L’Irvo torna a certificare vini e olii. Revocata la sospensione del ministero

L’Irvo torna a certificare vini e olii. Revocata la sospensione del ministero
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Disco verde per l’Istituto regionale del vino e dell’olio: potrà continuare l’attività di controllo e di certificazione dei vini e degli oli extravergine di oliva siciliani a denominazione di origine e indicazione geografica.

La buona notizia per l’Irvo – che grazie alla certificazione dei vini e degli oli mediamente incassa due milioni di euro all’anno – è arrivata ieri dal ministero delle Politiche agricole. Con una nota indirizzata all’attuale commissario straordinario, Alessia Davì, Roma ha comunicato la revoca della sospensione e confermato per l’Istituto il ruolo di organismo di certificazione e controllo per tutti i vini e gli oli siciliani a denominazione d’origine. Cancellate, dunque, le criticità e tutti gli elementi ostativi che avevano fatto emettere il decreto di sospensione nei confronti dell’Istituto che fino a qualche mese ha regolarmente valutato importanti produzioni siciliane a cominciare dalla Doc Sicilia per il vino e la Igp Sicilia per l’olio d’oliva extravergine e per le quali si era temuto ci potessero essere gravi ripercussioni economiche.

Ma ricostruiamo la vicenda. Qualche tempo fa dal ministero era arrivato il monito: troppi i punti deboli nell’attività di certificazione (oltre alle difficoltà di carattere economico e di regolarità finanziaria), ma soprattutto, il mancato completamento delle ispezioni aziendali e l’assenza di un “Comitato ricorsi”. Ogni anno, infatti, l’Istituto è obbligato ad ispezionare un campione casuale, che esce fuori da un sorteggio, pari al 10% delle aziende che richiedono la certificazione. L’Irvo però con i suoi 13 ispettori – alcuni dei quali impegnati anche nelle attività di laboratorio – ha arrancato: 1000 visite nei vigneti e diverse centinaia presso cantine e imbottigliatori, tutte da realizzare entro l’anno, si sono rivelate troppe da fronteggiare. E ancora più difficile farlo, se poi i dipendenti vantano arretrati di stipendio e si trovano a lavorare in una situazione di incertezza, persino per il rimborso delle spese di trasferta.

Il 24 maggio scorso, in risposta al richiamo ministeriale di aprile, l’Irvo invia a Roma un lungo elenco di impegni per allinearsi alle richieste. Tra questi, il raggiungimento del cento per cento delle visite ispettive. Per riuscirci, l’Irvo decide così di rivolgersi all’esterno e, sulla base di un bando ad evidenza pubblica, sottoscrive un accordo (costo dell’operazione circa 100 mila euro) con Agroqualità, una società romana specializzata nella certificazione dell’agroalimentare. Quest’ultima mette in campo 15 ispettori che, come da contratto con scadenza 31 dicembre 2019, assicurano il 10% per dell’intero processo di certificazione rimasto comunque sempre in mano all’Irvo.

E per dare certezza operativa anche per il futuro, è sceso in campo anche il Dipartimento Agricoltura che, con un accordo siglato qualche mese fa, ha messo a disposizione 74 dipendenti qualificati per implementare le attività ispettive in campo e nell’attività di certificazione non solo per il 2019, ma anche per gli anni successivi. 

Centrato l’obiettivo delle ispezioni aziendali obbligatorie nel 2019 e rientrate tutte le altre criticità, il ministero ha così ritirato il decreto di sospensione, riconoscendo all’Irvo la piena operatività nell’ambito della certificazione dei vini e degli oli extravergine di oliva a denominazione di origine e indicazione geografica. 

Tra gli impegni presi col ministero e poi portati a termine, anche l’istituzione del “Comitato ricorsi” e l’attivazione di un piano di formazione a tutti i livelli e per tutti i ruoli ricoperti nel processo di controllo e certificazione.

Nel 2019, poi, è arrivata anche l’approvazione dei bilanci consuntivi dal 2014 al pluriennale 2019/2021. Condizione sine qua non perchè l’Irvo, così in regola con la situazione contabile, possa ricevere i trasferimenti regionali necessari al suo funzionamento. È finita così l’emergenza per gli arretrati di stipendi e rimborsi spese trasferta; i fornitori possono essere pagati e anche il contenzioso con Verona Fiere è stato ricomposto.

«Il governo Musumeci, fin dal suo insediamento – afferma l’assessore regionale per l’Agricoltura, Edy Bandieraha creduto e investito nelle potenzialità dell’Istituto. Oggi raccogliamo i frutti dell’impegno e dello sforzo profuso e garantiamo, da un lato, gli imprenditori agricoli dell’Isola, che possono contare su un ente certificatore siciliano, riconosciuto dal ministero, in grado di assicurare professionalità e trasparenza, dall’altro assicuriamo allo stesse ente un introito, che vale circa due milioni di euro l’anno, necessario al funzionamento e al miglioramento delle prestazioni che può offrire».

Numeri importanti quelli che Alessia Davì – in un primo tempo commissario ad acta, e quindi con poteri limitati, e dallo scorso 14 agosto commissario straordinario – può snocciolare: «Soltanto nel 2019 sono stati effettuati, nell’ambito vitivinicolo, 1.367 controlli di cui 1034 presso viticoltori, 108 presso vinificatori, 218 presso imbottigliatori e 7 presso intermediari. Sono stati rilasciati 2.638 certificati di idoneità, con una tempistica media di 13,55 giorni, rispetto alla tempistica media registrata negli anni precedenti pari a 14,37 giorni». «Il provvedimento ministeriale – conclude il commissario dell’Irvo – chiude una fase di affanni e incertezze per l’ente e ne apre una nuova di prospettive e ulteriore rilancio».

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