Quando la vendemmia verde anima la cattiva politica

Quando la vendemmia verde anima la cattiva politica

Si abbatte sulle spalle dei viticoltori e di un dirigente competente e apprezzato, l’ultimo fendente di una campagna elettorale spregiudicata, condotta anche in Sicilia senza guardare in faccia niente e nessuno. Questa volta nel mirino della cattiva politica è finito il Dirigente generale del Dipartimento regionale Agricoltura Dario Cartabellotta reo, secondo il gruppo parlamentare all’Ars “Sud Chiama Nord”, di avere cambiato all’ultimo minuto il bando della cosiddetta “Vendemmia verde”. L’operato di Cartabellotta, secondo la mozione presentata dal deputato regionale Giuseppe Lombardo, avrebbe costretto molti viticoltori che avevano già fatto domanda e che si trovavano in graduatoria utile, a comunicare la propria rinuncia al sostegno economico.

Ai numerosi dietro-front comunicati dai viticoltori, come direbbe Bruno Pizzul “in zona Cesarini”, è corrisposto il forte calo della superficie interessata al provvedimento. Le domande che fino al 30 maggio erano oltre 2700 per un totale di circa 6000 ettari, con le rinunce comunicate entro il 31 maggio sono scese a 2.285 e la superficie vitata interessata alla vendemmia verde a soli 4.720 ettari. Per dovere di cronaca va ricordato che tutte le operazioni dovranno concludersi entro il 14 giugno, con la comunicazione all’Ispettorato provinciale territorialmente competente. 

Ma qual è il motivo di tutte queste rinunce? Semplice: con le nuove regole della programmazione dei fondi Ue non è più possibile cumulare il premio della vendemmia verde con altri incentivi, e precisamente con quello dell’agricoltura biologica e quello relativo agli impegni agro-climatico ambientali. E perché rinunciare proprio l’ultimo giorno? Anche qui la risposta è semplice: perché fino all’ultimo si è sperato che la proposta fatta dalla Regione Siciliana lo scorso 15 aprile in Commissione Paritetica della Conferenza Stato-Regioni potesse avere riscontro positivo dal Ministero. Riscontro che avrebbe “allargato” le maglie del bando. Nella richiesta si proponeva di “intervenire con una modifica dell’articolo 5 del DM 185108/2023” specificando “la possibilità di attivare contemporaneamente gli interventi della vendemmia verde e delle misure del Psr SRA01-ACA1 e SRA29 senza incorrere in esclusione, ma solo in una eventuale riduzione dei benefici”.

La risposta, tanto attesa, manco a dirlo non è mai arrivata. E se mai arriverà, sarà ad elezioni europee concluse. Ma anche una modifica con validità retroattiva – a cui gli agricoltori sono stati abituati in questi anni – non potrebbe fare tornare sui propri passi chi ha ormai rinunciato alla vendemmia verde. Insomma, la frittata è fatta e le uova – restando nella metafora – non le ha certo rotte il dirigente generale del Dipartimento Agricoltura della Regione Siciliana. Se si vogliono trovare responsabilità, sono, eventualmente, da ricercarsi a Roma, in via XX Settembre, dove un sempre più confuso ministro dell’Agricoltura, tra continue gaffe ed esilaranti malintesi e nel mare magnum del pressappochismo, non ha trovato di meglio che “rottamare” il proprio portavoce.

Tornando nella nostra Isola, altrettanto patetico appare il tentativo di acchiappare qualche centinaio di voti (tanti sono e tutti in provincia di Trapani quelli che hanno rinunciato alla vendemmia verde), chiamando sul banco degli imputati chi ha dovuto gestire provvedimenti basati su decisioni altrui. E  che certamente non competono a chi ha solo il compito di guidare la macchina burocratica.

Per fare chiarezza, è comunque bene ricordare che chi ha dovuto rinunciare alla vendemmia verde per paura di perdere il premio bio o quello per gli impegni agro-ambientali, sapeva già fin dalla pubblicazione del bando che le nuove regole della programmazione non lo avrebbero consentito. Provarci è legittimo, ma oggi nessuno può recriminare su un cosiddetto rischio calcolato.

E Dario Cartabellotta? Se pur con l’amaro in bocca lasciato da un attacco in malafede e da una polemica messa in atto da politici che ignorano i complessi meccanismi ministeriali e comunitari, da questa vicenda ne esce comunque rafforzato: ha avuto la conferma della stima e del sostegno al suo operato di tutti coloro a cui sta veramente a cuore il destino dell’agricoltura siciliana. E come diceva Nietzsche: “Ciò che non mi uccide, mi fortifica”. Ma chiedere ai deputati dell’Ars di leggere l’Ecce Homo, francamente è un po’ troppo.

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