Uva da tavola in crisi. Sicilia in ritardo sull’innovazione
(di Francesca Cabibbo) La crisi economica colpisce anche la produzione dell’uva. La Sicilia soffre ed, in modo particolare, soffrono i due comprensori vocati per la produzione di uva da tavola, Canicattì e Mazzarrone.
Le due ultime annate per i produttori sono state negative. Nel 2018 ci fu il cracking che fece perdere gran parte del prodotto; nel 2019 la produzione è stata di buona qualità, ma i mercati non hanno dato la risposta che si attendeva. I prezzi di vendita sono stati molto bassi, raramente hanno raggiunto la soglia di un euro al chilo: più spesso si sono assestati intorno ai 50 centesimi, che non bastano a coprire i costi ed a garantire un reddito soddisfacente agli agricoltori.
Rosa Giovanna Castagna, presidente regionale di Cia Sicilia, ha chiesto una moratoria dei prestiti agrari. Il problema è arrivato sul tavolo del ministro per l’Agricoltura, Teresa Bellanova.
All’incontro chiesto dalla Cia hanno partecipato anche i sindaci di Canicattì, Ettore Di Ventura, di Mazzarrone, Giovanni Spata, di Chiaramonte Gulfi, Sebastiano Gurrieri ed un assessore di Licodia Eubea. I sindaci ed i rappresentanti della Cia hanno presentato al ministro alcune richieste. La prima in assoluto riguarda la convocazione dei rappresentanti della Gdo per affrontare l’eccessivo divario a forbice tra il prezzo del prodotto alla pianta e quello finale pagato dal consumatore.
Altre richieste riguardano l’istituzione del catasto ortofrutticolo, strumento base della tracciabilità circa il luogo di provenienza del prodotto: in questo modo verrebbe salvaguardata tipicità e qualità.
Altri temi riguardano anche il costo del lavoro, oggi molto alto ed insostenibile per le imprese agricole e la concessione di una moratoria per i presti agrari in itinere. Questo punto attiene al tema più complesso del rapporto con le banche. A tal proposito risale proprio a un paio di giorni fa la notizia secondo cui Unicredit – dopo avere sospeso le rate ai titolari di mutui e prestiti che operano nelle zone recentemente alluvionate di Siracusa e Ragusa – ha deciso di estende il provvedimento di sospensione di mutui e cambiali agrarie ai territori di Mazzarrone, Canicattì e Licata colpiti da maltempo e dalla crisi di mercato.
Sul fronte degli altri Istituti di credito, al momento però è silenzio. Tanto che l’assessore all’agricoltura Edy Bandiera, ringraziando Unicredit per questa ulteriore iniziativa, ha affermato: «Siamo in attesa e confidiamo che anche gli altri Istituti di Credito siciliani, vogliano tempestivamente adottare analoghi provvedimenti di sospensione di mutui e cambiali agrarie, nei territori colpiti dal maltempo e dalla crisi economica, al fine di alleviare le aziende gravemente colpite da danni materiali ed economici e consentire loro di restare sul mercato».

Ma questo può servire a fronteggiare l’emergenza. I produttori chiedono che per far fronte ad altre crisi in futuro è necessario modificare il sistema delle assicurazioni e delle garanzie ed un’attenzione verso quei fenomeni che oggi non sono assicurabili ma che hanno un riverbero forte sull’impresa agricola.
I rappresentanti della Cia ed i sindaci hanno chiesto al ministro Bellanova anche la concessione di un contributo di estirpazione per i vigneti vecchi o malati in modo da garantire produzioni sempre più in linea con le richieste dei consumatori che mostrano di preferire sempre di più le varietà apirene. Infine, è stata chiesta la costituzione di un tavolo tecnico permanente sull’uva Italia al Ministero.
L’incontro al ministero è l’ultimo atto di una mobilitazione del mondo agricolo che ruota attorno al comparto dell’uva. Un incontro si era svolto già svolto in precedenza nell’aula consiliare del comune di Mazzarrone che, com’è noto, insieme a Canicattì sono i due areali in cui viene prodotta la maggior parte dell’uva da tavola siciliana. E per capire quanto questo comparto sia importante per l’economia siciliana basterebbe ricordare che la Sicilia, insieme alla Puglia, garantisce il 90 per cento della produzione di uva da tavola italiana.
Ma cosa è accaduto in Sicilia? Perché l’uva da tavola, un tempo fiore all’occhiello dell’economia agricola locale, oggi conosce un periodo di crisi?
«Il periodo più difficile – spiega Giovanni Raniolo presidente del consorzio dell’uva da tavola di Mazzarrone – è stato quello della raccolta autunnale, che inizia a settembre. Per l’uva estiva avevamo registrato un lieve calo, tutto sommato sostenibile. Negli ultimi anni, sono venuti meno alcuni mercati, tradizionalmente per noi molto importanti: quello tedesco e quello dei paesi scandinavi. Ci manca anche il mercato russo. La produzione, molto abbondante, viene indirizzata solo in Francia ed in Italia. Il surplus di produzione determina così l’inevitabile calo del prezzo di vendita».

Perdere mercati internazionali non è una cosa da poco e ci si dovrebbe interrogare sui motivi. «Credo che per buona parte questo dipenda dalle nuove abitudini dei consumatori – afferma Raniolo – i cui gusti sono mutati. Oggi, sempre di più, i mercati chiedono l’uva senza semi. In Sicilia, questa produzione non è stata avviata o rimane molto marginale. In Puglia, invece, i viticoltori si sono adeguati per tempo e oggi la produzione pugliese penetra più facilmente i mercati».
Come a Canicattì, anche a Mazzarrone, da sempre, la “regina” della produzione autunnale, è la cultivar “Italia”. I magnifici grappoli con gli acini bianchi sotto le distese dei tendoni hanno fatto la storia di quel territorio. La fotografia della produzione ce la dà sempre Raniolo: «L’uva Italia rappresenta il 75 per cento della produzione autunnale, il 25 per cento è di Red Globe ed il 10 per cento di Black Pearl. Le varietà dell’uva senza semi, invece, sono poco presenti: al massimo il 5 per cento della produzione».
