Olio d’oliva, Barbera: serve una scuola superiore mediterranea
PALERMO – L’idea di Manfredi Barbera non è nuova. Quella di realizzare in Sicilia una scuola permanente di specializzazione sull’olivicoltura e l’elaiotecnica è una idea lanciata alcuni anni fa e che accarezza costantemente.
L’ha rilanciata nel corso della quindicesima edizione de “L’Isola del Tesolio” che, promossa dal consorzio Cofiol e sostenuta dall’assessorato regionale alle Attività Produttive, si è tenuta lo scorso 12 settembre all’Hotel Splendi La Torre di Mondello (Palermo).
Questa volta, però, ha lanciato una sfida alle istituzioni, le stesse che a più riprese e nel corso degli anni ha invitato a dargli una mano (senza esito): «Se non la facciamo insieme, proverò a farla da solo con la mia azienda», ha detto dal podio.
Una scuola mediterranea per l’olio
Convinto sostenitore del valore della formazione e in particolare di quella di alto livello, il ceo della Manfredi Barbera & Figli Spa, nel corso del convegno “Coltiviamo il futuro: formazione e aggregazione, ricetta vincente per la filiera olivicola siciliana”, moderato da Nadia La Malfa e con la partecipazione di rappresentanti istituzionali e del mondo produttivo ha spiegato meglio la sua idea: «Penso ad una scuola di specializzazione post-universitaria assimilabile a un master a cui possono iscriversi laureati non solo siciliani. La scuola dovrà essere aperta a tutti i giovani dell’area mediterranea, perchè è questa l’unica area del mondo in cui viene coltivato l’olivo e dove nei secoli si è evoluta la coltura e migliorato il prodotto». E poi ha aggiunto: «l viticoltori si sono finalmente convinti da tempo che per fare un buon vino è necessaria in azienda la figura dell’enologo. Perchè dovrebbe essere diverso per un buon olio d’oliva?».
A candidarsi come sede per la futura scuola superiore dell’olivo e dell’olio la città di Palermo con il sindaco Roberto Lagalla pronto a mettere a disposizioni locali adeguati e il comune di Partanna dove l’olivo ha un posto importantissimo nell’economia locale. Il sindaco Francesco Li Vigni ha proposto per la scuola l‘ex Monastero delle Benedettine in fase di recupero e restauro.
Senza innovazione non c’è futuro
Il programma de L’Isola del Tesolio ha previsto nel pomeriggio un tavolo tecnico d’eccezione in cui docenti universitari, produttori e rappresentanti delle istituzioni hanno discusso di tecnologia applicata alla produzione olearia, combinando ricerca scientifica, know-how aziendale e strategie di sostenibilità. Tra i relatori Tiziano Caruso, docente di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Palermo, Maurizio Servili, docente di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università di Perugia, e Aldino Zeppelli della Pieralisi.
Numerose le novità e le tendenze emerse nel corso del dibattito. A cominciare dalla strada maestra che gli olivicoltori siciliani e italiani dovrebbero battere e che è stata indicata da Tiziano Caruso: «Non ci si deve preoccupare soltanto di produrre un olio d’oliva buono e sicuro. La nuova e appagante frontiera è quella della produzione di olio d’oliva extravergine originali, esclusivi, esperienziali e salutistici». Poi il problema dei costi di produzione e della manodopera introvabile. Se la produzione è in calo il motivo è da ricercarsi nella mancanza di braccia per raccolta e potatura che si traduce in costi sempre più alti. Da qui la necessità – secondo il docente di Unipa – di scegliere l’automazione e nuovi impianti che la consentano. I nuovi modelli produttivi da seguire devono essere adatti all’agricoltura di precisione supportata da sensori e nuove tecnologie. Ecco che si fanno strada i modelli nuovi impianti con piante poste a sesti ridotti, dall’altezza contenuta e gestibili da terra, allevate a vaso globoso o a palmetta libera.
Non si può prescindere dall’innovazione, dunque, per assicurare un futuro sereno all’olivicoltura italiana. Ma resta il nodo degli oliveti tradizionali (che fanno paesaggio) e che coprono 1,4 milioni di ettari. «Per questi – ha ammesso Maurizio Servili – bisogna affrontare una sfida importante. Dobbiamo capire come gestirli e accompagnarli al cambiamento». Il docente dell’Università di Perugia si è quindi soffermato sull’elaiotecnica indicando nei nuovi frangitori e nell’uso del freddo innovazioni che, capaci di preservare aromi e polifenoli, riescono a conferire all’olio quelle specifiche chimiche ed organolettiche che lo rendono “più prezioso”. Spazio poi alla valorizzazione dei sottoprodotti oggi considerati scarto e gestiti come tali. «Da sansa e acque di vegetazione – ha concluso Servilli – si possono ottenere alimenti funzionali e estratti antiossidanti straordinari».
Sulla formazione, tema molto discusso nella prima parte della giornata, è tornato Aldino Zeppelli di Pieralisi, annunciando la nascita nel 2026 della “Pieralisi Academy”, estesa anche a Grecia, Albania e Mediterraneo, per trasferire conoscenze e tecnologia indispensabili a produrre oli di alta qualità.
Incontri B2B e una veleggiata sulle coste siciliane
L’Isola del Tesolio è poi proseguita nella mattina di sabato 13 settembre con un B2B dedicato ai produttori siciliani con buyer internazionali. Nel pomeriggio, invece, la manifestazione si è trasferita al Molo Trapezoidale di Palermo. Qui, è stata presentata la XV edizione del progetto “La Terra incontra il mare“, il viaggio in barca a vela promosso dall’assessorato all’Agricoltura e dalla Fondazione Renzino Barbera, che dal 14 al al 20 settembre sarà in viaggio sulle coste della Sicilia occidentale per promuovere le eccellenze culinarie e i beni culturali terrestri e subacquei.
L’equipaggio a bordo della barca a vela, salperà dal porto di Palermo il 14 settembre e farà tappa il 15 Mongerbino, il 16 si sposterà a Cefalù, il 17 ad Ustica e il 18 a San Vito Lo Capo per partecipare al Cous Cous Festival e concluderà il viaggio con la tappa di Terrasini in programma il 18 e il 19 settembre e ritornerà al porto di Palermo il 20 settembre. A preparare i piatti, a bordo dell’imbarcazione, saranno gli chef Tony Lo Coco, chef del ristorante I Pupi di Bagheria (1 stella Michelin) e Nunzio Campisi chef del ristorante L’Antica Filanda di Rocca di Caprileone.
