Psr e fondi della transizione, sulla ripartizione deciderà Patuanelli

Psr e fondi della transizione, sulla ripartizione deciderà Patuanelli

Per i nuovi bandi del Psr Sicilia bisognerà aspettare la decisione che il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli prenderà sulla ripartizione dei fondi Feasr per il biennio di transizione 2020-2021.

Tutto quello che era stato anticipato a fine 2020 dal presidente della Regione, dall’assessore regionale all’agricoltura, e dal direttore generale del Dipartimento regionale Agricoltura, com’è noto, è rimasto congelato. Per dare attuazione a quanto già previsto e concordato con il tavolo della governance si attende l’atto definitivo con cui verranno assegnate le risorse aggiuntive del Feasr 2020-21 e quelle del Recovery Found ai piani di sviluppo regionali che sono stati prorogati di due anni con il regolamento sul periodo transitorio. 

La discussione sulle quote di riparto dei fondi Feasr destinati al secondo pilastro fatta ieri in Commissione Stato-Regioni non ha portato a nulla: impossibile trovare una soluzione che mettesse tutti d’accordo. Troppo ampia la distanza tra la posizione tra la coalizione del Nord-Centro e quella del Mezzogiorno a cui si era aggregata anche l’Umbria. Troppo differenti le impostazioni per potere trovare un terreno comune di confronto. Da una parte lo ricordiamo, le regioni del Nord secondo cui i fondi del biennio di transizione dovrebbero essere distribuiti non più sulla base dei parametri utilizzati per la programmazione 2014-2020, ma adottando un nuovo indice alla cui formazione dovrebbero contribuire 5 parametri con ponderazione diversa: il valore della Plv secondo i dati Istat del triennio 2015-2017 (ponderazione del 15%); il valore della Sau secondo i dati Istat 2016 inciderebbe per 25%; il numero delle aziende agricole sempre secondo il rapporto Istat 2016 con ponderazione pari al 25%, la superficie forestale secondo Ifn 2016 con ponderazione al 25% e la popolazione nelle aree rurali C e D che peserebbe sulla formazione dell’indice di riparto per il 10%. In netta contrapposizione le regioni del Sud – Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Puglia e Umbria – che sostengono invece il mantenimento dei criteri storici. Posizione che viene motivata così: si tratta di una prosecuzione di programmi già avviati e poi i criteri storici tengono conto del divario di sviluppo tra le regioni.

Deciderà dunque Patuanelli che probabilmente userà qualche merce di scambio che non è ancora sul tavolo della Commissione Stato-Regioni. Non è escluso, infatti, che possa cedere sulle rese massime dei vigneti non a Doc o Igt la cui recente riduzione da 5 a 3 tonnellate per ettaro ha scontentato parecchio gli emiliani che chiedono di tornare alle vecchie regole.

Una cosa è certa: l’impasse in cui è rimasta bloccata in questa occasione la Commissione ne ha messo in dubbio l’efficacia nella conciliazione degli interessi – a volte contrastanti – delle regioni.

Ma c’è di più: chi si aspettava di ottenere la revisione dei criteri di ripartizione non solo dovrà aspettare ancora, ma vede scemare la probabilità di successo. Perchè? Per il semplice motivo che a Bruxelles è stato ribadito che le somme del Feasr del secondo pilastro sono esclusivamente destinate a colmare il divario tra le aree più ricche ed evolute e le aree più povere e marginali. Una indicazione che peraltro dovrebbe valere sia per il biennio di transizione che per la nuova programmazione. Ciò spazzerebbe via l’ipotesi di potere utilizzare nel calcolo della redistribuzione dei fondi della transizione un parametro come la Plv che com’è noto è un indicatore di sviluppo e che, invece, era stato tanto sostenuto dallo schieramento delle regioni del Nord-Centro Italia. 

Inoltre dalla raccomandazione di Bruxelles discenderebbe perfino che la Sicilia, invece di perdere quasi 400 milioni sulla programmazione 2021-27, potrebbe addirittura guadagnare qualcosa in più. È colpa (o effetto) del Covid. La pandemia, infatti, ha ampliato il divario tra Nord e Sud e di conseguenza la ripartizione dei fondi destinati alla nuova programmazione potrà privilegiare ancora – e addirittura in misura maggiore – le regioni del Mezzogiorno d’Italia dove, le conseguenze del Covid-19 sono state devastanti: il reddito pro-capite è ulteriormente diminuito e il ritardo di sviluppo è sempre più marcato. La Sicilia, purtroppo, visto il prezzo elevatissimo pagato in termini di occupazione di Pil durante il 2020, certamente si distinguerà. E dopo avere beneficiato della cifra record di 2,2, miliardi di euro nella scorsa programmazione, potrebbe ripetere il primato.

A Patuanelli, i sostenitori dei criteri storici hanno fatto anche notare che il Ministero delle Politiche Agricole ha già preso decisioni in merito ai fondi europei della transizione in attesa della nuova Pac e in questi casi non sono stati modificati i criteri di assegnazione. Perchè dovrebbero cambiare, dunque solo quelli destinati a finanziare i Psr? È dello scorso 26 febbraio, infatti, la circolare a firma di Giuseppe Blasi, capo del dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale, dove si afferma che “per gli anni di domanda 2020 e 2021, sono state confermate le attuali regole nazionali della politica agricola comune”. Il riferimento è alle misure del primo pilastro per le quali, analogamente all’Ocm Vino (la circolare per la nuova annualità è del 10 marzo), sono rimaste inalterate le regole di accesso, il livello dei premi e i criteri di ripartizione. Non è escluso che sul primo pilastro possano essere prese nuove decisioni che potranno essere adottate per l’annualità 2022, ma – si dice chiaramente nella circolare – dovranno essere comunicate a Bruxelles entro il 1° agosto di quest’anno.

Riguardo al secondo pilastro, sostengono all’assessorato regionale all’agricoltura, i tempi per la decisione si fanno sempre più stretti. Per la pubblicazione di nuovi bandi e per lo scorrimento di alcune importanti graduatorie deve essere data certezza della disponibilità finanziaria. Cosa che finora non c’è, ma che tutti aspettano con ansia. 

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