Aree incendiate, la Sicilia alza la guardia sul fotovoltaico
Prima il fuoco, poi il rischio che sulle terre bruciate si apra la porta a nuove trasformazioni. È uno degli scenari che la Regione Siciliana vuole evitare, rafforzando la vigilanza sulle aree percorse dagli incendi e rendendo più stringenti le verifiche quando entrano in gioco nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili. Una partita delicata, nel punto d’incontro – e spesso di tensione – tra transizione energetica, tutela del territorio e consumo di suolo.
A mettere nero su bianco la nuova linea è una direttiva dell’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Giusi Savarino, che punta a migliorare controlli e coordinamento nelle procedure di valutazione ambientale per gli impianti da fonti rinnovabili. Il nodo è soprattutto quello delle aree percorse dal fuoco, dove la Regione vuole evitare che informazioni incomplete o Catasti comunali non aggiornati possano lasciare zone d’ombra nei procedimenti autorizzativi.
Più controlli sulle terre bruciate
La novità è concreta: quando il Catasto comunale non consente una verifica compiuta dello stato dei luoghi, la Commissione tecnica specialistica potrà acquisire dal Corpo forestale regionale dati cartografici e georeferenziati sulle aree incendiate. Parallelamente, il Corpo forestale dovrà fare la ricognizione dello stato dei Catasti comunali e sollecitarne l’aggiornamento, offrendo anche supporto tecnico alle amministrazioni quando necessario.
Non è un dettaglio burocratico. È un presidio contro il rischio che una mappa incompleta del territorio finisca per rendere più difficile applicare i vincoli sulle superfici colpite dagli incendi.
La Regione parte infatti da una preoccupazione precisa: studi e contributi tecnico-scientifici hanno evidenziato la possibilità che le aree percorse dal fuoco siano interessate da fenomeni speculativi o da pressioni per successive trasformazioni territoriali, compresa l’installazione di pannelli fotovoltaici. Da qui la scelta di rafforzare verifiche e coordinamento tra le strutture competenti.
Il messaggio dell’assessore Savarino è dunque quello di una maggiore attenzione alla fase istruttoria: ogni valutazione ambientale dovrà poggiare sul quadro conoscitivo più completo possibile, nel rispetto dei principi di prevenzione, precauzione, trasparenza e imparzialità.
La partita del fotovoltaico
La stretta sui controlli arriva mentre il tema del fotovoltaico a terra è tornato al centro del dibattito nazionale. La sentenza n. 127 del 16 luglio 2026 della Corte costituzionale ha confermato la legittimità delle limitazioni agli impianti fotovoltaici a terra nelle aree agricole, ribadendo la necessità di tenere insieme sviluppo delle rinnovabili e tutela del suolo, del paesaggio, della biodiversità e della produzione agricola.
Una pronuncia salutata positivamente dalle organizzazioni agricole, che non mettono in discussione la necessità di accelerare la transizione energetica, ma chiedono che questa non avvenga a scapito delle campagne. Cia-Agricoltori Italiani insiste sull’agrivoltaico realmente integrato con l’attività agricola e sulle Comunità energetiche rinnovabili; Coldiretti richiama invece anche il potenziale degli impianti sui tetti e delle soluzioni che consentono di produrre energia senza sottrarre terreno alle coltivazioni.
In Sicilia, dunque, la questione assume un’ulteriore sfumatura: non soltanto dove installare gli impianti, ma anche come verificare con certezza cosa è accaduto prima su quei terreni.
Prevenzione, la sfida parte dai terreni incolti
E il tema degli incendi riporta inevitabilmente alla prevenzione. Secondo quanto evidenziato dalla Regione, l’80% dei roghi si genera a partire dai terreni incolti dei privati. Un dato che sposta il discorso dalle sole emergenze estive alla gestione ordinaria del territorio.
Il governo regionale aveva proposto nell’ultima legge di Stabilità un fondo di rotazione per aiutare i Comuni nelle attività di prevenzione e nell’esercizio dei poteri sostitutivi nei confronti dei proprietari inadempienti nelle aree più esposte al rischio. La proposta non è passata, ma l’assessore Savarino ha annunciato che sarà riproposta nei prossimi lavori parlamentari.
Il messaggio, questa volta, è difficile da equivocare: più prevenzione prima degli incendi, più controlli dopo. E soprattutto, nessuna zona grigia quando sulle aree bruciate si torna a progettare il futuro del territorio.
