Successo del limone siciliano, la rinascita dopo un lungo declino

Successo del limone siciliano, la rinascita dopo un lungo declino
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Il limone siciliano torna sugli scudi. Quello biologico fa meglio degli altri e riesce ad aumentare i volumi di vendita anche in tempi di pandemia. Forse anche a causa di questa, visto che il limone viene percepito come frutto salutistico e capace di nettare e “disinfettare” superfici, pelle e utensili di cucina.

Dopo decenni di declino iniziati negli anni ’70, la svolta nella coltivazione e commercializzazione del limone è arrivata nel 2008 quando, dal prezzo medio di 25 centesimi al chilo si è passati ai 53 centesimi al chilo, fino ai 93 centesimi del 2016. Quest’anno è andata anche meglio, soprattutto durante la stagione invernale, e si è superata la cifra di 1 euro al chilogrammo. 

I numeri sono stati snocciolati a Villa Palagonia a Bagheria, nel corso del forum regionale “Strategie di marketing e prospettive di commercializzazione del limone di Sicilia”, che ha dato il via a Bio in Sicily, la due giorni organizzata dall’associazione “La Piana d’Oro”, dalla Condotta Slow Food di Bagheria, dal Gal “Metropoli Est” e dall’Apo Sicilia (Associazione Produttori Agrumicoli ed Ortofrutticoli), con il patrocinio dell’Assemblea Regionale siciliana e del Comune di Bagheria, per fare il punto in ambito regionale, nell’anno dedicato alla biodiversità, su questioni di grande attualità legate allo sviluppo sostenibile.

limone al bio in Sicily

L’incontro è stata l’occasione per fare il punto su strategie di marketing territoriale, politiche di sviluppo ed evoluzione del mercato del limone, con un occhio alle potenzialità del mercato ancora da sviluppare. 

Il sistema Sicilia, su un prodotto simbolo come il limone, risulta vincente grazie all’innovazione di processo che ha visto protagoniste tutte le componenti della filiera, dai produttori, ai confezionatori, fino alla grande distribuzione. Una riforma graduale che ha avuto come capisaldi, la costituzione delle associazioni tra i produttori, l’inversione di rotta delle politiche d’intervento dell’Unione Europea che dal 2007 riconosce il sostegno direttamente ai produttori, l’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione e l’utilizzo delle certificazioni di qualità che consentono l’accesso ai mercati europei ed il mantenimento di quote di mercato, il ricambio generazionale tra gli imprenditori agricoli che ha scongiurato il progressivo abbandono dei terreni più vocati.

Un ruolo importante nella promozione dell’agrume, è da riconoscere al Distretto Agrumi di Sicilia, ai Distretti del cibo di recente costituzione e ai Biodistretti che sono sorti numerosi in diverse parti della Sicilia. Ma in testa a tutto si pone il riconoscimento del marchio di origine europeo della Indicazione Geografica Protetta, l’Igp. Marchio che esiste già per il Limone di Siracusa e per il Limone Interndonato e che è già stato richiesto dai produttori del Limone dell’Etna. 

Per il verdello di Bagheria, frutto che si ottiene praticando la forzatura della pianta a fiorire in particolari periodi dell’anno così da ottenere frutti durante l’estate quando scarseggiano sul mercato, invece, la comunità bagherese ha avviato con Slow Food un percorso, giunto quasi a conclusione, per ottenere il riconoscimento di un Presidio su questa importante coltivazione. «Abbiamo già presentato il disciplinare a mancano solo gli ultimi passaggi con la Fondazione Slow food – afferma Adalberto Catanzaro, fiduciario della Condotta di Bagheria -. Per noi si tratta di un’azione molto importante perché il riconoscimento del presidio ci permetterà di portare avanti un’azione integrata di promozione del territorio alla quale lavoriamo da tempo e che coinvolgerà diversi attori delle forze economiche e produttive locali».

Il limone verdello è coltivato nella zona che si estende da Lascari alle porte di Palermo e negli ultimi anni è diventato una produzione molto rivalutata. Si raccoglie nella stagione calda e deriva da una particolare tecnica di coltivazione che permette di forzare la pianta a fiorire e dare i frutti nel periodo da maggio a settembre. Questi frutti con buccia liscia e di colore verde chiaro, con un alto livello di acidità, quasi senza semi e molto profumati, hanno dimensioni medio-piccole e minore resa in succo ma il loro uso è molto diffuso in cucina e per preparare cocktail e bevande estive dissetanti oltre che per la preparazione di liquori come il limoncello. Di limone verdello se ne producono circa 5 mila quintali in 80 ettari di limoneti, tutto venduto principalmente all’estero, dove va circa l’80 per cento della produzione e il restante 20 per cento è commercializzato in Italia.

Un altro obiettivo per tutto il comparto agrumicolo della costa Nord della Sicilia sarà la costituzione di un BioDistretto come ha spiegato il presidente di Apo Sicilia e vicepresidente del Gal Metropoli Est Antonio Fricano: «Il Consorzio Apo Sicilia e il Gal Metropoli Est stanno sviluppando un progetto di BioDistretto che coinvolga i comuni del nostro comprensorio e le istituzioni che possano contribuire a consolidare una coscienza sociale volta a creare dei luoghi in cui vivere in armonia con la natura, intervenendo su tutti gli aspetti della vita quotidiana e produttiva per ridurre gli sprechi energetici e materiali, l’uso di sostanze nocive e/o inquinanti, e quant’altro si ritenga utile».

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