Agro-fotovoltaico, polemica sui due parchi siciliani targati Engie-Amazon

Agro-fotovoltaico, polemica sui due parchi siciliani targati Engie-Amazon
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Stanno per nascere in Sicilia due parchi agro-fotovoltaici di nuova generazione. Il primo sorgerà a Mazara del Vallo, il secondo a Paternò. In totale avranno una capacità produttiva di poco più di 100 megawatt. Li realizzerà Engie Italia in sinergia con Amazon. L’impianto agro-fotovoltaico servirà a coprire i fabbisogni energetici delle sedi italiane del colosso mondiale dell’e-commerce ma contribuirà anche al fabbisogno energetico di circa 20 mila utenze domestiche. L’ingresso in esercizio commerciale dei due impianti è previsto per l’inizio di aprile 2022. La superficie interessata ammonta a circa 180 ettari; saranno usati pannelli di taglia grande sollevati rispetto al piano di campagna in modo da ridurre la superficie occupata e favorire così l’abbinamento delle coltivazioni agricole alla produzione di energia elettrica. 

Il presidente della Regione Nello Musumeci ha espresso complimenti all’iniziativa di Amazon e di Engie che, ha osservato, «ha saputo integrare in maniera virtuosa l’agricoltura con l’energia rinnovabile».

Di tutt’altro avviso, invece, Valentina Palmeri, deputata regionale di Attiva Sicilia e portavoce dei Verdi all’Ars, che ha presentato una mozione in Aula per scongiurare altre iniziative simili e favorire, invece, la realizzazione di impianti fotovoltaici su superfici già impermeabilizzate come i tetti degli edifici. «Nella nostra regione – osserva Palmeri – il 60% del suolo è già in fase di compromissione, mentre nel resto sono presenti colture di pregio. Ecco perché bisogna agire subito per evitare l’ulteriore aggressione dei terreni destinati all’agricoltura». 

Secondo il portavoce dei Verdi all’Ars, alla proliferazione di impianti fotovoltaici in terreni agricoli corrispondono numerose conseguenze negative: «Anche in presenza di parere positivo sulla valutazione d’impatto ambientale, le ricadute negative sono molteplici: abbandono colturale, riduzione dei valori fondiari, modifica degli habitat con perdita di biodiversità e riflessi sugli equilibri ecologici, modifiche della permeabilità dei suoli e delle dinamiche idrauliche dei suoli, incremento del rischio di desertificazione». L’abbandono è proprio quello che è accaduto a una superficie di 230 ettari nelle vicinanze di Gela dove nel 2013 venne posta la prima pietra di un grande parco agro-fotovoltaico da 80 megawatt i cui pannelli avrebbero dovuto coprire le serre destinate alla coltivazione delle primizie.

Di sicuro impianti simili non potranno essere finanziati con il Recovery Fund. Nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza è previsto l’agro-fotovoltaico a cui destinare ben 1,5 miliardi, ma l’istallazione dei pannelli solari è prevista soltanto nel caso di sostituzione delle coperture degli stabilimenti agricoli.

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