Copagri: “Crediti garantiti? Per le banche non è cambiato nulla”

Copagri: “Crediti garantiti? Per le banche non è cambiato nulla”
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Pandemia o no, quarantena o meno, le banche non rinunciano al loro ruolo di leoni nella foresta. Da oggi, mercoledì 22, secondo il Dl liquidità del governo, le imprese agricole potrebbero beneficiare dei prestiti bancari a garanzia assoluta dello Stato. Peccato, però, che con una velocità degna del miglior Bolt, gli istituti di credito abbiano già fatto capire la famosa differenza che passa tra teoricamente e praticamente.

La denuncia di Copagri: le banche nicchiano

Valga per tutti la nota di denuncia diffusa poche ore fa dal Copagri: «Esprimiamo preoccupazione e sconcerto per le segnalazioni che ci arrivano dai nostri associati – dice allarmato il presidente dell’organizzazione, Franco Verrascina -, i quali ci riferiscono di gravi problematiche legate all’erogazione dei prestiti previsti dal Dl 23/2020, cosiddetto Dl liquidità, ideati con il primario obiettivo di sostenere e far ripartire l’economia del Paese, in grande affanno a causa della pandemia Coronavirus».

Il Copagri chiede subito “la costituzione di un apposito Tavolo, che veda il coinvolgimento delle istituzioni preposte, dell’Abi (l’associazione delle banche, ndr) e delle parti sociali, così da consentire un periodico monitoraggio delle misure previsto dal Dl, verificando l’effettiva liquidità trasferita alle imprese e le relative tempistiche; uno strumento di questo tipo permetterebbe di avere il polso della situazione, consentendo inoltre di apportare i correttivi necessari e di valutare l’efficacia delle misure messe in campo dall’Esecutivo”.

Istruttorie ordinarie e non semplificate

Ma che cosa sta accadendo, in pratica, da giustificare un allarme così repentino? Spiega Verrascina: «Il Dl liquidità prevede che vengano concessi finanziamenti fino a 25mila euro con garanzia gratuita dello Stato al 100%, con procedure semplificate da parte degli istituti di credito, così da accelerare l’erogazione dei fondi. Il problema nasce dal fatto che diversi istituti di credito hanno attivato percorsi di istruttoria ordinari, allungando le tempistiche di erogazione e incrementando la mole di documentazione necessaria; riscontriamo poi il problema dei costi dell’istruttoria, che sono di fatto lasciati alla libertà dei singoli istituti di credito, e quello degli interessi». E ancora: «Ci aspettavamo un costo di istruttoria delle pratiche minimo e interessi pari allo zero, tenuto conto del fatto che l’imprenditore ha già rapporti consolidati con il sistema bancario, così da facilitare tali finanziamenti, che ricordiamo non devono essere destinati a coperture di esposizioni precedenti, in quanto questa non è la natura finanziaria per cui sono stati richiesti ed erogati». «Confidiamo che tali problematiche – conclude il presidente di Copagri – vengano risolte nel minor tempo possibile, già a partire dal prossimo Dl aprile, così da non minare ulteriormente la già provata fiducia dei produttori agricoli».

L’ottimismo del sottosegretario L’Abbate

E dire che proprio ieri il sottosegretario alle Politiche agricole, il pentastellato Giuseppe L’Abbate, era intervenuto con una nota dai toni rassicuranti: “Per sostenere le imprese del comparto primario in difficoltà a causa dell’emergenza Covid-19 – aveva scritto L’Abbate – lo Stato garantisce tutta la liquidità necessaria per far fronte alle coltivazioni in atto, agli impegni presi con banche e fornitori, agli investimenti indispensabili per aumentare la redditività delle aziende. È attivo, infatti, il primo canale che prevede la concessione di finanziamenti di pronta attivazione, garantiti sino al 100% da Ismea”. Anzi, il sottosegretario rincarava la dose di ottimismo: “Un secondo canale sarà operativo nei prossimi giorni con la conversione in legge del Dl Cura Italia e consisterà nella possibilità, anche per le imprese agricole, di accedere direttamente al Fondo di garanzia per le Pmi grazie ad un emendamento che ho fortemente voluto e che è stato già accolto in Senato”.

La nota di L’Abbate, poi, entrava nel merito dei requisiti e dei meccanismi di finanziamento, che però a questo punto dovranno superare le forche caudine create dal sistema bancario. “Con la garanzia automatica e gratuita di Ismea – è scritto nel comunicato di L’Abbate – le imprese del comparto primario che attestino tramite autocertificazione la situazione di difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus, potranno accedere a un finanziamento per liquidità sino a 25mila euro e durata 6 anni di cui 2 di preammortamento. L’importo sarà pari al 25% dei ricavi risultanti dal bilancio o dalla dichiarazione Iva e comunque entro l’ammontare di 25mila euro mentre le start-up, invece, potranno autocertificare i propri dati contabili previsionali”. “Questo finanziamento – è scritto ancora nella nota – ha la garanzia gratuita dello Stato al 100%, perciò sarà erogato ad un tasso parametrato calcolato al di sotto del 2% e la banca si limiterà alla sola verifica dei requisiti, senza la normale istruttoria bancaria e senza aspettare l’istruttoria Ismea in quanto la garanzia è automatica oltre che gratuita. Vi sono poi finanziamenti destinati a liquidità e investimenti, sempre di durata massima sei anni, il cui importo è commisurato in alternativa al doppio della spesa salariale, al 25% del fatturato oppure al fabbisogno, autocertificato, di capitale di esercizio e spese di investimento per i successivi 18 mesi”. Si tratta di una tipologia di finanziamento che può arrivare fino a 5 milioni di euro e ha la garanzia gratuita al 90%. “Infine, – conclude la nota del sottosegretario – vi sono finanziamenti per la rinegoziazione di debiti esistenti pregressi con l’aggiunta di nuova liquidità per almeno il 10%. In questo caso la garanzia gratuita è all’80%, nonché finanziamenti per rinegoziazione di operazioni erogate da non oltre tre mesi e comunque dopo il 31 gennaio scorso, che possono arrivare fino a 5 milioni di euro, per una durata di sei anni con una garanzia all’80%. È importante sottolineare – spiega nella nota L’Abbate –  che l’operazione dei 25mila euro senza istruttoria può essere cumulata, successivamente o contemporaneamente, con una operazione più strutturata che preveda diverse finalità”.

Chi sono gli esclusi

Unica esclusione, trattandosi di fondi pubblici, riguarda le imprese beneficiarie la cui posizione sia classificata “a sofferenza”. Possono essere ricomprese, invece, le posizioni classificate come “inadempienze probabili” o “scadute e sconfinanti deteriorate” purché tale classificazione sia successiva al 30 gennaio 2020.

Tecnicismi a parte, si tratta, ripetiamo, di provvedimenti che ora avranno bisogno di un ripensamento da parte del sistema bancario; sistema che se continuerà ad operare come ha fatto finora, non lascerà alcun margine di speranza alle imprese già provate dalla crisi.

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