Vendemmia avara. Rese sotto la media a Trapani e Palermo
Iniziata da qualche settimana ma non ancora finita, la vendemmia nel Trapanese e nel Palermitano segna il passo e, purtroppo, nonostante le premesse iniziali che facevano ben sperare, non soddisfa i viticoltori.
Si prevede, infatti, un bilancio fortemente in rosso (nel senso delle rese) nella parte meridionale della provincia di Trapani, dove le condizioni meteo non favorevoli di quest’anno hanno anche portato a un anticipo di 10-15 giorni della fase di raccolta; nel Palermitano, invece, le perdite sulle rese sono più contenute rispetto alla media.
In entrambe le province, comunque, il calo della produzione va di pari passo con l’aumento della qualità delle uve per la produzione di vino.
In provincia di Trapani, quindi, le stime di qualche settimana fa, che facevano ben sperare, hanno ora lasciato il posto a una realtà ben diversa. Diversi i fattori che nelle zone di Marsala, Mazara, Campobello, Salaparuta e Poggioreale, hanno determinato un calo di produzione che tocca il 60%. Colpa della totale assenza di piogge in gennaio e febbraio e del caldo torrido registrato a fine luglio e poi nel mese di agosto, che hanno fatto diminuire drasticamente il peso dei grappoli.
Il caldo è stato preceduto, tra giugno e luglio, anche da un massiccio attacco di peronospora, che ha ulteriormente abbassato le rese – soprattutto per le uve coltivate in regime biologico – già tecnicamente ridotte dalla “vendemmia verde”, il provvedimento varato dal ministero che, a fronte di un contributo per la grave crisi del settore causata dalla pandemia, a chi ne ha fatto richiesta, ha imposto la parziale distruzione del raccolto.
Tra i vitigni più colpiti da questo insieme di eventi sfavorevoli, il Nero d’Avola, il Syrah e il Merlot; meglio è andata al Grillo e al Catarratto.
E così Trapani, la provincia più vitata d’Europa, quest’anno si presenta sul mercato priva di una parte consistente della sua abituale produzione.
È andata meglio sul versante Nord-orientale, nel triangolo compreso tra Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi. Qui non si è verificato l’attacco di malattie fungine e, sebbene anche da queste parti l’inverno e la primavera siano state avare di piogge, l’esposizione ai venti ha reso il clima più favorevole alla crescita dei grappoli. In questa zona si registra un calo medio del 10% rispetto al raccolto del 2018. Nei territori di confine tra la provincia palermitana e quella trapanese, come Partinico e San Giuseppe Jato, le rese sono calate mediamente del 30%.
«Ci aspettavamo una annata più produttiva, visto che la vendemmia del 2019 aveva già dato risultati non soddisfacenti», spiega Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale. «Anche in Veneto – aggiunge Cossentino – la produzione è stata fortemente condizionata dalle recenti piogge e grandinate. A questo punto, il calo di produzione generalizzato non solo nella nostra regione, dovrebbe favorire la risalita dei prezzi, ancora troppo bassi per consentire ai produttori di ricavare un profitto oltre la copertura per i costi di produzione».
