Fotovoltaico e agricoltura senza conflitti con piano energetico rurale

Fotovoltaico e agricoltura senza conflitti con piano energetico rurale
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Evitare il consumo di suolo e integrare il reddito delle aziende agricole. E soprattutto un no deciso ai megaimpianti fotovoltaici su suoli agricoli che interessano tanto le multinazionali. Il tutto per scongiurare un disastro ecologico, paesaggistico, agricolo e sociale di enormi proporzioni. È questa la posizione delle associazioni che fanno parte del Coordinamento Agroecologia che, preoccupate del proliferare delle domande di autorizzazione per la realizzazione di megaimpianti fotovoltaici, propongono l’adozione di un Piano energetico rurale che vada ad integrare il Piano Energetico Ambientale della Regione Siciliana (Pears). 

Il piano – secondo i proponenti – darebbe non solo un grande respiro alla profonda crisi agricola della Sicilia e dei suoi operatori, ma andrebbe ad incrementare, secondo quanto richiesto dall’Ue, la produzione di energie rinnovabili senza interferire negativamente sul paesaggio agrario e naturale e su interi comprensori agricoli e senza provocare la diminuzione delle superfici produttive agricole. 

Il piano proposto dal Comitato Agroecologia configura un sistema energetico di generazione distribuita (GD), in cui la maggior parte dell’energia viene utilizzata nello stesso luogo di produzione così da evitare dannose perdite di rete e nel quale viene minimizzata, per quanto è possibile, la realizzazione di grandi impianti di energie rinnovabili che sottraggono suoli agricoli o potenzialmente agricoli, ecosistemi naturali, riducono lo stoccaggio di ingenti quantitativi di CO2, per minore efficienza energetica dei sistemi vegetazionali, e alterano notevolmente il paesaggio.

L’impatto sull’economia agricola sarebbe decisamente interessante. Prevedibile, infatti, un effetto positivo sulla multifunzionalità delle aziende agricole che, con la redditività aggiuntiva, diventerebbero un nuovo richiamo alle giovani forze lavorative del settore. Proprio quelle risorse umane che – ricorda il Comitato Agroecologia – potrebbero effettuare quella conversione agroecologica che, all’interno del Green Deal europeo, è l’obiettivo prioritario del Farm to Fork varato nel 2020.

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