Acqua, sui fondi per le infrastrutture irrigue la Sicilia resta a secco

Acqua, sui fondi per le infrastrutture irrigue la Sicilia resta a secco
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La storia si ripete. Dopo la querelle sui fondi comunitari della transizione, scippati alla Sicilia e ad altre regioni del Sud, e che hanno preso la via del Nord, adesso è la volta delle risorse del Pnrr destinate agli investimenti per le infrastrutture irrigue. Quattrini che in Sicilia rischiano di non arrivare affatto. Il motivo? I progetti presentati dai consorzi di bonifica siciliani – in tutto 31 – sono stati considerati “non ammissibili” al finanziamento e quindi “bocciati” in toto. Una bella batosta per gli enti irrigui dell’isola che speravano di portare a casa i fondi necessari a completare e ad ammodernare le infrastrutture irrigue a servizio delle campagne siciliane. 

La brutta notizia per la Sicilia è arrivata da Roma nei giorni scorsi, con l’approvazione da parte del Mipaaf del primo elenco di progetti strategici nel settore delle infrastrutture irrigue ammissibili a finanziamento con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Il provvedimento si inquadra nella Missione 2 Componente 4 del Pnrr, denominata “Investimenti nella resilienza dell’agrosistema irriguo per una migliore gestione delle risorse idriche”. Riguarda un piano nazionale di investimenti di grande portata, con cui verrà affrontato in maniera strutturale il problema delle diverse emergenze in agricoltura connesse ai cambiamenti climatici.

Il documento approvato nei giorni scorsi indica ammissibili a finanziamento 149 progetti di livello esecutivo, per un importo complessivo di investimenti pari a 1,6 miliardi di euro. Sempre con lo stesso provvedimento, sono stati considerati ammissibili 10 ulteriori progetti, di livello definitivo, per un importo di altri 89 milioni di euro. Questi però potranno essere essere finanziati qualora al termine della verifica dei progetti esecutivi ammissibili, risulteranno ancora disponibili risorse finanziarie.

Tra questi 149+10 progetti, della Sicilia non c’è traccia. I consorzi di bonifica siciliani, insomma, resteranno a bocca asciutta. Tutta l’operazione vale all’incirca 360 milioni di euro; quattrini che – se non si dovesse procedere alla revisione degli elenchi appena approvati – finirà per prenderebbe la via del Continente.

Alla definizione della lista dei progetti ammissibili si è giunti attraverso la selezione fatta per mezzo di Dania (Database Nazionale degli investimenti per l’Irrigazione e l’Ambiente), l’apposita piattaforma informatica gestita dal Ministero attraverso il Crea, che ha coinvolto gli Enti proponenti, le Autorità di Distretto, le Regioni e Province autonome. 

Che cosa sia successo e perché nessuno dei progetti presentati degli enti irrigui siciliani non sia stato considerato ammissibile per il finanziamento, tuttavia non è chiaro. Di sicuro c’è che il decreto del ministero al cui interno sono stati individuati i criteri di ammissibilità è stato condiviso con regioni e consorzi durante una riunione avvenuta in remoto, nel giugno di quest’anno. Gli stessi criteri sono quelli che introdotti nella piattaforma hanno di fatto escluso in automatico tutti i progetti anche con un solo valore difforme dai criteri di ammissibilità. 

Adesso è il momento di approfondire, visto che a fianco dei progetti non ammissibili non è stata indicata la motivazione dell’esclusione. Sono stati i maledetti algoritmi a provocare l’esclusione dei progetti siciliani? Oppure si è trattato di qualche errore umano nell’imputazione dei dati richiesti dalla piattaforma informatica? O ancora (e non è da escludere) si tratta effettivamente di progetti che non hanno tenuto in debito conto i criteri di ammissibilità? 

Per fare luce sulla vicenda, l’assessore regionale all’Agricoltura Toni Scilla ha convocato per mercoledì 6 ottobre una riunione in cui si confronterà con i dirigenti regionali e i vertici dei consorzi di bonifica. Però già da ora si chiede che fine abbiano fatto altri 32 progetti che sono stati imputati nella piattaforma Dania insieme ai 31 che sono stati dichiarati inammissibili. E a proposito di quelli non ammessi Scilla solleva dubbi: «Con quale criterio e come si è proceduto alla selezione? È chiaro che qualcosa non quadra». Scilla poi si scaglia contro Roma: «Il ministro Patuanelli scade in valutazioni sommarie a tutto svantaggio della Sicilia, e non è la prima volta che lo fa. Ricordo – uno dei tanti esempi che potrei citare – il tentativo di scippare fondi del Psr. Un atteggiamento ostile, che registriamo per l’ennesima volta, e che ci porterà alle dovute verifiche e valutazioni». Infine ai compagni pentastellati del ministro dice: «Quanti si stanno esibendo, con prontezza sospetta, in note e comunicati che di fatto esultano per l’ennesima ingiustizia romana nei confronti del Sud e della Sicilia, farebbero bene a indirizzargli pressanti richieste di spiegazioni. Non meritano risposta perché con incosciente sfrontatezza, remano contro gli interessi dell’Isola e dei siciliani». Il sospetto di Scilla, nemmeno troppo velato, è che Patuanelli parteggi per il Nord e per la sua regione, il Friuli Venezia Giulia. E questo con buona pace anche dei grillini siciliani che nel governo romano del “tutti dentro” sono impossibilitati a difendere gli interessi della Sicilia, senza cadere in palesi contraddizioni.

Pronta la replica dei pentastellati siciliani. «Noi esultiamo per i progetti del Pnrr bocciati da Roma? Ma se siamo i primi a rammaricarci per il danno colossale fatto alla Sicilia…», replica il capogruppo del M5S all’Ars Giovanni Di Caro. «Abbiamo perso quasi mezzo miliardo di euro – continua Di Caro – qualcuno dovrà pur rispondere di questo danno enorme fatto alla Sicilia». E poi aggiunge: «I progetti vengono valutati su parametri oggettivi. Scilla faccia un esame di coscienza e non mandi a Roma progetti vecchi e approssimativi per evitare figuracce che ci fanno partire già svantaggiati sui fondi del Pnrr».

«Su questa vicenda – conclude il deputato 5 Stelle – comunque, vogliamo andare a fondo. Stiamo preparando una richiesta di accesso agli atti per capire come realmente stanno le cose. È intollerabile che si perdano occasioni del genere per la totale incapacità di chi ci governa e della macchina burocratica che dirige».

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