“Cambiamo Agricoltura”: riformare la Pac per la transizione agroecologica

“Cambiamo Agricoltura”: riformare la Pac per la transizione agroecologica
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Dalla Pac non più sussidi, ma risorse al servizio della transizione agroecologica, è la richiesta che la coalizione Cambiamo Agricoltura lancia ai ministri Patuanelli e Cingolani.

A Bruxelles Commissione, Consiglio e Parlamento trattano ancora sul testo finale dei regolamenti sulla futura Pac, ma le premesse non sono le migliori e si teme che non ci sia alcuna volontà di cambiamento e di inversione sull’agricoltura, denuncia la colazione Cambiamo Agricoltura che raccoglie associazioni ambientaliste, dell’agricoltura sostenibile e dei consumatori.

Dal tavolo di regia da Acu (Associazione Consumatori Utenti), Associazione Italiana di Agroecologia, Associazione Italiana Agricoltura Biologica (Aiab), Accademia Kronos, CIWF Italia, Associazione Agricoltura Biodinamica, FederBio, Ised – Associazione Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu, ProNatura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e Wwf Italia, ricordano che Parlamento e Consiglio hanno votato a maggioranza, lo scorso ottobre, una proposta che punta a mantenere lo status quo di una Pac iniqua e insostenibile, che incentiva le concentrazioni fondiarie indirizzando gli aiuti alle aziende di maggiori dimensioni per ettari e capi allevati, sussidiandovi monocolture e allevamento intensivo e mantenendo lo svantaggio per le aziende che operano nelle aree interne e montane. L’Italia è tra i Paesi con i più forti squilibri nella distribuzione degli aiuti Pac, di cui l’80% va al 20% delle aziende.

Purtroppo, osserva la colazione Cambiamo Agricoltura, il Parlamento europeo e le rappresentanze degli Stati si sono messe di traverso all’istanza di cambiamento espressa da tanti cittadini europei durante le consultazioni sulla riforma Pac. Istanza che aveva trovato il sostegno della Commissione a guida Von Der Leyen, con l’ambizione di allineare l’agricoltura alla traiettoria del “Green Deal”. Nella proposta di regolamento votata, invece, denuncia Cambiamo Agricoltura non c’è traccia degli obiettivi delle strategie europee del Green Deal: tra questi, il dimezzamento dell’uso di pesticidi in campo e di antibiotici negli allevamenti, la riduzione dei fertilizzanti e la crescita dei presidi per la sostenibilità dello spazio rurale, costituiti dalle aree naturali e dalle aziende e distretti che coltivano con metodo biologico. 

L’agribusiness – si continua a leggere nella nota della coalizione Cambiamo Agricoltura – vuole continuare ad avere mano libera sui 387 miliardi di euro della nuova Pac: soldi dei contribuenti destinati a sostenere la chimica di sintesi, la grande proprietà terriera, le monocolture e gli allevamenti intensivi.

In tutta Europa la voce della società civile e delle organizzazioni ambientaliste si è levata per chiedere un diverso utilizzo delle risorse Pac. «Vogliamo far giungere a Bruxelles, dopo il voto bulgaro della rappresentanza parlamentare italiana, la voce di tante organizzazioni di cittadini e agricoltori che invece sono insoddisfatte di una Europa fortezza di privilegi per pochi: allentare i cordoni con le lobby agroindustriali è la mossa decisiva per fare dell’agricoltura una protagonista del Green Deal», dichiarano i rappresentanti di Cambiamo Agricoltura. «Vogliamo farci sentire anche dalle istituzioni italiane, a partire dal Ministero dell’Agricoltura con cui attendiamo un incontro, e da quello alla Transizione Ecologica da cui ci aspettiamo un ruolo attivo, sia nella revisione del Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr) e del suo capitolo “agricoltura”, sia, soprattutto, nella redazione del Piano Strategico Nazionale, che dovrà amministrare risorse europee per oltre 40 miliardi di euro da spendere entro il 2027, da trasformare in incentivi per avviare la transizione agroecologica, rafforzare il ruolo di agricoltura e allevamento nelle aree interne del Paese, trasformare l’Italia nella patria del cibo giusto, sano e sostenibile».

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