Peronospora, ufficialmente danni gravi solo in sei province

Peronospora, ufficialmente danni gravi solo in sei province

Danni diffusi in quasi tutto il territorio regionale. Ma non dappertutto con la stessa intensità. Da qui la la richiesta di declaratoria di stato di calamità per danni da peronospora che la Giunta regionale ha deliberato solo per le province di Palermo, Catania, Trapani, Agrigento, Caltanissetta e Ragusa.

Hanno fatto eccezione le province di Enna, Siracusa e Messina, nei cui territori gli ispettorati dell’agricoltura non hanno rilevato il raggiungimento della soglia minima di danno per l’attivazione degli aiuti previsti dalla normativa. Il dato penalizza fortemente i produttori dell’arcipelago eolinano dove gran parte delle piccole aziende e dei viticoltori eroici, quest’anno, non hanno raccolto nemmeno un grappolo. Danni anche nell’agrigentino l’uva da tavola dove metà della produzione è andata distrutta.

Danni maggiori nei vigneti in bio

Si sapeva già che la peronospora quest’anno avrebbe fatto crollare la produzione. Molti lo avevano ammesso pubblicamente, altri, temendo forse un pericoloso stop alle produzioni che avrebbe rallentato la crescita delle vendite, hanno preferito il silenzio. Adesso arriva l’ufficialità delle rilevazioni fatte dagli Ispettorati provinciali dell’Agricoltura: i danni sulla produzione di uva da vino sono stati rilevanti e le percentuali, a secondo del territorio, vanno dal 25% al 95% della produzione.

I danni maggiori si sono manifestati nei vigneti condotti in biologico dove sono ammessi soltanto alcuni prodotti che agiscono per contatto e che, a meno di ripetute irrorazioni alla fine di ogni pioggia, sono stati dilavati dalle frequenti e ravvicinate precipitazioni, facendo venir meno l’azione antifungina del principio attivo.

«La declaratoria dello stato di calamità – ammette l’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino – consentirà di accedere agli interventi finanziari previsti dalle norme nazionali, mitigando seppur solo in parte i danni subiti».

Una congiuntura drammatica

La congiuntura per gli agricoltori resta, comunque, drammatica. Si è iniziato con il caro energia e l’aumento dei concimi e dei presidi fitosanitari. Poi i danni prodotti dalla peronospora. Successivamente quelli prodotti dalle ondate di caldo e dagli incendi per la cui prevenzione, in questo 2023 e piú di prima, la Regione ha mostrato tutta la propria debolezza e inadeguatezza. E infine la stretta al credito bancario prodotta dall’aumento dei tassi d’interesse da parte della Bce che mette in seria difficoltà soprattutto le cantine sociali che stentano a garantire le anticipazioni sui conferimenti dei soci.

Un giorno di stop alla vendemmia

Proprio per dare sfogo a tutte le preoccupazioni provocate da una vendemmia difficile, tra le più complicate degli ultimi decenni, lo scorso 22 settembre a Marsala i viticoltori della provincia di Trapani hanno convenuto per un giorno di stop nella vendemmia e sono scesi in piazza. Con loro 25 sindaci, 15 presidenti di cantine sociali, 8 sindacati e tre deputati regionali (Cristina Ciminnisi del M5s, Nicola Catania di Fdi, e Dario Safina del Pd). Gli stessi che hanno scritto una lettera al presidente della Regione, all’assessore all’Agricoltura e alla prefetta di Trapani chiedendo un intervento urgente. A sostegno morale dei viticoltori anche il vescovo di Mazara del Vallo Angelo Giurdanella convinto che il disastro di quest’anno sia legato ai cambiamenti climatici.

L’affondo del Movimento 5 Stelle

«Davanti a questa grave situazione – denuncia la pentastellata Ciminnisi – il governo regionale ha gettato la maschera mostrando di non avere ancora alcuna strategia per fronteggiare la crisi senza precedenti della viticoltura siciliana. Alla tardiva riunione convocata poco prima della manifestazione di Marsala invitando solo i presidenti delle cantine sociali benché chiesta con urgenza al Governo Schifani da una più ampia platea quasi tre mesi fa, non erano presenti i rappresentanti dei viticoltori, i sindacati e altre organizzazioni di categoria. Questo pone un problema di metodo».

«Nel merito – aggiunge Ciminnisi – il Governo regionale non è stato in grado di presentare alcun piano di sostegno al settore. Solo una fumosa indicazione su alcuni non meglio precisati strumenti di aiuto attraverso il sistema bancario, come per esempio la moratoria sulle cambiali agrarie, che richiedono comunque tempi tecnici incompatibili con l’emergenza attuale» dice Ciminnisi. «È evidente – continua la deputata trapanese che ha seguito da vicino la vicenda – che l’unica speranza per il comparto sia un intervento di Roma, attraverso un fondo di solidarietà nazionale, considerato che tutto il settore della viticoltura, dai colli Euganei alle Langhe, dal Chianti ai Castelli romani è in piena crisi. Ma non mi pare ci siano segnali che indichino la disponibilità di risorse economiche da destinare alla viticoltura siciliana, né di altre regioni».

Il clima sociale, soprattutto in certi territori dove l’economia gira tutta intorno al vigneto, è diventato parecchio caldo. E se dalle promesse e dalle parole non si passa ai fatti, potrebbe diventare incandescente.

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