Crisi agrumi, le associazioni incontrano il presidente Musumeci

Crisi agrumi, le associazioni incontrano il presidente Musumeci
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Gli agrumi? Per l’agricoltura siciliana sono così importanti che se ne occupa in persona il presidente della Regione Musumeci. E al termine della riunione che si è tenuta lunedì sera con i rappresentanti di Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro, di Confagricoltura Catania, Giovanni Selvaggi, e di Fruitimprese Sicilia, Placido Manganaro, proprio Musumeci ha dichiarato: «Mi farò interprete della richieste degli agrumicoltori siciliani presso il Ministero dell’Agricoltura e sarò al fianco dei produttori per avviare un tavolo tecnico che porti in tempi brevi a risolvere questioni annose come quella dell’istituzione del catasto agrumicolo nazionale e a valutare la possibilità di sostegni immediati alle produzioni danneggiate dalla cenere vulcanica», si legge in una nota diffusa dalle tre associazioni.

«Al presidente della Regione abbiamo ribadito la necessità di regolamentare un settore lasciato per troppo tempo e colpevolmente senza regole», spiega Giovanni Selvaggi, presidente di Confagricoltura Catania. Per il comparto – hanno detto Cia, Confagri e Fruitimprese – è urgente l’istituzione del catasto agrumicolo nazionale che rappresenta ormai uno strumento vitale per la sopravvivenza dell’agrumicoltura siciliana. «Faremo arrivare la richiesta sul tavolo del ministro dell’Agricoltura e farlo con l’ausilio di una figura istituzionale che in questi anni ha dimostrato di essere vicino al comparto degli agrumi, darà forza alla nostra proposta», aggiunge Selvaggi.

«Quest’anno le arance presentano una qualità organolettica eccellente ma assistiamo a un preoccupante calo delle vendite che è da attribuire in larga a parte alla pandemia e alla chiusura pressoché totale del settore Horeca, che comprende non solo bar e ristoranti, ma anche strutture alberghiere e sciistiche, mercatini e fiere», dichiara il presidente di Cia Sicilia Orientale, Giuseppe Di Silvestro. «La crisi che affrontiamo in questa campagna – continua Di Silvestro – non riguarda la qualità delle arance, ma è da attribuire a fattori di sistema che vanno risolti con la programmazione e con ricette durature per trasporti, costo del lavoro, infrastrutture e concorrenza dei Paesi terzi. Cominciare dall’istituzione del catasto agrumicolo nazionale sarebbe un segnale decisivo di attenzione che permetterebbe al settore di mettersi al riparo da contraffazioni e frodi. Un punto di partenza per il rilancio della filiera sotto l’ombrello di regole certe».

Per il presidente di Fruitimprese Sicilia Placido Manganaro, le imprese siciliane del settore agrumicolo devono essere aiutate a colmare un gap strutturale che rischia di farsi sempre più ampio. «Per noi – dice Manganaro –  il costo dei trasporti, ai quali si aggiunge quello della manodopera e dei contributi previdenziali, di molto superiori a quelli sostenuti dai nostri competitors europei, sono fattori penalizzanti, per i quali anche con un prodotto eccellente fatichiamo ad imporci sui mercati. Valorizzare i nostri agrumi attraverso la certificazione dei volumi sarebbe sicuramente un aiuto pratico per imprese e produttori».

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