ToBRFV, troppo veloce il contagio. Al via misure fitosanitarie obbligatorie
Si chiama ToBRFV (Tomato brown rugose fruit virus) ed è in ordine di tempo l’ultima insidia per le coltivazioni di pomodoro in serra. La pericolosa malattia di origine virale è stata rilevata un paio di due anni fa nelle serre siciliane, ma si è diffusa ad una velocità inaspettata. Adesso il virus si è diffuso in maniera esponenziale nelle serre di pomodoro da mensa delle province di Ragusa, Siracusa, Caltanissetta ed Agrigento.
I sintomi sulle piante provocati dal ToBRFV
L’agente patogeno è stato chiamato “Tomato brown rugose fruit virus”, proprio per l’effetto che provoca sulle bacche dove si formano caratteristiche macchie rugose marroni. In realtà a questo sintomo se ne associano molti altri che interessano le foglie (mosaicatura, bollosità, lanceolatura dei margini, striature marroni, macchie di colore bruno o giallo). In genere, la pianta subisce una consistente riduzione dello sviluppo ed una mancata produzione utile, da 4 a 6 palchi/ciclo in meno.
Sulle bacche il virus provoca decolorazioni generalizzate, marmorizzazione clorotica che può apparire simile all’infezione causata dal virus del mosaico del pepino (PepMV), alterazione del colore e, nei frutti giovani anche deformazione e lesioni necrotiche. A causa dei sintomi, i frutti delle piante infette perdono valore di mercato o non sono commercializzabili.
La malattia è molto insidiosa perchè la presenza di ToBRFV non rilevabile né in vivaio né in fase di trapianto: l’infezione, sia che avvenga tramite seme contaminato che per trasmissione meccanica – compreso l’innesto – manifesta sintomi solo dopo lo sviluppo di almeno le prime 6/7 foglie vere.
Quanto è pericoloso il ToBRFV
In base ai dati raccolti finora dagli studiosi, una piantina di pomodoro con ToBRFV può arrivare ad infettare fino al 70% della coltivazione presente nella serra nel giro di soli tre mesi. La malattia, inoltre, può portare le piante infette a limitare i volumi di raccolta fino al 30-40% rispetto agli standard.
La situazione ormai si è fatta molto seria e, visto che è impossibile effettuare interventi curativi, sono fondamentali le misure di prevenzione.
Le buone pratiche agricole in serra e nelle fasi del trapianto del pomodoro possono giocare un ruolo fondamentale nella limitazione della diffusione e quindi nel facilitare la sconfitta di questa nuova minaccia. Ecco perchè sono scattate alcune misure fitosanitarie obbligatorie finalizzate contrastare la diffusione ed effettuare l’eradicazione del virus nel territorio regionale.
Le misure introdotte dal Servizio Fitosanitario Regionale
Le misure riguardano le piante, le sementi e le piante madri di pomodoro e peperone appartenenti alle varietà non resistenti e la loro messa in atto è a cura e a spese degli agricoltori.
In primo luogo, con il decreto pubblicato il 15 marzo scorso, a firma del dirigente del Servizio Fitosanitario Domenico Carta Cerrella e del dirigente dell’Assessorato all’agricoltura, Dario Cartabellotta, è stato imposto l’obbligo di comunicazione: chiunque venga a conoscenza o sospetti la presenza del ToBRFV, deve darne immediata comunicazione ai competenti Uffici del Servizio Fitosanitario regionale che in ogni caso, con o senza segnalazione, procedono ad effettuare il monitoraggio periodico nelle zone potenzialmente a rischio, al fine di verificare lo stato di diffusione del patogeno.
Nei casi di sospetta presenza del virus ToBRFV, non ancora ufficialmente confermata, sono raccomandate tutte pratiche di buon senso e le profilassi idonee a tenere l’azienda agricola pulita: niente erbacce, sfalci di precedenti cicli colturali, commistione con altre piante, e così via. Questi accorgimenti sono fondamentali perché ancora non si conoscono ospiti alternativi oltre a quelli più importanti che sono il pomodoro e il peperone. Non è esclusa, infatti possibilità che tra le piante spontanee esistano ospiti alternativi che possono diffondere il virus.
Il controllo basato sulla prevenzione
Le prescrizioni di profilassi da adottare per evitare che, anche accidentalmente, possano verificarsi contaminazioni, prevedono, tra le altre, la disinfezione delle attrezzature e delle serre. A tal proposito viene consigliato l’uso di soluzione acquose d’ipoclorito di sodio dallo 0,025% allo 0,1% di cloro attivo (da 5 cc ad un massimo di circa 20 cc di prodotto commerciale in 10 litri di acqua) o di fosfato trisodico al 10% (circa 1 kg di prodotto commerciale in 10 litri di acqua).
Gli operatori devono, poi, usare tute monouso o pulite con detergenti e bisogna limitare l’accesso alle serre solo alle persone autorizzate escludendo la presenza di visitatori. Nell’allegato al decreto, poi è riportata poi una lunga serie di indicazioni che è bene che i serricoltori siciliani conoscano.
La ricerca e la sperimentazione
Nel frattempo, mentre le aziende sementiere sono impegnate nella selezione di nuovi ibridi resistenti al virus che si aggiungano a quelli già presenti in commercio, in Sicilia hanno preso il via i lavori della task force siciliana per tenere sotto controllo l’emergenza Tomato Brown Rugose Fruit Virus finanziata con la misura 16.2 del Psr Sicilia.
Patron dell’iniziativa Walter Davino, docente di Patologia vegetale presso l’Università degli Studi di Palermo. Si tratta di un progetto pilota – si chiama LabLoop – a cui aderiscono cinque aziende vivaistiche e una Organizzazione di produttori, finalizzato alla creazione di una rete di micro-laboratori all’interno di vivai e aziende agricole che saranno “collegate” in remoto con il Laboratorio di Virologia vegetale dell’Ateneo palermitano.
L’obiettivo del progetto consiste nel tracciamento della filiera del pomodoro coltivato in serra, partendo dal seme per arrivare al campo. I ricercatori pensano così di potere comprendere dove nascono le criticità legate al ToBRFV e individuare, quindi, dove è opportuno intervenire.
Alle aziende partner del progetto pilota “LabLoop” messo a punto da Walter Davino con il suo staff, verrà fornito un kit e una strumentazione facile da usare per fare le analisi di laboratorio dopo che i ricercatori del laboratorio avranno formato i tecnici delle imprese per il suo utilizzo.
Dal laboratorio dell’Università le colture in serra potranno essere monitorate in tempo reale grazie all’invio dei dati raccolti dai tecnici delle aziende agricole e dei vivai, senza la necessità che i ricercatori si muovano fisicamente. Cosa non da poco, in tempi di Covid.
La rete di analisi dovrebbe entrare a regime per la prossima campagna estiva del pomodoro. Il progetto è aperto anche ad altre realtà vivaistiche e produttive diverse da quelle che già inserite nel progetto. In questo caso, visto che non fanno parte del Gruppo per l’innovazione che è stato finanziato con la misura 16.1, dovranno farsi carico dell’acquisto strumentazione necessaria.
Anche la politica scende in campo
«Il ToBRFV sta uccidendo le colture serricole, principalmente quelle di pomodoro, e le conseguenze per le imprese agricole, già messe in ginocchio dalla crisi economica causata dall’epidemia Covid e dalla crisi dei mercati, rischiano di essere catastrofiche. Le coltivazioni colpite sono state segnalate in tutta la zona compresa tra Siracusa e Trapani, un’area a vocazione agricola che proprio su questo settore basa un’economia fragile e già fortemente provata», ha denunciato nei giorni scorsi Giuseppe Arancio, parlamentare regionale del partito democratico e primo firmatario di un’interrogazione controfirmata da tutti i componenti del gruppo. «È indispensabile – ha concluso Arancio – intervenire con adeguati aiuti economici per difendere le coltivazioni e consentire la sopravvivenza della filiera. Solo attraverso il ricorso a sementi e piantine sane e certificate sarà possibile interrompere il diffondersi del virus che distrugge il prodotto rendendo il pomodoro deformato, irregolare e quindi non commerciabile».
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