Ocm vino, contributi promozione al 60 per cento per contrastare dazi Usa

Ocm vino, contributi promozione al 60 per cento per contrastare dazi Usa

Arrivano da Bruxelles delle novità per i produttori di vino in tema di marketing e promozione. La Commissione europea ha infatti proposto ai Paesi membri un aumento del contributo Ue alle campagne di promozione per il vino dal 50 al 60% delle spese ammissibili, come prima risposta Ue alle tariffe Usa sui prodotti agroalimentari. Le bozze di regolamento presentate nei giorni scorsi per una prima discussione autorizzano i produttori a cambiare i mercati target delle campagne di marketing in corso (ad esempio, spostandole dalla Cina agli Stati Uniti) e di estenderle oltre il limite previsto di cinque anni.

I paesi potranno modificare i loro programmi nazionali, sempre nella parte promozione, durante l’anno ogni volta che sarà necessario. Le agevolazioni riguardano tutti i produttori europei, anche se i dazi Usa per ora colpiscono soltanto le esportazioni da Germania, Francia, Spagna e Regno Unito. Vini sfusi, spumanti e in scatola con dispenser (bag-in-box) non subiscono le tariffe e non sono coperti dalle nuove norme proposte.

Per i produttori siciliani, del resto, l’aspetto export e marketing è ormai diventato di vitale importanza. In occasione dell’ultimo Vinitaly di Verona, il Consorzio Doc Sicilia ha presentato i dati emersi dalle ricerche condotte con la collaborazione di Nielsen e Wine Intelligence. Nielsen si è focalizzata sul mercato Italiano, osservando i consumi delle famiglie. Wine Intelligence ha fotografato invece i trend e il percepito dei consumatori in Germania e Stati Uniti. In Germania, ad esempio, mercato nel quale l’Italia ricopre il ruolo di leader nelle vendite, i consumatori regolari, ossia che acquistano vino nei diversi canali almeno una o più volte al mese, sono circa 27,5 milioni, il 42% della popolazione adulta. Tra di essi sono 13 milioni quelli che hanno nel loro repertorio vino italiano. Dai dati di gennaio 2019 si riscontra come la Sicilia, in termini di riconoscibilità (ovvero “awareness”), sia tra le prime 20 regioni che un consumatore regolare cita, raggiungendo il 45% del mercato, percentuale che sale al 60% di chi ha consumato vino italiano negli ultimi sei mesi. La Sicilia, in pratica, ha una performance migliore di altre zone prestigiose, ad esempio della Loira, della Languedoc o della Napa Valley.

Ma è analizzando i dati storici che possiamo apprezzare la crescita del marchio associato alla produzione siciliana tra i consumatori tedeschi. Anche grazie ad un cambio nella metodologia della ricerca compiuta da Wine Intelligence, che ha tradotto il nome dall’inglese in lingua tedesca, la riconoscibilità è salita dal 10% del 2015 al 45% del 2019, a conferma che, pur mantenendo il nome originale della Doc, è corretto tarare la comunicazione verso il pubblico, nelle sue diverse forme, anche scegliendo di parlare la lingua del consumatore.

Anche sul mercato statunitense l’Italia è grande protagonista tra le vendite di vino importato, con una quota a volume molto più alta di Australia e Francia. Negli ultimi anni emerge una crescita a valore che rende il prezzo medio del vino italiano in linea con quello dell’intero mercato. In questa situazione la Sicilia si colloca tra le prime dieci regioni vinicole che il consumatore regolare riconosce, con un awareness del 42%, seconda tra quelle italiane dopo la Toscana e un gradino davanti al Chianti. Una posizione di tutto rispetto, che sale alla numero 7 (55%) se si considerano i consumatori regolari di vino italiano (circa il 35% del campione). Il tasso di conversione, ovvero la misura dell’efficacia della regione o della categoria del vino nel venire in mente al consumatore nelle situazioni di acquisto è nella media (14%), vicina a quella di zone di lontana affermazione quali Bordeaux, Borgogna e Rioja, ma crescente tra gli Italian wine drinkers.

In generale, la Sicilia è stata acquistata nell’ultimo trimestre dal 6% dei consumatori regolari di vino statunitensi, con una penetrazione più alta (una bottiglia ogni 8) tra quelli che hanno scelto vino italiano, dato stabile rispetto ad una precedente rilevazione del 2018.

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