Vigneti, reimpianti e reinnesti con l’Ocm Vino. Nuovo bando e tante critiche

Vigneti, reimpianti e reinnesti con l’Ocm Vino. Nuovo bando e tante critiche

«Troppo pochi 10 milioni di euro per il bando dell’Ocm Vino relativo alla “Ristrutturazione e riconversione vigneti” per la campagna 2020/2021». Quello dei tecnici progettisti è praticamente un coro unanime. Ma ormai non c’è granché da fare, visto che le risorse sono state assegnate alla Regione Siciliana sul “Programma Nazionale di Sostegno al settore vitivinicolo, ripartizione finanziaria, relativa alla campagna 2020-2021” con tanto di decreto del Ministero delle Politiche Agricole.

Piuttosto remota è, quindi, l’ipotesi di potere disporre di un budget più alto. Il Mipaaf potrebbe riassegnare nuove quote di finanziamento solo in due casi: se una o più regioni non dovessero riuscire a spendere la propria quota oppure nel caso in cui si liberassero risorse da altre misure dell’Ocm Vino.

Ma sono soltanto speranze. Il budget, quello già assegnato, è senza ombra di dubbio ridotto all’osso. E allora, che si fa in questi casi? Semplice, si cerca di ridurre la platea dei potenziali beneficiari. Ecco così che nel nuovo bando pubblicato lo scorso 31 luglio sono stati inseriti alcuni requisiti vincolanti che, a parere dei progettisti, determineranno una spietata selezione. 

Si comincia con l’età dei vigneti da estirpare e reimpiantare sullo stesso appezzamento o su uno diverso. Vent’anni sono sembrati tanti a chi della viticoltura siciliana se ne intende e sa che ormai il comparto è parecchio dinamico ed è costretto ad adeguarsi velocemente alle richieste del mercato (anche senza l’aiuto dei fondi europei). I tecnici, almeno quelli più navigati, sostengono che vigneti così vecchi non se ne trovano più: dal 2001, infatti grazie alla misura Rvv dell’Ocm vino il panorama dei vigneti siciliani è stato tutto rinnovato.

Per i reinnesti, invece, il vigneto non deve superare i 15 anni di età e deve presentare almeno 3.200 ceppi per ettaro. Il sovrainnesto sarà finanziabile nel caso in cui la varietà presente non rientra tra quelle ammesse dal disciplinare di produzione del vino a Doc o ad Igp della zona in cui è ubicato il vigneto o non è in linea con le scelte produttive dell’azienda nonché di collocazione del prodotto sul mercato.

Oggetto di critica anche la superficie massima per ciascun progetto: massimo 6 e 12 ettari, rispettivamente per le ditte individuali e per le società. Nei bandi precedenti il “tetto” era stato fissato, invece, rispettivamente in 12 e 25 ettari.

Il nuovo bando è stato pubblicato prima della riunione del tavolo tecnico della viticoltura, convocato per giovedì 6 agosto, dopo che quello del 16 luglio scorso venne rinviato a causa dell’alluvione che ha messo in ginocchio Palermo. Pare che la bozza fornita in consultazione fosse tutt’altra cosa rispetto alla versione del bando che è stata pubblicata. Ci saranno margini per delle modifiche? Sono in tanti ad auguraselo.

Ma torniamo al bando e ai beneficiari che alla data di presentazione della domanda di sostegno, devono essere in regola con la normativa comunitaria, nazionale e regionale in materia di potenziale viticolo (impianti, reimpianti, autorizzazioni). Chi presenta la domanda di finanziamento (pari al 50% dei valori tabellari indicati nel bando), se non è proprietario del fondo su cui intende realizzare gli interventi, deve dimostrare il possesso del fondo mediante un diritto reale di godimento come un contratto di affitto o di comodato stipulato ai sensi dell’attuale normativa e regolarmente registrato, con scadenza successiva alla durata degli impegni previsti a carico del beneficiario, nonché l’assenso del proprietario/comproprietario/nudo proprietario a realizzare gli interventi, alla presentazione della domanda di sostegno e a riscuotere il relativo contributo.

Nonostante le criticità, alla scadenza del 30 agosto le domande presentate potrebbero superare il risicato budget. Saranno poi i punteggi aggiuntivi a fare la differenza. Tra questi, quelli assegnati ai  progetti nell’ambito delle “zone ad alta valenza ambientale e paesaggistica”. E cioè isole minori e territori delle aree Doc, caratterizzati da altitudine superiore a 500 metri s.l.m. (esclusi gli altipiani). Tra le tipologie “premiate” con punteggi aggiuntivi rientra anche la cosiddetta “viticoltura eroica” condotta su terreni con sistemazioni a terrazzamenti o gradoni. O anche quelli riconosciuti per le produzioni biologiche e per le imprese che adottano processi produttivi sostenibili. E qui spazio alla certificazione SOStain e/o Viva, Emas 1, Iso 14064 (per il Carbon footprint). Al momento, però, tranne qualche rara eccezione, tra i viticoltori siciliani non sono in molti a possederle.

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