Soprintendenze lumaca, a rischio i progetti dei giovani agricoltori

Soprintendenze lumaca, a rischio i progetti dei giovani agricoltori

C’è voluta la solita proroga arrivata in zona Cesarini per scongiurare il pericolo di revoca dei finanziamenti per molti giovani imprenditori che si sono insediati con la misura 6.1 del Psr Sicilia. Il dirigente generale del Dipartimento regionale Agricoltura, Dario Cartabellotta, ha dato un mese di tempo in più – facendo slittare il termine del 30 agosto al 30 settembre – per la presentazione dei permessi a costruire rilasciati da Soprintendenze e Comuni.

Un gran numero di progetti di giovani imprenditori agricoli siciliani, infatti, minacciavano di arenarsi sulla cantierabilità: a rischio non solo i fondi per la realizzazione dei progetti degli under 41, ma anche il premio di primo insediamento. Perdere questi incentivi sarebbe stata una brutta batosta, insomma, per quei giovani che hanno creduto nell’agricoltura ed anche per il settore agricolo che avrebbe perso una bella fetta di ricambio generazionale e anche un bel po’ di milioni del Psr. 

Ma la colpa di questi intoppi una volta tanto non è di Agea. E non è nemmeno dell’Assessorato regionale all’Agricoltura che, con il provvedimento intitolato “Cambio di rotta”, ha già messo in campo un bel pacchetto di semplificazioni. La responsabilità questa volta è delle Soprintendenze provinciali ai Beni Culturali e Ambientali.

Ma che c’entrano le Soprintendenze, chiederete voi? C’entrano. Eccome se c’entrano. Sono loro che devono emettere i “nulla osta” per la realizzazione di manufatti e fabbricati. Su quelli nuovi e, a maggior ragione, sulla ristrutturazione di quelli più datati. Il loro parere che è vincolante, non può essere sostituito dall’asseverazione del progettista.

Ebbene, anche questi uffici, svuotati per un verso a causa dei pensionamenti e per l’altro verso dalle ferie estive, in questi mesi arrancano e non ce la fanno a tenere il passo di un gran numero di domande di nulla osta che, a causa dell’emergenza Covid si sono concentrate, com’era prevedibile, non appena si è usciti dal lockdown.

«In questa situazione e senza la proroga dell’ultimora, molti giovani che devono dimostrare la “cantierabilità” dei loro progetti entro 120 giorni dall’emissione del decreto di finanziamento, correvano il rischio di non potere produrre tutti i documenti richiesti, con la conseguente revoca del finanziamento e del premio di primo insediamento. Molti decreti hanno infatti come termine ultimo il 30 agosto…», affermano i professionisti preoccupati anch’essi, quanto o forse anche di più, dei giovani che assistono. 

Facendo infuriare dipendenti regionali e sindacati, il dirigente generale Tuccio D’Urso nei giorni scorsi ha richiamato dalle ferie i regionali che lavorano presso il del Dipartimento Energia, Acque e Rifiuti per smaltire l’arretrato delle pratiche in corso di istruttoria e che bloccano l’erogazione e i trasferimento di una massa enorme di denaro. Analoga azione, sarebbe utile anche nelle Sovrintendenze provinciali ai Beni Culturali. Impossibile? Antisindacale? Eccessivo? Forse. Evidentemente non è stato possibile e la “pezza”, anche questa volta, ce l’ha messa l’assessorato Agricoltura decidendo la proroga dei termini per alcuni degli adempimenti.

Se qualcuno ancora si chiede perchè la già povera Sicilia diventi sempre più povera e incapace di far tesoro dei fondi europei, ha già una delle risposte. Per l’agricoltura e le zone rurali, lo ricordiamo, le risorse assegnate per il settennio 2014-2020 superano i 2 miliardi di euro, il che rende il Psr Sicilia il più ricco tra i piani di sviluppo rurali delle regioni italiane. Sarebbe davvero imperdonabile restituire anche solo un centesimo.

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