Cinghiali e suidi, i giovani agricoltori siciliani lanciano l’Sos

Cinghiali e suidi, i giovani agricoltori siciliani lanciano l’Sos
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Danni e aggressioni sono ormai all’ordine del giorno. Fioccano un po’ dappertutto in Sicilia le segnalazioni di incursioni di cinghiali e suidi nei pressi di abitazioni, vigne, orti e affollati agriturismi. Provocano danni materiali e, purtroppo, come ampia cronaca testimonia, persino lesioni gravi ai cittadini malcapitati cittadini.

Questa volta l’accorato appello a fare qualcosa e presto, arriva dai giovani agricoltori.

Il fenomeno sta assumendo contorni sempre più preoccupanti e persistenti; non è più tempo, pertanto, di definirla “emergenza” cinghiali, si legge in una nota diffusa dall’Anga Sicilia, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli che fa capo a Confagricoltura.

«Si deve prendere atto che ciò che affligge il nostro territorio è diventato ormai un problema strutturale e come tale deve essere affrontato», dichiara Giovanni Gioia, presidente di Anga Sicilia.

In passato, denunciano gli associati di Anga Sicilia,  le zone maggiormente interessate dalle incursioni di cinghiali e suidi si limitavano a quelle in prossimità di boschi e aree protette, in particolar modo su Madonie e Nebrodi. Negli ultimi anni si registrano avvistamenti praticamente nell’intero territorio regionale, persino in aree dove, a memoria degli agricoltori, non se ne era mai trovata traccia.

Com’è noto suidi e cinghiali si riproducono a velocità insostenibile per i territori che li ospitano e sembrano non essere più intimoriti dalla presenza umana. 

Piuttosto che a comportamenti occasionali e opportunistici si assiste sempre più frequentemente a episodi di devastazione che costringono gli agricoltori a esose manutenzioni di recinzioni, muretti a secco, sostegni per i frutteti. Ma c’è pure chi ha completamente perduto il prodotto dell’annata. «Abbiamo persino assistito a comportamenti predatori ai danni di animali di piccola taglia e di vitelli, assaliti e letteralmente sbranati», raccontano preoccupati alcuni imprenditori.

Gli imprenditori raccontano

Emanuele Savona, titolare di un’azienda agricola e agrituristica a San Giuseppe Jato subisce l’invadente presenza dei cinghiali già da qualche anno. Il suo racconto dà un’idea di quanto il fenomeno impensierisca gli agricoltori. «Cinque anni fa per la prima volta i cinghiali sono entrati nell’orto devastando la coltivazione di angurie e meloni. Nel 2017 sono entrati nuovamente nell’orto devastando la produzione dei pomodori. Ho salvato le altre ortive mettendo una rete elettrificata, ma ho comunque notato che ogni notte si trovavano tracce di passaggi di cinghiali. Nel 2018 ho nuovamente recintato le ortive con rete elettrificata ma i cinghiali hanno cambiato percorso e hanno devastato la produzione di uva da tavola. L’anno successivo hanno fatto razzia anche dell’uva da mosto». E fin qui i danni alla produzione. Più inquietante quello che è successo dopo. «Nel 2020 – prosegue nel racconto l’imprenditore agricolo –  i cinghiali si sono avvicinati ogni notte anche alle case e agli alloggi dell’agriturismo spaventando gli ospiti, alcuni dei quali sono scappati. Da allora ogni notte durante l’estate si dedicano allo spostamento dei massi dei muretti a secco anche quelli molto grandi e pesanti che un uomo da solo non riesce a spostare». Quindi gli ultimi episodi del 2021: «Hanno azzerato la produzione di lenticchie – riferisce Savona – e a giudicare dalla vastità del danno si è trattato di un branco di almeno venti esemplari. Compromesso il raccolto di pomodoro così come anche quello dell’uva da tavola». Il problema non è solo la perdita della produzione e quindi del reddito aziendale. Adesso si tratta di tutelare l’incolumità delle persone. «Molti ospiti dell’agriturismo hanno lamentato incontri serali spaventosi. E anche io – sottolinea Savona – ho dovuto correre per mettermi in salvo da un branco di cinghiali che mi ha inseguito mentre percorrevo il vialetto di casa». 

Sui Nebrodi il fenomeno è noto da più tempo e appare più complicato dalla presenza massiccia dei suini selvatici che, ibridati con i cinghiali, hanno aumentato la loro aggressività, rappresentando così un grave pericolo per l’uomo, gli allevamenti, le coltivazioni e la sanità pubblica. Gli allevamenti dei Nebrodi sono in serio pericolo: gruppi di suidi attaccano vitelli o agnelli di età precoce per cibarsene. «Ma il danno è molto più grave – osserva Salvatore Lombardo imprenditore che opera sui Nebrodiperché i suidi possono essere anche vettori di pericolose zoonosi per gli animali dei nostri allevamenti. Questa circostanza viene ignorata dagli enti preposti al controllo veterinario cosicché gli eventuali ordini di abbattimento riguardano solo ed esclusivamente il bestiame allevato». Ma così, di fatto, non si risolve il problema alla radice perchè le fonti di inoculo restano sempre attive. «Questa situazione – prosegue Lombardo – genera un altro enorme danno nei confronti delle aziende le quali sono costantemente prese di mira dalle stesse istituzioni che dovrebbero tutelarle».

Perfino più cruento il racconto di Mauro Miceli. «Da decenni ormai in tutta la valle dell’Halaesa i cinghiali non solo distruggono i campi dove dovrebbero pascolare gli animali dei nostri allevamenti ma distruggono anche muretti a secco e recinti, perfino quelli elettrificati. Negli ultimi anni un eccessivo aumento dei capi ha creato una forte competizione per i cibo rendendo i cinghiali più aggressivi così da attaccare animali di piccola taglia o addirittura “sventrare” i vitelli», riferisce Miceli. Per non parlare, poi, del fatto che nelle vie centrali dei paesi durante la notte si possono vedere “passeggiare” tranquillamente branchi di cinghiali che creano pericolo per la circolazione stradale e per i pedoni costretti talvolta a fuggire perché aggrediti.

Le proposte dei giovani imprenditori

Quali le contromisure proposte dai giovani agricoltori? Niente di più e di nuovo di quello che già le aziende agricole da anni chiedono da anni: controllo selettivo o catture di massa coordinate dagli enti preposti e, negli areali maggiormente interessati dal  fenomeno, l’autorizzazione all’attività venatoria.

Poi c’è da far fronte ai danni economici. Fino a quando il fenomeno non verrà opportunamente ricondotto a confini accettabili – chiedono i giovani agricoltori di Anga – dovranno essere previste misure economiche strutturali a ristoro delle aziende agricole siciliane colpite.

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