Non solo il rinvio dell’entrata in vigore della legge, ma anche un totale cambio di rotta. È quello che chiedono da tempo a proposito della sugar tax le aziende che producono bibite analcoliche. Adesso al coro di no nei confronti di una tassa ritenuta iniqua e penalizzante e la cui entrata in vigore è stata già diverse volte rinviata, si unisce anche il Distretto Agrumi di Sicilia che, per bocca della presidente Federica Argentati, afferma: «La sugar tax è una tassa che colpisce anche le imprese del settore agrumicolo che forniscono materie prime alle industrie di trasformazione in succhi. Il governo farebbe bene a rinviare l’entrata in vigore della misura, prevista per luglio 2025, e a valutare per il futuro un cambio di rotta: questa tassa è dannosa per il settore agroalimentare e inutile ai fini della salute dei consumatori, che invece andrebbero educati a un consumo consapevole».
Savio Boarini, amministratore unico di Sibat Tomarchio, storica azienda di bevande del catanese nata nel 1920 che da sempre combina tradizione, innovazione, legame con il territorio, lancia un allarme inquietante: «Non sono a rischio solo produttività, investimenti per lo sviluppo, stabilità dei prezzi al consumo e posti di lavoro, così come per tutto il comparto beverage, ma anche il patrimonio unico dell’Isola: gli agrumi siciliani, che Tomarchio da sempre combina con l’acqua dell’Etna».
Secondo gli imprenditori agricoli, già costretti a cedere il prodotto per la trasformazione in succhi a prezzi non sempre remunerativi, si potrebbe così aggiungere un altro elemento di turbativa. «L’introduzione della sugar tax – avverte Argentati – sarebbe un colpo molto duro per tante piccole aziende che si troverebbero a fronteggiare offerte di acquisto da parte delle industrie di trasformazione a prezzi ancora più bassi e per niente redditizi».
Tra gli associati del Distretto Agrumi, di cui fanno parte anche imprese di produzione di bibite agli agrumi come la siciliana Sibat Tomarchio, così come industrie di trasformazione, serpeggia grande preoccupazione per le notizie trapelate negli ultimi giorni che vedrebbero il governo orientato a non concedere il rinvio dell’entrata in vigore della sugar tax che colpisce il made in Italy e la filiera agrumicola. «Per questo – conclude Argentati – chiediamo al governo, al Parlamento e a tutte le forze politiche che l’entrata in vigore della sugar tax sia rinviata e che dopo il rinvio si convochino tutte le componenti interessate per ascoltarne le proposte e cambiare logica rispetto a una tassa che in altri paesi europei (Danimarca, Norvegia, Islanda, Portogallo, Francia) è già stata cancellata o profondamente modificata».
«L’applicazione della sugar tax – osserva preoccupato l’amministratore unico della catanese Tomarchio bibite – rischia di provocare un devastante effetto domino che colpirà produttori, agricoltori, trasformatori e lavoratori del comparto, mettendo a repentaglio un ecosistema produttivo che ha radici millenarie. Le nostre bibite biologiche, che tramandano una produzione artigianale, che utilizzano zucchero 100% italiano e che racchiudono tutta la freschezza dei frutti di questa terra, da decenni sono realizzate con succhi di agrumi dalla provenienza interamente tracciabile, grazie alla collaborazione con il Distretto Produttivo Agrumi e i principali consorzi di tutela dell’Isola come Arancia Rossa Igp, Limone di Siracusa Igp, Arancia di Ribera Dop».
Non usa mezze misure Luca Busi, amministratore delegato di Sibeg-Coca-Cola: «La sugar tax è un’eredità tossica di vecchi governi, un’imposta già rinviata otto volte, che tiene ancora in ostaggio gli industriali e gli imprenditori del beverage. La sugar tax non è altro che un’imposizione fiscale punitiva e priva di una logica economica, frutto di vecchie politiche miopi che non hanno nulla a che vedere con la reale tutela della salute e che minaccia un comparto chiave del Made in Italy». Se applicata, secondo l’Ad di Sibeg-Coca Cola, la sugar tax imporrà un sovraprezzo al consumo del 25% su tutte le bevande analcoliche, colpendo alcuni succhi, bibite, energy drink, acque con vitamine, bevande vegetali, un aumento insostenibile. «Che – afferma Busi – si tradurrà in 18 milioni di euro di imposte aggiuntive per Sibeg Coca-Cola, con un crollo del – 30% del fatturato e il licenziamento forzato di 150 lavoratori solo nella nostra azienda». Poi la minaccia: «Se non verrà approvato il rinvio e non si prenderà una posizione chiara contro questa follia fiscale, saremo costretti a non investire più nel nostro impianto siciliano, ma a dirottare tutti gli investimenti futuri nel nostro stabilimento produttivo a Tirana, in Albania. Non permetteremo che il nostro settore venga soffocato nel silenzio».
