Voucher agricoli, se Conte & grillini dicono “vaffa…” al sindacato

Voucher agricoli, se Conte & grillini dicono “vaffa…” al sindacato
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La domanda, semplice e diretta, che ci poniamo e che poniamo ai lettori, è una: in un momento di emergenza come questo, il governo nazionale ha il diritto di mandare a quel paese i sindacati e di appellarsi al famoso “vaffa…” che è stato il leitmotiv della filosofia politica grillina? Se la risposta è sì, non capiamo per quale ragione anche rappresentanti dell’esecutivo Conte (vedi il sottosegretario al’Economia, Pier Paolo Baretta) seppure d’accordo con tutte le forze produttive agricole nell’impiego dei voucher, abbiano quasi paura di andare contro quel “niet” sindacale, che mai come ora appare ideologico e inopportuno. Se la risposta è no, allora questo Governo deve dire chiaramente agli agricoltori come e dove trovare in poche settimane almeno 300mila lavoratori da impiegare, in maniera regolare e strutturata, nelle campagne di raccolta.

Diciamolo chiaramente, l’ipotesi di rivolgersi in così poco tempo a lavoratori extracomunitari o provenienti dall’Est europeo non convince affatto. In piena pandemia Coronavirus – che nel resto d’Europa e in Africa ha fatto vedere solo da poco la sua virulenza – è da folli sperare di aprire un corridoio preferenziale per questi lavoratori, senza esporre loro e noi ad ulteriori rischi sanitari. Ancor meno convince l’ipotesi di tirare in ballo i percettori del reddito di cittadinanza; intendiamoci, ipotesi corretta sul piano etico ma di remota applicabilità. Basti pensare, infatti, che l’Rdc è partito senza un minimo di struttura organizzativa: è complesso e incompleto e alla fine si è tradotto in un mero sussidio di disoccupazione per chi il lavoro non ce l’ha, l’ha in nero oppure semplicemente non l’ha mai cercato.   

Richiamarsi al “patriottismo” in questi casi non è segno di nostalgie scioviniste. Le campagne italiane, mai come questa volta, hanno bisogno di fare ricorso a manodopera locale se vogliamo salvare raccolti, prodotti e l’intera filiera agroalimentare che ne consegue. I voucher agricoli non sono forse la soluzione ideale, e per questo si potrebbero pensare anche “a tempo determinato”, proprio per evitarne un uso distorto da parte degli imprenditori. Ma sono, comunque, la soluzione più immediata e concreta. Ci pensi il premier Conte; abbia un po’ di coraggio e di orgoglio ed eviti di diventare ostaggio di chi in passato non ha fatto nulla per fare restare i giovani italiani a lavorare nelle campagne. 

Il caporalato va combattuto mettendo in campo tutte le risorse ispettive e di polizia di cui lo Stato dispone. Ed è una lotta che va fatta sempre, pandemia o no. Prendersela ora con i voucher, parlare adesso di fenomeni di abusivismo e di lavoro nero, di caporalato e di misere condizioni di vita dei lavoratori impiegati nei campi, quando per anni si è fatto poco o nulla per combattere questo stato di cose, appare strumentale e mistificante. Anzi, volendo fare un esempio letterario, ricorda i quattro capponi che Renzo Tramaglino, ne “I Promessi Sposi”, portava in omaggio all’avvocato Azzeccagarbugli: mentre si avviavano a morte certa, “s’ingegnavano a beccarsi tra loro, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.

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