Grano duro di filiera, pronto il nuovo decreto. Presto i pagamenti arretrati
Il nuovo decreto a sostegno della filiera del grano duro è stato firmato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ed è alla Corte dei Conti per il via libera definitivo. A conti fatti, ci sono voluti due mesi pieni affinché dall’approvazione in Conferenza Stato-Regioni si passasse alla firma e alla registrazione ufficiale.
Il decreto prevede un intervento finanziario del Ministero delle Politiche Agricole di 40 milioni di euro. E precisamente: 30 milioni di euro da riferire al triennio 2020, 2021 e 2022, che si aggiungono ai 10 milioni di euro di residui di stanziamento relativi all’esercizio finanziario 2019. Tutte somme da destinare ai produttori di frumento duro che stipulano contratti di filiera con gli operatori della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti cerealicoli.
L’importo massimo del contribuito è fissato a 100 euro l’ettaro per una superficie coltivata a grano duro nel limite di 50 ettari a beneficiario ed è concesso nel regime degli aiuti “de minimis” del settore agricolo.
Questa volta, spiegano nelle alte sfere del Mipaaf, si ragiona su un orizzonte pluriennale che consente di programmare le strategie. Il nuovo decreto con una dotazione di 40 milioni, infatti, consente di sanare il 2019 e di ragionare su un altro triennio, cioè fino al 2022.
Il sostegno non è previsto né per il grano da seme (che di per sé è escluso dal concetto di filiera che include solo produttori di granella, mugnai e pastai), né per i grani antichi.
Ritardi nei pagamenti
Nel frattempo però mancano all’appello ben 30 milioni di euro che a quest’ora sarebbero dovuti essere nelle tasche degli agricoltori. Al Mipaaf ammettono i ritardi, ma spiegano che 6,5 milioni sono già stati pagati, 3,8 sono in pagamento proprio questa settimana. E i restanti? Contano di regolarizzarli nel giro di poche settimane.
Le prime esperienze
La storia del premio di filiera per il grano duro comincia nel 2016 quando vennero stanziati i primi 10 milioni di euro per il fondo nazionale cerealicolo e che per il primo anno prevedeva un pagamento di 100 euro a ettaro agli agricoltori in contratti di filiera almeno triennali. La misura allora coinvolse 100mila ettari e circa 9mila aziende. La seconda campagna ha visto domande in linea con la prima ma con contributo raddoppiato (200 euro).
L’opportunità non pare abbia destato molto interesse in Sicilia, almeno per il primo anno: in pochi hanno aderito nel 2017 perché i contorni della opportunità erano stati considerati poco chiari. Numerose, invece, le adesioni per la campagna successiva. Il premio ad ettaro raddoppiato si presentava, infatti, più allettante anche se, essendo erogato in regime di de minimis, scontava limitazioni all’importo; fattore questo che, per quelle aziende che già godevano di aiuti di Stato, poteva rendere il premio poco interessante a fronte di impegni vincolanti con gli acquirenti.
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