Cenere e lapilli, l’Etna mette in ginocchio i prodottori agricoli
Una coltre nera di cenere e lapilli ha danneggiato piante, fiori, verdure e serre con gli agricoltori impegnati a salvare il lavoro di un anno dalla furia del vulcano. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti in riferimento all’ultima notte di fuoco e lava dell’Etna che ha fatto scattare la richiesta di calamità naturale da parte dei produttori.
È dalla metà di febbraio che la cenere raggiunge vaste aree della Sicilia orientale. A seconda di come ha spirato il vento, la cenere si è posata sulle produzioni di stagione imbrattandole, tanto da rendere necessaria una pulizia straordinaria. Giorni fa la cenere dell’Etna si è depositata anche sui alcuni campi di piante aromatiche a Lentini, nel Siracusano.
Tra gli ortaggi sono state colpite in particolare le coltivazioni di spinaci, cavolfiori e insalate – spiega la Coldiretti – ma anche piante e fiori nei vivai con i lapilli che sono piovuti dal cielo danneggiando le foglie delle piante pronte per la commercializzazione che in queste condizioni sono irrimediabilmente compromesse per il mercato; intanto gli agricoltori corrono da una parte all’altra dei campi per ripulire tutto dalla cenere che impedisce la crescita delle piante anche nelle serre dove la coltre nera blocca il passaggio della luce. La manutenzione straordinaria è estesa in generale a tutti gli strumenti di lavoro e questo – sottilinea Coldiretti – fa lievitare i costi aziendali soprattutto in un momento in cui le produzioni siciliane dell’area etnea partono per raggiungere i maggiori mercati ortofrutticoli e florovivaistici d’Italia e d’Europa.
Gravi i problemi causati dalla cenere al comparto florovivaistico. Sottolinea Mario Faro: «Siamo in piena campagna commerciale. Le piante prodotte nell’aerea etnea in questo momento raggiungono tutt’Italia quindi bisogna sostenere maggiori costi sia per la selezione che per la pulizia che dev’essere fatta attentamente per i danni che potrebbero derivarne. La manutenzione straordinaria va fatta anche sulle serre e in generale su tutti gli strumenti di lavoro e questo fa lievitare i costi aziendali. Bisogna avviare l’iter per la richiesta di calamità naturale».
Ma è tutta l’area etnea che subisce i maggiori costi della pulizia: nelle strade per raggiungere le aziende, nei frutti che devono essere puliti. Sono costi aggiuntivi di un fenomeno inedito che ha colto alla sprovvista anche i centri urbani, abituati sì alla cenere, ma non in quantità così copiose.
Il presidente della Regione, Nello Musumeci, dopo avere fatto un sopralluogo nei centri etnei colpiti dalla pioggia di cenere e lapilli dell’Etna, ha annunciato la proclamazione dello stato di crisi e la richiesta al governo nazionale dello stato di calamità per le zone interessate dal fenomeno.
Musumeci ha inoltre garantito un primo intervento economico di un milione di euro a sostegno dei Comuni ricadenti nelle aree colpite dall’attività vulcanica. Intanto, dal Dipartimento nazionale di Protezione civile sono giunte importanti rassicurazioni circa una mobilitazione a sostegno dei territori investiti dall’evento calamitoso.
Secondo una prima ricognizione, condotta dal capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina, i danni ammonterebbero a una decina di milioni di euro. Ma si attende una valutazione più analitica, che sarà compiuta in sinergia con i tecnici dei Comuni coinvolti.
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