Origine del grano sempre in etichetta, parola dei pastai italiani

Origine del grano sempre in etichetta, parola dei pastai italiani
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Dal primo aprile cambiano le regole sull’etichettatura degli alimenti, ma per i pastai non cambierà nulla. Entreranno infatti in vigore quelle volute dalla Ue e decadranno quelle introdotte in via sperimentale dagli Stati membri, comprese quelle molto restrittive volute dal governo italiano. Ma nel caso della pasta, assicurano gli industriali del settore, possiamo stare tranquilli.

Riccardo Felicetti, presidente dei pastai italiani di Unione Italiana Food, la più grande associazione in Europa che raggruppa aziende produttrici di beni alimentari, nata a gennaio 2019 dall’unione di Aidepi (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) e Aiipa (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari), commentando l’imminente entrata in vigore della nuova normativa europea sull’origine, ha infatti assicurato: «Gli italiani, così come hanno fatto finora, continueranno a trovare nelle confezioni le informazioni sull’origine della materia prima. A prescindere da qualunque quadro normativo in materia, non cambierà la nostra trasparenza nel far sapere al consumatore da dove arriva il grano utilizzato per fare la pasta».

Felicetti presidente pastai
Riccardo Felicetti, presidente dei pastai italiani di Unione Italiana Food

La posizione dei pastai italiani può essere letta in due maniere. La prima, è che una volta tanto i consumatori – a furia di boicottare quei marchi che hanno sempre difeso la scelta di usare i grani esteri – sono riusciti a scalfire le rigide posizioni degli industriali e a fare capire quanto tengano a conoscere l’origine dell’ingrediente con cui viene realizzato l’alimento più consumato e amato nel Belpaese. Evidentemente, benché temporanea, la legge tanto richiesta dagli agricoltori e che ha imposto di indicare l’origine del grano, ha di fatto “educato” alla trasparenza i produttori di pasta. E ha anche fatto comprendere le nuove opportunità commerciali di canali e marchi alternativi di qualità tutta italiana, per soddisfare i nuovi fabbisogni dei consumatori più informati, evoluti e con maggiore capacità di spesa.

La seconda lettura, invece, la danno gli industriali. Secondo loro, è scritto nella nota di Unione Italiana Food, il nuovo Regolamento Ue conferma quello che i pastai italiani dicono da tempo: l’origine del grano non è un indicatore di qualità o di sicurezza. Perché, ricorda Riccardo Felicetti, «la qualità non conosce frontiere e non bisogna confondere l’origine con la qualità o con la sicurezza del prodotto. La sicurezza è garantita da stringenti normative comunitarie e da un rigido sistema di controlli nazionali, sia sulla materia prima nazionale, sia su quella importata, cui si aggiungono numerosi autocontrolli dei pastai italiani».

Sarà, ma sta di fatto che le informazioni che i consumatori italiani richiedono, saranno ancora ben presenti sui pacchi di pasta. Sanno bene gli industriali della pasta, infatti, che in caso contrario, il mercato potrebbe punirli e una parte dei consumatori italiani finirebbe comunque per rivolgersi a quei marchi che assicurano informazioni dettagliate e verificabili.

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