Agricoltura e zootecnia a rischio siccità? Musumeci rispolvera i laghetti collinari

Agricoltura e zootecnia a rischio siccità? Musumeci rispolvera i laghetti collinari

C’è la siccità in Sicilia e le colture agricole rischiano una “mazzata” storica? Nessun problema, la giunta Musumeci rispolvera un piano vecchio di almeno 40 anni ma che, a sentire i tecnici interpellati dal governo regionale, dovrebbe dare risultati sicuri.

Parliamo del rilancio dei laghetti collinari. Un “Piano d’azione”, ancora in fase di elaborazione, presentato qualche giorno fa a Palazzo d’Orleans dal governatore Musumeci alla giunta di governo, prevede la realizzazione di nuovi laghetti collinari in quelle aree dell’Isola maggiormente colpite dalla carenza d’acqua. Intervento che – unitamente al collaudo definitivo delle dighe ancora non attive ed alla riqualificazione della rete di distribuzione dei Consorzi di bonifica – dovrebbe permettere una efficace lotta alla siccità ed alla desertificazione.

Il Dipartimento regionale Agricoltura in campo sui cambiamenti climatici

Problema, quello della siccità e dei cambiamenti climatici che è già all’attenzione del Dipartimento regionale dell’agricoltura visto che ha aderito, nell’ambito del programma Life Climate Change Adaptation project application, al progetto “Adaptation to Climate change Impacts on the Mediterranea islands’ Agriculture – ADAPT2CLIMA”. Il progetto ha come obiettivo la definizione di una strategia e lo sviluppo applicativo, tramite azioni dimostrative e divulgative, nelle regioni mediterranee Sicilia, Creta e Cipro, di buone pratiche di gestione agricola, finalizzate a favorire l’adattamento al cambiamento climatico e la lotta alla desertificazione.

La strategia anti-siccità e i laghetti collinari

La giunta, approvando la delibera n. 58 del 13 febbraio 2020 sul “Programma per la realizzazione di laghetti collinari per l’agricoltura siciliana” ha dato il suo “apprezzamento” a questa strategia di intervento, dando quindi mandato all’Autorità di Bacino del Distretto idrografico della Sicilia di predisporre, in tutti i suoi aspetti ed entro la prima decade di marzo, il “piano d’azione” presentato da Musumeci.

La strategia anti-siccità di Musumeci prende spunto dalla relazione presentata al governo dal segretario generale dell’Autorità di Bacino Francesco Greco e dal Dirigente generale del Dipartimento regionale dell’Agricoltura, Dario Cartabellotta. Nella relazione, si sottolinea come secondo la “Strategia europea di adattamento ai cambiamenti climatici” occorre “mettere in atto un approccio strategico tra i vari settori e livelli di governo interessati, per affrontare adeguatamente le conseguenze degli impatti dei cambiamenti climatici e per garantire che le misure di adattamento siano efficaci e tempestive. I cambiamenti climatici condizionano l’agricoltura e l’allevamento in Europa in vari modi – è scritto nella relazione – e le condizioni meteorologiche e climatiche influiscono sulla disponibilità di acqua necessaria per l’irrigazione e per il bestiame, sulle pratiche di irrigazione, sulla trasformazione di prodotti agricoli e sulle condizioni di trasporto e conservazione”.

La relazione osserva quindi come sia “opportuno incoraggiare la realizzazione dei laghi collinari a valle delle grandi dighe esistenti in Sicilia, al fine di potere accumulare le acque raccolte in porzioni di bacino a valle delle stesse e quindi non oggetto di concessione e, nel contempo, utilizzare le acque di sfioro e di scarico delle stesse grandi dighe”.

Piccoli invasi, un ritorno al passato

La cosa singolare è comunque il ritorno alla politica idrica di quasi mezzo secolo fa che individuava già allora nei laghetti collinari la soluzione per fronteggiare i periodi di  siccità e la conseguente carenza d’acqua per le colture agricole. La relazione presentata al governo, ricorda anche alcuni “paletti” circa la realizzazione delle nuove infrastrutture idriche: in base alla legge, non dovranno superare i 15 metri di altezza e la capacità d’invaso non potrà superare un milione di metri cubi, che corrisponderebbe alla portata delle cosiddette piccole dighe. 

Nella relazione, infine, viene sottolineato che “i piccoli invasi non sono assoggettati alla vigilanza sulla progettazione, esecuzione ed esercizio prevista per i grandi invasi, ma a leggi e regolamenti propri che disciplinano la costruzione, l’esercizio e la vigilanza degli sbarramenti di ritenuta di competenza regionale; nel caso della Sicilia, tali norme e direttive sono in corso di redazione a cura dell’Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia e tengono conto della normativa statale”.

Tutto questo certo servirà, ma deve essere soddisfatto un importante presupposto: Giove Pluvio deve mandarci i suoi preziosi regali, piogge abbondanti e frequenti. E finora è stato piuttosto avaro.

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