Diga Rubino, vietato uso agricolo e zootecnico per colpa dell’alga rossa
Colture e allevamenti a secco in una vasta area del Trapanese compresa tra Trapani, Paceco, Salemi e Marsala. Quella in pratica servita dalla diga Rubino la cui acqua è inutilizzabile a causa dell’”abnorme proliferazione” della cosiddetta alga rossa (Planktothrix rubescens) potenzialmente tossica.
La rilevazione effettuata dall’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, risale a marzo scorso. Sulla base di questo allarmante dato è stato disposto che l’acqua dell’invaso non possa essere utilizzata né a fini agricoli né per quelli zootecnici. A rischio, dunque, sia gli allevamenti che le coltivazioni di ortive tra cui spicca il melone giallo.
Lo stop si protrae ormai da 4 mesi. «Una scelta sicuramente giusta visto che è a rischio la salute – commenta Nino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale – ma che al contempo sta danneggiando gli agricoltori. Oltre alle colture ortive, sono a rischio adesso vigneti e uliveti. Gli agricoltori stanno subendo un danno economico enorme, visto che l’acqua viene razionata con le autobotti e non basta certo a soddisfare le esigenze di migliaia di ettari».
In soccorso delle campagne sono finora arrivate le autobotti dell’Ispettorato dell’Agricoltura di Trapani, ma – spiegano i produttori – l’intervento non è sufficiente, soprattutto adesso che si assiste al forte innalzamento delle temperature.
«Le piante seccano e gli animali boccheggiano, servono decine e decine di litri per il fabbisogno di un singolo bovino. Per questo chiediamo – dice ancora Cossentino – la costituzione di un tavolo che metta insieme tutti gli attori che possono avere un ruolo per risolvere questo grave danno all’agricoltura locale. Chiediamo al Prefetto di attivarsi per mettere insieme le energie necessarie a contrastare questa che sta diventando una calamità e che, se non si troveranno soluzioni, avrà conseguenze sul tessuto economico locale».
