Esa, quel credito di 120 mln che potrebbe portare l’ente alla tomba

Esa, quel credito di 120 mln che potrebbe portare l’ente alla tomba

Sarà il credito mai riscosso di circa 120 milioni vantato nei confronti della Regione Siciliana, a decretare la morte dell’Esa? L’ipotesi già circola nelle stanze delle Regione, ma la decisione del governo Musumeci è ancora in alto mare. Certo, prenderla adesso, incalzati da una sentenza del Tar che impone un copioso indennizzo da versare all’Ente, non assume lo stesso significato di una scelta che rispecchia la volontà politica già espressa e motivata durante la campagna elettorale dell’attuale governatore. Soprattutto alla luce del fatto che, dopo anni di destino sospeso, appena da qualche mese alla guida dell’Esa si è insediato un fedelissimo di Musumeci, il pubblicitario Giuseppe Catania. 

L’assessore regionale all’Agricoltura, Ey Bandiera

L’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, sentito da Sicilia Verde Magazine, ha definito questa nuova emergenza per le casse della Regione «un altro “regalo” che ci arriva dal passato».

Il passato a cui si riferisce Bandiera è quello dell’era Cuffaro in cui prese l’avvio l’operazione “valorizzazione immobiliare” dei beni della Regione e degli enti collegati. Operazione che proseguì anche durante la legislatura di Raffaele Lombardo. In questa operazione – rivelatasi un clamoroso flop e che ancora si trascina nelle aule dei tribunali per un lungo contenzioso con la società immobiliare incaricata appunto delle valorizzazioni immobiliari – erano inseriti anche cinque immobili di proprietà dell’Esa, ceduti al Fondo immobiliare della Regione. La cessione avvenne nel 2007, gli immobili non sono stati mai venduti, ma la Regione non pagò mai nulla all’Esa.

Cinque anni fa, siamo nel 2015, la sentenza del Tar secondo cui l’Ente avrebbe dovuto essere risarcito. Nella decisione dei giudici amministrativi, però, mancava la definizione di importi e tempi: tutto avrebbe dovuto essere concordato tra le parti. E manco a dirlo, l’accordo non arrivò mai.

Oggi la beffa politica per Musumeci: Giuseppe Catania, suo fedelissimo presidente di “Diventerà bellissima” da poco nominato al vertice dell’Esa, potrebbe essere paradossalmente l’uomo che rischia di assestare un duro colpo alle già bocchegianti casse della Regione. Lo fa per dovere d’ufficio e grazie al fatto che il Tar ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato dell’Esa, Enrico Cadelo, e ha imposto a Presidenza della Regione e assessorati all’Economia e all’Agricoltura di sbloccare i pagamenti per gli immobili in questione. Il tutto, questa volta, in tempi e importi definiti: 120 giorni e circa 120 milioni di euro. A conti fatti, insomma, un milione al giorno.

Entro la prossima primavera, quindi, Musumeci e compagni dovranno o sborsare 120 milioni che la Regione non ha mai messo in bilancio, o trovare una delle solite soluzioni “impossibili” a cui la politica siciliana ci ha da sempre abituato. Al momento, solo tante bocche cucite. In pentola bollono soltanto ipotesi, tra cui anche quella della liquidazione dell’Ente. Anche L’assessore Bandiera non si sbilancia: «Fermo restando – dichiara a Sicilia Verde Magazine – l’obbligatorietà di ottemperare alla disposizione del Tar, dopo le necessarie ed opportune valutazioni del caso, adotteremo la migliore opzione possibile, per la Regione e per l’Esa».

Chi resta col fiato sospeso, sono gli ormai pochi impiegati dell’Esa (in tutto 190 tra sede centrale e periferia), a cui si aggiungono i circa 350 operai a tempo determinato (trattoristi & company): per loro un destino da Resais o nei ranghi dell’amministrazione regionale, e magari all’assessorato Agricoltura.

Quelli che sono alle dipendenze dell’Esa da decenni e ormai aspettano solo di andare in pensione, si fanno poche illusioni. Nei corridoi dell’Esa il refrain è sempre lo stesso: «L’Ente è già collassato, se non lo chiudono a causa di questa vicenda, chiuderà da solo, per via dei pensionamenti che lo priveranno di personale».

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