente di analizzare e orientare l’offerta. Ma é altrettanto importante per gli operatori commerciali che potranno usarlo come strumento per pianificare e programmare le vendite.

Il lavoro sarà svolto attraverso l’opera del Cso Italy (Centro Servizi Ortofrutticoli), di cui la Commissione uva da tavola è diventata socia nel 2022, che garantirà professionalità e tutela della privacy. Per maggiori informazioni info@commissioneuvadatavola.it

La crisi morde il comparto

Nel frattempo la crisi morde i produttori. In Sicilia, l’intero comparto uva da tavola, quello delle Igp Canicattì e Mazzarrone, conta 4000 aziende viticole specializzate dislocate in 36 comuni già da qualche anno presenta i conti in rosso. Si tratta di un comparto che rischia di essere cancellato e che insieme alla relativa filiera, immette nel circuito sociale economico e creditizio del territorio oltre 250 milioni di euro l’anno, dando vita ad oltre 3 milioni di giornate lavorative.

Le prime batoste sono arrivate durante la pandemia. Oggi la situazione è peggiorata. Si sentono tutti gli effetti del conflitto Russia-Ucraina: da una parte il drammatico aumento dei costi complessivi affrontati dalle aziende, dall’altra la contrazione della domanda. Nel triennio 2019-2021 si stima una perdita di circa 325 milioni di euro.

«Sono cifre preoccupanti, che richiedono risposte straordinarie da parte dal governo e dall’Europa», afferma Annalisa Tardino, europarlamentare della Lega, componente della Commissione Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare del Parlamento europeo. «Per questi motivi – riferisce – ho incontrato Luigi D’Eramo, sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste con il quale stiamo mettendo a punto una serie di misure da attivare. Ho, inoltre, depositato un’interrogazione prioritaria alla Commissione europea, chiedendo l’ammissibilità di una serie di misure di supporto, tra le quali un aiuto diretto e straordinario a superficie, una deroga ai limiti attualmente in vigore per il regime de minimis, o la possibilità di pianificare un premio ad hoc per l’estirpazione. Vogliamo mettere le aziende – conclude – in condizione di poter lavorare e programmare il futuro con fiducia».

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