Il Distretto del latte denuncia: le industrie rifiutano il prodotto siciliano

Il Distretto del latte denuncia: le industrie rifiutano il prodotto siciliano
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La denuncia è grave e tira in ballo tutta la filiera del latte siciliano. A farla è il Diprosilac, il Distretto produttivo siciliano lattiero caseario a cui fanno riferimento gli allevatori del Ragusano e del polo produttivo di Cammarata, in provincia di Agrigento. Sul banco degli imputati, le industrie casearie che non ritirano il prodotto siciliano o, nella migliore delle ipotesi, che non rispettano i contratti.

E dire che l’emergenza Coronavirus ha fatto aumentare da qualche settimana il consumo di latte e latticini un po’ dappertutto. Ma di questo trend positivo gli allevatori siciliani non riusciranno a trarre alcun vantaggio, nonostante in Sicilia la produzione sia ancora ben al di sotto dei consumi regionali di latte e derivati e quindi, secondo una logica di mercato, non dovrebbe trovare difficoltà ad essere collocato. «Infatti… è proprio così», conferma amareggiato Enzo Cavallo, presidente del Diprosilac. E spiega: «A seguito dell’emergenza Covid-19 è aumentato il consumo di latte e dei suoi derivati. Non c’è alcune ragione, dunque, per giustificare il fatto che molti trasformatori abbiano comunicato ai produttori di non potere ritirare il latte. Altri, invece, che continuano a ritirarlo, hanno comunicato di non poter rispettare gli impegni contrattuali per quanto riguarda il prezzo e le modalità di pagamento».

Enzo Cavallo, presidente del Diprosilac

Secondo Cavallo – che con un documento inviato al Presidente della Regione, Nello Musumeci, agli assessori all’Agricoltura, Edy Bandiera, e alle Attività Produttive, Mimmo Turano, e al presidente della commissione Attività Produttive dell’Ars, Orazio Ragusa, è tornato a chiedere l’intervento del governo regionale – l’allarme determinato dal Coronavirus «ha esaltato contraddizioni e inaccettabili atteggiamenti speculativi, che non possono essere tollerati».  

“La situazione di questi giorni, poi, appesantisce la condizione di estrema difficoltà degli allevatori che non hanno liquidità per onorare le scadenze e per mandare avanti i loro allevamenti”, si legge nel documento del Diprosilac, “e impone un preciso intervento della Regione, con tutti i mezzi a disposizione, per contrastare ogni forma di profitto perpetrata in un momento tanto delicato e tanto grave come quello attuale”. 

«Vengono continuamente importati latte, cagliate e materie prime di dubbia qualità e senza adeguati controlli», sottolinea Cavallo. «Difficile quantificare – prosegue – sia il danno a carico degli allevatori siciliani, che la realizzazione di prodotti abusivamente spacciati per locali e per nulla garantiti nei confronti dei consumatori».

Ma qual è la quantità di latte e cagliate che arriva in Sicilia dall’estero? «Non possiamo saperlo con certezza», sbotta Cavallo. «I dati sono in possesso del ministero della Salute ma non è possibile conoscerli, in quanto inspiegabilmente secretati…». “Alla luce degli incomprensibili comportamenti dei trasformatori di latte operanti nell’Isola – si afferma del documento del Distretto lattiero caseario siciliano – è necessario avviare da subito, un’indagine per dare trasparenza a tutto ciò che avviene nell’ambito della filiera lattiero casearia e per garantire i produttori ed i consumatori” 

Infine, sempre dal Diprosilac, arriva la richiesta di un intervento del governo siciliano sulle banche, le quali nei confronti degli allevatori non hanno ancora messo in atto la moratoria e il rinvio delle scadenze, misure necessarie in tempi di emergenza Covid-19 e già previste per tutte le imprese.

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