Emergenza lavoro, da Confagricoltura appello a fare sistema

Emergenza lavoro, da Confagricoltura appello a fare sistema

Intervenire sui trattamenti economici per renderli più attrattivi e competitivi nell’ambito del contratto nazionale di lavoro, mantenere il taglio del cuneo fiscale per i dipendenti, detassare gli aumenti retributivi contrattuali, ma anche avvicinare i giovani al mondo agricolo riconoscendo crediti e incentivi, rivedere insieme il decreto flussi che così come è strutturato non funziona. Sono queste in sintesi le proposte emerse oggi, 22 giugno, a Palazzo della Valle a Roma durante il convegno sul lavoro organizzato da Confagricoltura, la principale organizzazione datoriale agricola, e grazie alle quali si pensa di potere contrastare la mancanza di manodopera, uno tra i maggiori problemi delle campagne italiane.

Ma per arrivare a soluzioni condivise è necessario fare sistema. L’auspicio è che ciò avvenga insieme a tutti gli attori del settore agricolo, partendo dal contratto nazionale di lavoro e rivedendo gli strumenti attuali. Il tutto per dare una risposta concreta ed efficace alle esigenze sia delle imprese che dei lavoratori.

Al tavolo, oltre al presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, anche i segretari generali della Fai Cisl Onofrio Rota, della Uila Uil, Stefano Mantegazza e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, il direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro Paolo Pennesi, il consigliere agricolo dell’Ambasciata australiana Emma Hatcher, il giornalista Alessandro Plateroti, oltre a Ersilia di Tullio di Nomisma e il direttore dell’Area Lavoro di Confagricoltura, Roberto Caponi. È intervenuto con un contributo il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone. 

«L’emergenza lavoro è tale – ha rimarcato Giansanti – che alle richieste di ridurre il costo del lavoro e di semplificare gli adempimenti si è sommata, prendendo il sopravvento, l’esigenza di manodopera disponibile e qualificata. Semine, raccolte e lavorazioni seguono cicli naturali e non si possono rimandare».

Tra i problemi sottolineati da Confagricoltura anche le esternalizzazioni. Per l’organizzazione datoriale è essenziale poter contare su un quadro normativo chiaro e stabile, che consenta alle imprese agricole di operare correttamente senza correre il rischio di interpretazioni opinabili che possono comportare gravi conseguenze sotto il profilo sanzionatorio.

«Oggi abbiamo un racconto dell’agricoltura che non fotografa la realtà – ha detto Giansanti – il dibattito sulle modifiche al contratto di lavoro è quindi necessario tenendo presente quali sono le difficoltà e le richieste effettive di imprese e lavoratori». 

Oltre un milione di dipendenti e 117 milioni di giornate lavorate nel settore agricolo italiano secondo la fotografia del Nomisma. Quasi un terzo dei lavoratori è straniero, sebbene cambi la geografia di provenienza: aumentano gli extracomunitari, in particolare indiani, albanesi e marocchini. Ma gli intoppi burocratici frenano il loro inserimento nelle aziende, che diventano così meno attrattive rispetto a quelle estere. Poi c’è il gap dello scarso appeal del lavoro agricolo per i giovani italiani. Da Plateroti così un invito a cambiare la visione dell’agricoltura partendo dalle scuole, costruendo una cultura del settore primario e facendolo diventare realmente attrattivo. Lo stesso ministro Calderone ha evidenziato la necessità di rivedere gli strumenti utili allo sviluppo del settore primario, coinvolgendo proprio le nuove generazioni.

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