Vacanze tra gli olivi: ok alla proposta per equiparare oleturismo a enoturismo

Vacanze tra gli olivi: ok alla proposta per equiparare oleturismo a enoturismo
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Dal prossimo anno le aziende olivicole potranno estendere la propria attività al turismo. Con il prevedibile ok alla legge di bilancio 2020 ancora in discussione a Roma, avrà via libera anche l’emendamento con il quale si realizza la sostanziale equiparazione tra l’attività di oleoturismo e quella di enoturismo.

Si tratta di una novità importante: con questa equiparazione si permetterà infatti ai produttori di olio di beneficiare degli stessi incentivi di cui beneficiano tuttora i produttori di vino. Il commento degli operatori del settore olivicolo è stato subito improntato all’ottimismo: «Il turismo dell’olio è finalmente tra le priorità del governo», ha dichiarato con soddisfazione il presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio, Enrico Lupi.

In pratica, la nuova normativa prevede che le disposizioni relative all’attività di enoturismo siano estese anche alle attività di oleoturismo. «Si tratta di una grande opportunità e di un incentivo concreto – ha commentato ancora Lupi – per strutturare un’offerta turistica integrata legata anche alle piccole produzioni».

Secondo quello che prevede l’emendamento, le attività di oleoturismo sono tutte quelle di conoscenza dell’olio d’oliva espletate nel luogo di produzione. In parole povere, rientrano nella regolamentazione le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo; la degustazione e la commercializzazione delle produzioni aziendali dell’olio d’oliva, anche in abbinamento ad altri alimenti; le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito dei luoghi di coltivazione e produzione.

Entrando nel merito dell’emendamento, dal 1° gennaio 2020, le disposizioni di cui all’art. 1, commi da 502 a 505 della legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio 2018) – relative all’attività di enoturismo si applicano anche alle attività di “oleoturismo”.

La disciplina prevede l’estensione ai produttori agricoli che svolgono attività di enoturismo della determinazione forfettaria del reddito imponibile, ai fini Irpef, con un coefficiente di redditività del 25 per cento e, a talune condizioni, un regime forfettario dell’Iva.

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