Attiva Sicilia a Musumeci: “Maggiori controlli sul grano duro importato”

Attiva Sicilia a Musumeci: “Maggiori controlli sul grano duro importato”

Il grano duro coltivato o no in Sicilia, rimane sempre un argomento dell’agenda politica regionale. Questa volta scende in campo il gruppo parlamentare all’Ars di Attiva Sicilia che nei giorni scorsi ha presentato una mozione per impegnare il governo regionale su due fronti: spingere il governo nazionale verso la corretta indicazioni della provenienza per il grano duro estero e adottare, per i grani antichi siciliani, azioni dirette alla valorizzazione e all’aggregazione dei produttori.

La mozione, firmata da Valentina Palmeri, Angela Foti, Matteo Mangiacavallo, Sergio Tancredi ed Elena Pagana, trae spunto da una vicenda di cronaca avvenuta in Puglia che è stata denunciata dalla Confagricoltura di Foggia e che risale allo scorso luglio. Importanti trader compravano grano duro estero, di qualità non meglio identificata, per rivenderlo a commercianti locali. Singolare la dicitura in fattura: grano duro naz., dove l’abbreviazione naz. – si è portati ad immaginare – dovrebbe significare nazionale. E, invece, quel naz. sta per nazionalizzato, cosa ben diversa da quella che in tanti avrebbero immaginato o dato per scontato. Giocando sull’equivoco, e sul fatto che la dicitura corretta non è al momento obbligatoria, sono state aggirate le norme sulla tracciabilità e sull’indicazione di origine ed è stato compiuto un atto di concorrenza sleale verso i produttori onesti.

Spiegano Angela Foti e Matteo Mangiacavallo: «Il fatto è accaduto mentre il prezzo del grano locale era in salita grazie anche alla scarsa disponibilità di prodotto causata dalle avversità atmosferiche. È bastato il semplice arrivo di tali grani esteri per invertire la tendenza di mercato». 

Ed è così che per via di un prezzo più concorrenziale, ma di una qualità non verificata – denunciano i deputati regionali di Attiva Sicilia – gira in Italia grano che di italiano ha solo la scritta (farlocca) in fattura.

giovani imprenditori agricoli
Valentina Palmeri, deputato regionale

«Questa vicenda del grano la dice lunga sulla spregiudicatezza di alcuni speculatori disposti a ogni trucco pur di aggirare le norme sulla tutela alimentare. Ecco perché è opportuno che le leggi siano sempre più dettagliate e i controlli sempre più rigidi», afferma Valentina Palmeri che è prima firmataria della mozione e che ricorda come questo grano sbarcato a Foggia potrebbe circolare anche in Sicilia ed essere arrivato nei centri di stoccaggio isolani e perfino ai consumatori siciliani.

Per questo, afferma Sicilia Attiva, il tema della sicurezza deve riguardare anche il sistema dei controlli del prodotto che sbarca nei porti siciliani (Pozzallo in testa).

L’indagine visiva – riporta la nota di Attiva Sicilia – non può determinare la presenza di residui di fitofarmaci, né può rilevare la presenza di micotossine, dato che le stesse tendono a prodursi non nella parte superficiale del carico, ma lì dove temperatura, umidità, carenza di ossigeno e di luce ne favoriscono lo sviluppo. E il nemico numero uno è l’aflatossina B1. Si tratta di una tossina di maggiore interesse tossicologico perché genotossica ed epatocancerogena, che può svilupparsi durante la coltivazione ed il raccolto. Essendo genotossica, non è possibile stabilire una soglia massima di assunzione con la dieta e, pertanto, il principio tossicologico di riferimento è quello di mantenere il livello di esposizione il più basso possibile.  

«È indispensabile – sottolinea Palmeri – che la normativa preveda un sistema capace di tutelare il consumatore in ogni suo aspetto, la trasparenza è un requisito non derogabile in modo che si possa scegliere liberamente conoscendo l’esatta origine dei prodotti, per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, nonché per evitare interpretazioni elusive, nel rispetto anche del diritto alla salute». 

«Chiediamo al governo regionale – sottolineano Pagana e Tancredi – di dare concretamente seguito, nel settore dei grani antichi siciliani, alle previsioni normative quali gli accordi di rete, sistemi di cooperazione, accordi di filiera, al fine di creare forme di valorizzazione e aggregazione dei produttori locali di grani antichi siciliani, attivandone i percorsi di riconoscimento. Ma anche di attivare un’interlocuzione con il Governo nazionale affinché sia garantita la massima trasparenza sulla filiera del grano e sia controllato il percorso dei grani esteri».

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