Riparto fondi sviluppo rurale, Patuanelli audito da Commissioni Ars

Riparto fondi sviluppo rurale, Patuanelli audito da Commissioni Ars

Il riparto regionale delle risorse Fears dello sviluppo rurale è ancora al centro dell’attenzione politica. Dopo la conferenza stampa organizzata al Senato dal fronte delle sei regioni che sostengono i criteri storici (Sicilia, Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Umbria) e la replica delle 13 regioni del Centro-Nord più le province autonome di Trento e Bolzano che, nonostante il pronunciamento del Commissario all’Agricoltura Wojciechowski, continuano a sostenere l’idea che si deve cambiare registro, oggi è stato il turno dell’audizione del ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, in Commissione Attività produttive e Commissione Ue dell’Ars (in seduta congiunta).

Com’è noto, sui Fondi Feasr della transizione destinati allo sviluppo rurale la polemica impazza ormai da qualche mese. Da una parte il fronte delle regioni che difende i criteri storici forte del fatto che il regolamento comunitario sulla transizione ha dettato chiaramente le regole (per il 2021 e il 2022 si prosegue con la vecchia programmazione e con i vecchi criteri); dall’altra parte le restanti aree del paese che, invece, sostengono debba essere rispettato l’accordo raggiunto nel 2014 e secondo il quale le regole sarebbero state riscritte nel 2021. L’accordo di allora, però, non aveva previsto né la pandemia né il fatto che l’adozione della nuov Pac sarebbe slittata di due anni. Inoltre riguardava sia il primo che il secondo pilastro. Ma per dovere di cronaca è corretto ricordare che, mentre per il primo pilastro tutto è rimasto com’era, per il secondo pilastro (lo sviluppo rurale, appunto) c’è chi vuole cambiare le regole del gioco mentre la partita si sta ancora giocando.

Durante l’audizione il ministro Patuanelli ha ribadito che la riduzione dei fondi è ben inferiore rispetto alle cifre circolate sui mezzi di informazione e che tra le regioni non si è riuscito ad arrivare a un criterio condiviso: sarà quindi il Consiglio dei ministri che, su proposta del ministero dell’Agricoltura, stabilirà entro il prossimo 21 maggio i nuovi criteri. Ascoltando l’intervento del ministro sembra molto probabile che la proposta che porterà al Consiglio dei ministri sarà in pratica l’ultima presentata in Conferenza Stato-Regioni: per il 2021 90% secondo i criteri storici e 10 per cento secondo i nuovi criteri; per il 2022 le proporzioni cambierebbero spostandosi sul 70% e 30%.

Angela Foti, deputata di Attiva Sicilia che ha presieduto l’audizione, ha voluto ribadire che «non è possibile togliere alla Sicilia un solo euro in un comparto così importante come quello dell’agricoltura. Ormai molti giovani stanno investendo sull’agroalimentare, scommettendo su coltivazioni non intensive, molte volte in biologico. Puntare alla modifica di un pilastro del Feasr senza unanimità e in un periodo transitorio risulta veramente incomprensibile. Il governo nazionale dice che vuole aiutare il Sud, ma come pensa di farlo se poi riduce le risorse?».

Anche Sergio Tancredi, deputato di Attiva Sicilia, è intervenuto per lanciare un appello a tutti i parlamentari siciliani e del Sud a fare fronte comune per evitare questo scippo. La Sicilia e il Sud non possono sopportare alcuna riduzione, anzi servirebbero più fondi: si è trattato di un anno drammatico a causa della pandemia, ma la crisi al Sud, che parte da un grande svantaggio, si sente molto di più che al Nord».

Anche l’l’europarlamentare del gruppo Green-Era Ignazio Corrao (ex M5S) intervenuto nel corso dell’audizione congiunta è andato giù duro: «Il Governo di cui Patuanelli fa parte non può continuare a fare dichiarazioni in cui si dice di investire al Sud e poi alla prova dei fatti si dà il minimo indispensabile o addirittura si sottraggono risorse già programmate come nel caso del Psr».

Anche i compagni di partito del ministro Patuanelli eletti in Sicilia manifestano preoccupazione per le parole espresse dal ministro in merito al taglio di fondi Psr per il Sud e la Sicilia. «In un momento di crisi economica, un taglio di fondi al comparto agricolo della nostra regione sarebbe il colpo di grazia. Patuanelli lasci invariata almeno la dotazione finanziaria almeno per tutta la durata della programmazione in corso nel rispetto dei vigenti regolamenti comunitari. Si mantengano invariati i criteri di riparto del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale per gli anni 2021 e 2022», hanno dichiarato i deputati regionali del Movimento 5 Stelle Valentina Zafarana, Luigi Sunseri, Jose Marano, Nuccio di Paola e Ketty Damante. «Che ci siano delle Regioni del settentrione che vogliono cambiare i criteri di riparto del Psr – spiegano i deputati – per avere più fondi è legittimo, ma si tratta di una richiesta impossibile dal punto di vista tecnico dato che il periodo 2021-2022 è una proroga del ciclo 2014-2020 che non può certamente essere modificato in corso d’opera. Siamo fiduciosi sul fatto che il Ministro Patuanelli vorrà rivedere questa scelta o quantomeno inserire misure compensative. Confidiamo nell’accoglimento da parte del consiglio dei ministri delle proposte formulate oggi durante l’audizione in  commissione all’Ars», hanno concluso i deputati.

Alla luce della posizione assunta dal ministro, la 3a Commissione ha promosso una risoluzione che, votata all’unanimità, è stata inviata al governo Draghi. La decisione, qualunque sia, vista la situazione, non sarà gradita a una parte del Paese.

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