Ecosistema a rischio? La ricetta: rese più alte e meno suolo per le colture

Ecosistema a rischio? La ricetta: rese più alte e meno suolo per le colture
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Popolazione umana in continuo aumento, deficit nutrizionale sempre più difficile da affrontare, risorsa acqua che nei prossimi decenni rischia di diventare il primo problema per qualsiasi scelta produttiva. E non ultimo, il problema delle terre destinate all’agricoltura che continuano ad aumentare per soddisfare la domanda di prodotti alimentari. Un agro-ecosistema, insomma, che rischia di scoppiare. E per rendersene conto non bisogna sposare per forza tesi basate su improbabili complotti o su misteriose manovre di lobby globaliste. Certe storture sono sotto gli occhi di tutti. Come intervenire, quindi, mentre siamo ancora in tempo?

Una soluzione per salvaguardare l’ecosistema è quella quella proposta dall’Istituto internazionale per l’analisi dei sistemi applicati (Iiasa), con sede a Vienna. Secondo lo studio condotto da undici scienziati di tutto il mondo guidati da Christian Folberth, ricercatore dell’Iiasa, e pubblicato dalla rivista Nature Sustainability, circa la metà dei terreni attualmente utilizzati per le colture alimentari potrebbe essere risparmiata se venisse messa in campo un’agricoltura ad alto rendimento, in grado di coordinare i raccolti a livello globale e di posizionare le colture dove sono più produttive. A conti fatti, con rese agricole più alte nelle aree del mondo più fertili, l’umanità potrebbe sfamarsi sfruttando il 40% in meno della terra attualmente utilizzata per produrre alimenti.

Un’agricoltura più intensiva e con un uso dei suoli più efficiente su scala globale, consentirebbe di creare spazio per il ripristino di biodiversità, foreste e aree naturali. «Con le politiche giuste – spiega uno degli autori della ricerca, Michael Obersteineril miglioramento delle tecnologie di produzione può essere efficace tanto quanto i cambiamenti per consumare meno suolo». Tuttavia, secondo lo studio, ulteriori ricerche sono necessarie sull’impatto di questo tipo di produzione a livello locale. 

Gli esperti concordano sul fatto che il modo in cui produciamo e consumiamo gli alimenti debba cambiare urgentemente. Tuttavia, il modo per raggiungere questo obiettivo è controverso: dobbiamo rendere gradualmente più sostenibile l’agricoltura convenzionale o promuovere sistemi alternativi come l’agricoltura biologica?

Restituire alla natura la metà della superficie terrestre attualmente messa a reddito è sempre più urgente, spiegano gli autori dello studio, date la pervasiva perdita di habitat naturali e l’impossibilità, attraverso l’agricoltura attuale, di fornire cibo a tutta la popolazione della terra. Infatti, mentre “il rendimento medio delle principali colture è aumentato a livello globale negli ultimi decenni, in varie parti del mondo ristagna o diminuisce” a causa di deficit nutrizionali e insufficiente approvvigionamento idrico.

La ricerca condotta dagli scienziati dell’Iiasa è la prima a fornire informazioni sulla quantità di terreni necessari per soddisfare l’attuale domanda alimentare senza esacerbare l’impatto dell’agricoltura a livello globale preservando così l’ecosistema naturale. Per gli studiosi è fondamentale analizzare i vari fattori legati al settore agricolo, “inclusi il fabbisogno idrico da fertilizzanti e irrigazione, le emissioni di gas a effetto serra, il potenziale di sequestro del carbonio e gli habitat disponibili per la fauna selvatica minacciata”.

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