Migliorare la sicurezza microbiologica del grano, preservarne le proprietà nutrizionali e allungarne la conservabilità senza impatti su qualità e struttura. È questo l’obiettivo raggiunto da Enea grazie a test sull’irraggiamento gamma applicato al frumento italiano, una tecnologia che potrebbe aprire nuove prospettive per l’industria cerealicola e agroalimentare.
Irraggiamento gamma: test su grano duro e tenero
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Polysaccharides (open access), ha valutato l’efficacia dell’irraggiamento gamma su quattro tipologie di frumento nazionale: una di grano duro e tre di grano tenero provenienti da agricoltura convenzionale, biologica e integrata.
Le prove sono state condotte presso la facility Calliope del Centro Ricerche Casaccia di Roma, dove il grano macinato è stato esposto a una dose di radiazioni gamma sufficiente a eliminare microrganismi patogeni, funghi e muffe. I risultati hanno evidenziato come il trattamento non provochi alterazioni visibili nell’aspetto o nel colore dei campioni e non comprometta le proprietà chimico-fisiche né la struttura molecolare dell’amido.
Sicurezza alimentare senza radioattività
I raggi gamma utilizzati, generati da una sorgente di Cobalto-60, consentono di prolungare la shelf life degli alimenti ritardando i processi di maturazione e deterioramento. Il trattamento, inoltre, non induce radioattività nei prodotti alimentari e permette di trattare grandi quantità di merce in un unico lotto senza generare scarti o rifiuti inquinanti.
Rispetto ai metodi convenzionali di conservazione, la tecnologia non richiede un elevato consumo energetico né comporta un aumento di temperatura, configurandosi come una soluzione potenzialmente sostenibile per la gestione post-raccolta dei cereali.
Applicazioni future anche su mais
Secondo i ricercatori, l’irraggiamento gamma potrà trovare applicazione anche su altri prodotti a base di polisaccaridi, come il mais, cereale particolarmente vulnerabile alla contaminazione da funghi pericolosi per la salute umana e animale.
In questo contesto, Enea sta partecipando a un progetto finanziato da Coldiretti Toscana, focalizzato sull’eradicazione dei biodeteriogeni mediante approcci più sostenibili rispetto ai metodi tradizionali, che includono l’impiego di pesticidi.
Diffusione globale e normativa Ue
Attualmente circa 50 Paesi adottano l’irraggiamento gamma per garantire la sicurezza alimentare di oltre 50 categorie di alimenti. La tecnica è sostenuta da organizzazioni internazionali come Fao, Oma e Iaea per la sua efficacia nell’eliminare batteri patogeni come Escherichia coli, Salmonella e Listeria, oltre a insetti infestanti e comunità fungine.
In Europa il trattamento con radiazioni ionizzanti è disciplinato dalle direttive 1999/2/CE e 1999/3/CE, che regolano produzione, commercializzazione e importazione degli alimenti trattati, imponendo anche l’obbligo di etichettatura con la dicitura “irraggiato”.
Italia ancora indietro sull’uso
Nel nostro Paese l’irraggiamento gamma resta poco diffuso ed è attualmente utilizzato solo per il trattamento anti-germinativo di patate, aglio e cipolla e per la sanificazione di spezie e prodotti vegetali essiccati.
Tra i principali limiti alla diffusione figurano gli elevati costi gestionali e la necessità di personale specializzato. Inoltre, ogni alimento presenta una specifica tolleranza alla dose di radiazioni: il grano, composto prevalentemente da polisaccaridi con strutture molecolari robuste, può sopportare dosi relativamente elevate senza degradazioni significative, mentre matrici più delicate come frutta e verdura fresche risultano maggiormente sensibili.
Il progetto Metrofood-It
La ricerca rientra nel progetto Metrofood-It, coordinato dal Dipartimento Sostenibilità di Enea, con l’obiettivo di creare una rete nazionale per rafforzare l’infrastruttura di ricerca sulla metrologia e la gestione dei dati open-access nel settore agroalimentare.
I risultati ottenuti in tre anni e mezzo di attività saranno presentati il prossimo 26 marzo all’Orto Botanico di Roma.
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