Diga di Bolo sul fiume Troina, si riparte dallo studio del sistema idrico

Diga di Bolo sul fiume Troina, si riparte dallo studio del sistema idrico
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A distanza di qualche decennio si torna a parlare della diga di Bolo. L’opera da realizzarsi sul fiume Troina, affluente del Simeto, darebbe vita a un invaso artificiale destinato a servire i territori delle province di Catania, Enna e Messina. Si tratta di un opera che si pensa di realizzare sotto il castello di Bolo, nella stretta di Serravalle, fra Bronte e Cesarò, ma l’invaso interessa pure i territori di San Teodoro e Troina. Pensata già diversi decenni fa, ma adesso deve essere riprogettata alla luce dei tanti cambiamenti intervenuti sia nel clima che nel sistema idrico dell’isola. A trarre beneficio dall’opera sarebbero le zone dell’alto Simeto, della Piana di Catania e della Valle del Salso, per una superficie irrigua di circa ventimila ettari. 

Dopo il via libera arrivato lo scorso 27 novembre, adesso la Giunta di governo regionale ha approvato il finanziamento dello studio sul sistema idrico proposto dall’Autorità regionale di bacino. Lo studio servirà a calcolare la capienza massima dell’infrastruttura della zona nebroidea ed è un passaggio indispensabile per poter avviare un’interlocuzione con il ministero competente per ottenere il finanziamento del progetto esecutivo.

«Dopo mezzo secolo, la realizzazione della diga di Bolo – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – prende forma. Un’opera di civiltà necessaria per la Sicilia centro-orientale che, oltre a garantire acqua potabile ai comuni a valle, permetterà di irrigare i terreni in alta quota, dando un’ulteriore spinta all’agricoltura».

L’Autorità regionale di bacino ha acquisito la documentazione sul progetto della diga di Bolo già disponibile presso il Consorzio di bonifica della Sicilia orientale. Esisteva già uno schema di progetto esecutivo che, però, dovrà essere aggiornato. Da qui la necessità di uno studio che tenga conto dell’attuale situazione del sistema idrico siciliano, inclusi invasi come Ancipa, Ponte Barca e Lentini, delle esigenze ambientali per tutelare i corsi d’acqua e dei cambiamenti climatici avvenuti negli ultimi decenni.

Tutti questi dati permetteranno di stabilire quale potrà essere il volume massimo di acqua che si potrà accumulare nella diga di Bolo e, di conseguenza, calcolare le dimensioni complessive dell’infrastruttura e le somme necessarie alla realizzazione.

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