Sos di allevatori e casari: troppe difficoltà per i produttori dei formaggi Dop

Sos di allevatori e casari: troppe difficoltà per i produttori dei formaggi Dop
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Un grido di dolore e di grave preoccupazione si leva dal mondo allevatoriale siciliano. Lo hanno lanciato i produttori siciliani di formaggi ovini a Dop. Si tratta quasi sempre di piccole aziende zootecniche e casearie che finora hanno garantito la produzione dei formaggi a Dop, Pecorino siciliano, Vastedda del Belice e Piacentinu ennese. Tre formaggi realizzati con il solo latte delle pecore e che, pur nella limitatezza della produzioni, costituiscono l’eccellenza casearia del territorio siciliano.

Gli allevatori e i casari hanno affidato il compito di manifestare tutto il loro stato di disagio e di preoccupazione a Massimo Todaro, docente presso il Dipartimento di Saaf dell’Ateneo palermitano ma anche produttore di Vastedda del Belìce Dop, presidente del relativo consorzio di tutela e coordinatore dei Consorzi di Tutela dei formaggi ovini Dop.

Massimo Todaro, coordinatore dei Consorzi di tutela dei formaggi ovini siciliani a Dop

Todaro ha messo nero su bianco e ha scritto al presidente della Regione e agli assessori di quattro rami dell’amministrazione: agricoltura, attività produttive, salute ed economia. Ad essi ha descritto le angosce degli allevatori e dei casari che stanno affrontando difficoltà ben al di sopra della loro capacità di fronteggiarle e ha chiesto di intervenire al più presto perchè “queste piccole aziende non hanno la forza economica per continuare a reggere uno stallo produttivo così pesante”.

«I piccoli caseifici, oltre a tutte le difficoltà incontrate ad operare in questo momento, registrano la drastica riduzione delle vendite di formaggio, ma soprattutto di ricotta a causa della chiusura dei bar, delle pasticcerie, dei ristoranti e di tutta la filiera produttiva del canale Horeca, il motore trainante della nostra filiera produttiva» denuncia Todaro.

Il danno diventa ancora più grave e consistente se si pensa che tutto ciò sta avvenendo giusto in primavera quando le produzioni di latte ovino sono le più favorevoli per condizioni climatiche e di stagionalità dell’allevamento. «Nei mesi di marzo, aprile e maggio, in genere, si produce oltre il 50% del latte prodotto nell’anno», spiega il portavoce dei tre consorzi di tutela dei formaggi ovini Dop. 

Ad aggravare questa situazione è intervenuta poi la dichiarazione di “zona rossa” di alcuni territori comunali, come quello di Salemi, nella valle del Belìce. Qui la vendita dei prodotti lattiero-caseari è impedita al di fuori dei confini comunali, costringendo gli allevatori e produttori caseari a non trasformare più il latte vista l’impossibilità di venderlo.

Gli allevatori restano, dunque, in campo per tenere in vita gli allevamenti e produrre ciò che serve a sfamare la Sicilia e l’Italia in questo grave momento di emergenza. Ma se non riescono a vendere ciò che producono, fino a quando potrà durare?

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